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Il processo di Marsala

Denise, il legale della madre accusa
un poliziotto di falsa testimonianza


Nel corso dell'udienza in cui stava deponendo l'ispettore di polizia Vincenzo Todaro, che coordinava una delle sale d'ascolto delle intercettazioni, l'avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, madre di Denise, ha chiesto che "si proceda per falsa testimonianza" contro l'investigatore per le contraddizioni in cui sarebbe caduto in aula. Divergenze tra periti sulle intercettazioni.

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MARSALA (TRAPANI) - Nel corso dell'udienza del processo per la scomparsa di Denise Pipitone in cui stava deponendo l'ispettore di polizia Vincenzo Todaro, che tra l'ottobre e il novembre 2004 coordinava una delle sale d'ascolto delle intercettazioni, l'avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta, legale di Piera Maggio, madre di Denise, ha chiesto che "si proceda per falsa testimonianza" contro l'investigatore per le contraddizioni in cui sarebbe caduto in aula parlando dell'intercettazione ambientale effettuata sullo scooter di Jessica Pulizzi il 24 novembre 2004.

Pulizzi, sorella (per parte di padre) della bambina rapita, è accusata di concorso in sequestro di minorenne, e il suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, 27 anni, è accusato di false dichiarazioni al pm. Durante l'intercettazione, intorno alle 19.30, si sentono due voci maschili. Una dice: "Va pigghia a Denise, ma Peppe chi ti rissi?" ("Vai a prendere Denise, ma Peppe che ti ha detto", ndr) e l'altra rispondere: "Ma dunni l'ha purtari?" ("Ma dove la devo portare?", ndr). Il poliziotto ha detto che le voci sono state ascoltate "alcuni secondi dopo lo spegnimento dello scooter, sul quale Jessica e la sorella Alice, poco prima, parlavano di regali natalizi, argomenti futili, non abbiamo registrato". Poco prima, invece, aveva detto che di tali argomenti le due sorelle parlavano dopo essere rientrate a casa.

L'intercettazione fu effettuata a Mazara, in via Pirandello, davanti l'abitazione di Pulizzi. "L'indomani - ha continuato l'ispettore Todaro - abbiamo svolto attività di riscontro per vedere se in zona c'erano altre bambine che si chiamavano Denise. Dagli accertamenti fatti al Comune di Mazara del Vallo abbiamo scoperto diverse Denise. Abbiamo sentito 13 genitori, tutti papà, per vedere se qualcuno la sera prima erano prima passati da via Pirandello e tutti hanno risposto negativamente". Intanto, a seguito dei contrasti avuti nella precedente udienza con l'avvocato Frazzitta, Piero Pulizzi, padre naturale di Denise e parte civile, ha revocato il suo mandato al legale, sostituendolo con Vito Perricone.

Intanto, emergono divergenze tra periti su importanti intercettazioni che riguardano il processo. Fulvio Schimmenti, perito incaricato dalla Procura di Marsala di trascrivere intercettazioni effettuate sia nell'abitazione di Jessica Pulizzi, imputata con l'accusa di concorso in sequestro di minorenne, che nella stanza del commissariato Mazara in cui l'11 settembre 2004 la sorellastra di Denise e la madre Anna Corona attendevano di essere interrogate, ha trascritto alcune frasi che però per il perito trascrittore del Tribunale, Roberto Genovese, risultano "incomprensibili".

In commissariato, secondo Schimmenti, si sente Jessica che, parlando con l'allora fidanzato Gaspare Ghaleb, dice: "Un ci lu ricu dunni a misi" ("Non glielo dico dove l'ho messa", ndr), mentre alla madre sussurra: "Ma comunque a picciridda asciddicò " ("Ma comunque la bambina scivolò", ndr). Per l'avvocato di parte civile Giacomo Frazzitta le conversazioni risultano incomprensibili per Genovese "proprio in tutti i punti fondamentali delle intercettazioni". Schimmenti si è detto d'accordo con il legale, dichiarando: "Dissi a Genovese di ascoltare ancora". Schimmenti ha, poi, affermato: "A distanza di due anni dall'ascolto e dal salvataggio delle intercettazioni filtrate, non ho più trovato quelle filtrate e salvate su hard disk esterno. Poi, ho dovuto lavorare sui files audio che mi consegnò Roberto Genovese, che erano gli originali non filtrati. Jessica si accorse di un microfono nel bagno di casa e anche di quello in commissariato, ma in questo secondo caso dopo la frase "a casa c'ha purtai". Successivamente, sul microfono piazzato in commissariato si sente un ticchettio, come se qualcuno vi picchiasse sopra con un dito".