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lutto nel mondo dell'industria dolciaria

E' morto Andrea Dagnino,
antesignano del Mulino Bianco


Si è spento Andrea Dagnino, l'industriale che negli anni sessanta spopolava nei bar di Palermo e nelle spiagge di Mondello grazie ai suoi cornetti caldi.

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PALERMO - Lutto nel mondo dell'industria dolciaria. Si è spento Andrea Dagnino, l'industriale che negli anni sessanta aveva spopolato grazie ai panettoni e alle colombe che portavano il suo nome. Negli anni in cui Motta e Alemagna avevano già raggiunto l'apice del successo, Andrea Dagnino, discendente di una stirpe di imprenditori dolciari, aveva provato a replicare il successo delle due grandi industrie meneghine. Ad arrivare per primo fu il cornetto. Seguirono crostata, crostatina, baby cake e buondì.

I venditori ambulanti dell'industria Dagnino, a tutti nota come D, arrivavano presto la mattina in tutti i bar della città per distribuire i cornetti appena sfornati. Cornetti che ben presto spopolano anche sulla spiaggia di Mondello, all'annuncio degli stessi ambulanti.

Il primo laboratorio Dagnino trovava la sua sede presso la pasticceria del Massimo di via Ruggero Settimo, ribattezzata come “American Bar”. Nel giro di poco tempo, insieme ad altri soci, Dagnino aveva aperto l'Extrabar di piazza Ruggero Settimo e la pasticceria Dagnino di Roma, attiva ancora oggi. La prima vera sede della Dagnino, sita in via Ugo La Malfa, è stata oggi sostituita dal un autoparco della Croce Rossa.

Arrivarono, però, ben presto i tempi duri per la Dagnino. Infatti l'industria era stata aperta con il 25% di fondi privati e 75% regionali. A pochi anni dal successo di panettoni e prodotti da forno venne chiesto un aumento di capitale che i privati non riuscirono più a finanziare. Dagnino fu estromesso dalla sua carica e l'azienda andò incontro all'inevitabile fallimento.

“Papà ha anticipato molti dei prodotti dolciari – spiega e rivendica Giannandrea Dagnino, figlio dell'industriale, in un'intervista a La Repubblica – diffusi tra le famiglie italiane fatti in seguito dalla Barilla col Mulino Bianco. Forse sarebbe diventato famoso anche lui. Ma la vicenda della sua avventura di imprenditore, interrotta in maniera brutale e per lui traumatica, è emblematica del fallimento industriale della Sicilia, dovuto a una classe politica che, nella stagione del sogno industriale rincorso dalla Regione, anche in questo ha dimostrato la sua inadeguatezza”.