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La storia

Bandito, il cane fuggito
alla ricerca della libertà


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Questa è la storia di un cane nato senza catene. Ha percorso quaranta lunghi chilometri per ritrovare la sua libertà. Su di lui, però, pende una condanna che non gli permetterà mai di vivere a pieno il suo sogno.


PALERMO - Bandito, il cane che ama il mare, ha percorso una lunga e polverosa strada di terra. Voleva tornare a casa. E di strada lui ne ha fatta tanta, oltre quaranta chilometri, per scorrazzare felice sulla spiaggia della sua Mondello, tornare a giocare con gli amici di sempre, strappare una carezza a un passante e qualche boccone ai residenti del posto. Tutto questo non prima di aver portato un saluto a una delle volontarie che si erano occupate di lui, facendosi trovare davanti all’ospedale dove lei lavorava. Grande lo stupore e l’incredulità di tutti: Bandito non era mai stato in quel luogo. “Sappiamo bene che il suo era solo un saluto – scrive Giusy Caldo, volontaria della Lida, su Facebook– un modo per dirci 'Ehi guarda, sto bene, tu come stai? Adesso devo andare'. So che lui era solo di passaggio perché è un randagio nell'animo e vuole restare libero”.

Eppure per Bandito la tanto agognata libertà potrebbe rimanere solo un sogno, perché su di lui pende una condanna definitiva come “morsicatore”. E' così che è stato, infatti, denunciato da un'anziana signora al canile municipale di Palermo, nell'agosto del 2011. In realtà, Bandito è un cane mansueto e dolce. Alessandra Musso, volontaria della Lida, parla di lui come un animale buonissimo: “Ci chiediamo ancora oggi come sia possibile che abbia morso. E' un coccolone e ama il mare”.

Seppure condannato a vivere sei mesi in prigione, tra le mura del canile-lager di Palermo, per Bandito sembrava esserci ancora una speranza. Casteldaccia, diecimila metri quadrati di uliveto e l’amore di una famiglia erano lì ad attenderlo. Per ben due volte, però, nel giro di 48 ore, Bandito scappa alla ricerca della libertà. Lo aspetta un’altra adozione, un’altra possibilità, ma anche lì non si sente a casa. E fugge. Passano sette mesi senza che di lui si sappia più nulla. Ma Bandito non aveva dimenticato chi gli aveva donato parte del suo cuore.

Oggi è di nuovo in un rifugio: “La cosa che desideriamo di più - racconta speranzosa Alessandra Musso - è quella di renderlo nuovamente libero, libero di girovagare e andare dove desidera. Ma ciò non è possibile. La legge purtroppo in questo caso non è dalla nostra parte, per cui Bandito è stato temporaneamente chiuso in un rifugio. Abbiamo preferito lasciarlo libero al suo interno e non chiuso dentro un box, per non dargli l'impressione di essere realmente in gabbia. Nonostante ci ami, è davvero triste e il suo sguardo ci accusa di avergli tolto nuovamente la libertà”.

Ed è così che giunge l’accorato appello della volontaria della Lida: “Sarebbe bellissimo se potesse trovare adozione a Mondello, così da poter rivedere di tanto in tanto il suo mare e respirare l'aria di casa”.

Per Informazioni

Giusy Caldo 3477267578

Alessandra Musso 3889271246