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Un regalo speciale

La fontana di Babbo Natale


Cosa chiedere a Babbo Natale nella consueta letterina natalizia, dopo avere compilato con scrupolo le liste delle cose da fare? Una macchina del tempo.

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Buon giorno" disse il piccolo principe.

"Buon giorno" disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una la settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.

"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.

"E' una grossa economia di tempo" disse il mercante. "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatre minuti alla settimana".

"E che cosa se ne fa di questi cinquantatre minuti?"

"Se ne fa quel che si vuole.."

"Io", disse il piccolo principe, "se avessi cinquantatre minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana…"

 

(da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exùpery, 1943)

 

Non c’è periodo dell’anno in cui ci manchi il tempo come al tempo di Natale. Corriamo dentro le nostre scatole di latta tra clacson isterici e creativi del parcheggio che, togliendo di mezzo la loro scatola, ti guardano infastiditi come a dire: “Ti ho fatto perdere solo cinque minuti. E tu che cavolo avevi da fare in cinque minuti ?”. In effetti, io dovevo andare dal commercialista a ritirare il pacco dono del governo con un bel fiocco sopra e la scritta “saldo IMU”. E poi dovevo andare in centro a comprare una vestaglia nuova per mia madre, una coperta per mio fratello e un piumone per la mia bambina. Si sa, a Natale fa freddo. E poi la televisione ha detto che quest’anno c’è la crisi e che dobbiamo regalare solo cose utili. Ah, però, non ci avevo pensato.

Tornando a casa, devo fare le solite tre liste di Natale. La prima è quella di coloro che devo ringraziare perché mi hanno mandato un pensierino. La seconda è quella di coloro cui mandare un pensierino perché li devo ringraziare. E poi c’è la terza, la più dolorosa: quella delle persone cui destinare l’annuale telefonata natalizia. Quella che ti deterge un po’ la coscienza, ma che ti lascia il retrogusto amaro del tempo che ti sfugge, del tempo che ti manca. I destinatari della telefonata natalizia sono le persone cui tieni di più, quelle per le quali il tuo “Buon Natale” vuol dire davvero “Buon Natale”. La vecchia zia che sai che faresti felice anche solo con una visitina e una scatola di cioccolatini. L’amico dei tempi belli che ti ha invitato mille volte nella sua casa al mare. Il vecchio collega ormai in pensione. L’angoscia mi assale quando concludo queste telefonate. Tutte nello stesso modo: “E mi raccomando, non facciamo come ogni anno. Mettiamoci d’impegno e cerchiamo di vederci qualche volta”. E mentre metti giù la cornetta sai già che sarebbe bello e che sarebbe giusto. Ma sai anche che, ancora una volta, non rispetterai l’impegno. Perché, come sempre, ti mancherà il tempo.

Nella mia letterina a Babbo Natale ho chiesto una macchina del tempo dove entrar dentro per uscirne di nuovo bambino. E tornare al Natale di una volta con il cenone con i cugini a casa della nonna, la montagna di regali sotto l’albero, “Tu scendi dalle stelle” cantato davanti al Presepe e lo Zio Beppe che fa il banditore della tombola riuscendo a tirar fuori i numeri dal sacchetto verde in modo che ciascuno di noi bambini vinca almeno una volta. Ma forse chiedo troppo e anche per Babbo Natale c’è la crisi. E poi è giusto che lui pensi ai bambini di oggi e non a quelli di ieri. O meglio, di ieri l’altro. E allora mi accontenterò di poco. Voglio chiedere a Babbo Natale di regalarmi un po’ di tempo. Per andare a trovare mia zia. Per andare dal dentista a sistemare quel dente che mi dà fastidio da un pezzo. Per andare a Ficuzza a far prendere una boccata d’aria fresca ai miei polmoni e alla casa della villeggiatura di settembre chiusa da quando mio padre se n’è andato. Per andare da lui a portare un fiore. Non chiedo poi tanto, Babbo Natale. Come dici ? Che il mio tempo è mio e che sono io che scelgo come spenderlo ? No, che non è vero. Ti sbagli, Babbo Natale. Cosa puoi saperne, tu che te ne stai lassù al Polo Nord e che lavori solo di questi tempi ? Io non sono più padrone del mio tempo. E’ il mio tempo che s’è impadronito di me. E così sarà fino a quando andrò in pensione. Allora sì che avrò tanto tempo. Ma forse, non sapendo cosa farmene, rimpiangerò il tempo di quando non avevo tempo. Cosa devo fare, Babbo Natale ? Aiutami, ho sete. Portami alla fontana. Adagio adagio.