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L'investitura

Caselli benedice Ingroia:
"E' come Caponnetto"


Sul "Fatto" il procuratore di Torino paragona Antonio Ingroia a Nino Caponnetto, della cui esperienza è stato “fra i più apprezzati interpreti”. Caselli ricorda inoltre come pure Caponnetto venne pesantemente attaccato dalla stampa.

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Giancarlo Caselli
PALERMO – A dieci anni dalla morte di Nino Caponnetto, dalle colonne del "Fatto", il procuratore Giancarlo Caselli ricorda il capo del pool antimafia delineando un paragone dai contorni ben definiti con Antonio Ingroia. Caponnetto, capo del pool antimafia dove lavorarono Falcone e Borsellino, subì anch'egli pesanti attacchi dalla stampa. Caselli ricorda un titolo del Giornale, che a tutta pagina chiamava il magistrato nisseno “Capo-inetto”. Si trattò di un “osceno giochino”, secondo Caselli, che delinea quindi il parallelo fra Caponnetto e Ingroia. “Sono inconvenienti che tutti coloro che indagano senza sconti su fatti di mafia sanno di dover purtroppo mettere in conto. Ieri come oggi. E ne sa qualcosa Antonio Ingroia”.

Il procuratore di Torino difende quindi il collega oggi in Guatemala, “che dell'esperienza di Caponnetto è uno dei più apprezzati interpreti, mentre per qualcuno è solo un mascalzone”. Caselli parla di Calogero Mannino, che ha definito Ingroia “un mascalzone”, durante la trasmissione Servizio Pubblico su La7. L'ex procuratore di Palermo dà manforte alla tesi che Ingroia ha esposto in trasmissione e che ha fatto andare fuori dai gangheri Mannino. La sentenza a termine del maxiprocesso nel 1992 infatti “scatenò una terribile reazione dei boss di Cosa nostra, folli di rabbia contro i politici considerati 'traditori' per aver fatto mancare la copertura sulla quale i boss contavano. Questa rievocazione ormai fa parte dei migliori studi e delle più qualificate ricerche in tema di mafia”.

A sostegno della tesi, cui egli stesso aderisce, Caselli cita anche l'ultima opera di Nicola Tranfaglia, che menziona proprio Mannino. "Da questa come da ogni altra lettura si può ovviamente dissentire, ma non è dissenso l'offesa urlata addosso a chi sta argomentando come a volergli tappare la bocca”. Non è un endorsement, ma una levata di scudi che non dispiacerà a Ingroia, sempre più vicino a vestire i panni di leader del movimento arancione.