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Mafia

Il tentato suicidio del boss
Oggi l'interrogatorio del figlio


Francesco Paolo Provenzano verrà interrogato dai pm di Palermo come persona informata sui fatti.

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PALERMO - Il figlio del capomafia Bernardo Provenzano, Francesco Paolo, verrà interrogato nel pomeriggio dai pm di Palermo. Il secondogenito del boss di Corleone verrà sentito dai magistrati, come persona informata sui fatti, nell'ambito del fascicolo aperto dalla Procura dopo il presunto tentativo di suicidio del capomafia del maggio scorso.

L'aggiunto Antonio Ingroia aprì un procedimento "di atti relativi" una sorta di accertamento preliminare per capire se ci siano gli estremi di un reato, in questo caso di istigazione al suicidio. Agli atti del procedimento è finito anche l'interrogatorio che Ingroia e l'altro aggiunto, Ignazio De Francisci, fecero a Provenzano a maggio scorso. I due pm andarono nel carcere di Parma il 31 maggio. Qualche giorno prima a fare visita al boss erano stati l'eurodeputato Sonia Alfano, il deputato del Pd Beppe Lumia e l'avvocato Fabio Repici, legale di numerosi pentiti e presentato all'istituto di pena come 'stabile collaboratore'' della Alfano.

Secondo indiscrezioni, i magistrati sarebbero andati a sentire il boss sperando che, come avevano fatto intravedere i due parlamentari, ci fossero spiragli per una sua collaborazione con la giustizia. Formalmente l'interrogatorio venne motivato con la necessità di sentire Provenzano come persona informata sui fatti, dopo il tentativo di suicidio, ma, come ha rilevato oggi il gup che ha ritenuto nullo l'atto, al boss vennero fatte una serie di domande su temi diversi, tra i quali la trattativa Stato-mafia. Per il giudice la qualità di indagato di procedimento connesso assunta da Provenzano obbligava i pm a effettuare l'interrogatorio alla presenza dell'avvocato che, invece, seppe della "visita" in carcere dei magistrati dai giornali.