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Le storie delle vittime/3-Elena Trapani

"Con suo nipote
era tornata a vivere"


Il ricordo di Elena Trapani nelle parole dei residenti di via Bagolino. Il parroco, don Giuseppe Turco: "Una donna molto religiosa, non riesco a crederci".

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PALERMO - Elena Trapani, 74 anni, è l'ultima vittima estratta tra le macerie dopo il cedimento delle due palazzine, avvenuto ieri sera, nella zona dei cantieri navali di Palermo, in via Sebastiano Bagolino. La Trapani viveva col nipote, Antonino Cinà, anch’egli vittima della tragedia, al primo piano di uno degli edifici interessati dal crollo. I commercianti del quartiere ricordano la donna come un'anziana vivace e arzilla. La donna, giorno per giorno, amava compiere il solito giro di acquisti. Dal fruttivendolo al panettiere, dal macellaio al discount vicino casa. "Era cordiale e gentile con tutti e sempre pronta a dispensare un sorriso o una parola dolce", afferma Gabriele Battaglia, fruttivendolo della zona in cui è avvenuta la tragedia.

Dopo la morte del marito, avvenuta qualche anno fa, l’anziana era uscita da un periodo di profondo sconforto e depressione proprio grazie al nipote. Prendersi cura di lui, trovarlo girovagare per casa ogni mattina al risveglio, preparargli il caffè o un pasto caldo la sera erano per la donna motivo di grande gioia. “La signora Trapani viveva per il nipote – conferma Lucia Battaglia, dipendente della farmacia di via Bagolino – l’ultima volta che ho visto la signora risale a sabato scorso, era venuta a ritirare dei farmaci per l’ipertensione. Andava di fretta perché il nipote stava per tornare dal lavoro e lei doveva ancora fare la spesa e cucinare. Le brillavano gli occhi quando parlava di lui e delle pietanze che preparava giornalmente. Lo coccolava come un bambino”.

Parole di affetto e riconoscenza anche quelle pronunciate dal parroco della comunità, don Giuseppe Turco. La signora Trapani, infatti, era un'assidua frequentatrice della funzione religiosa. Ogni venerdì santo, inoltre, contribuiva alla celebrazione liturgica ospitando la quattordicesima stazione della Via Crucis. “Era talmente felice di contribuire in questo modo alla celebrazione che le si riempivano gli occhi di gioia, quando, per il venerdì santo illuminavamo il suo balcone come ultima fermata della via Crucis – ricorda con tenerezza don Turco – Apparteneva ad una famiglia di antica tradizione, molto vicina alla chiesa e alla comunità in generale. Non riesco ancora a crederci”. L’intero quartiere, adesso, si stringe nel lutto. E per commemorare i quattro defunti verrà svolta una funzione giovedì sera.