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la truffa gestita da un'organizzazione

Distributori di benzina taroccati
Rinvio a giudizio per 44 persone


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Una dozzina di erogatori di carburante dislocati in diverse zone della città avrebbero fornito il 10 per cento in meno di carburante rispetto a quanto indicato dalle colonnine. Nel 2008 venne aperta un’indagine dal sostituto procuratore Vania Contrafatto, ora si attende la richiesta del rinvio a giudizio per 44 persone da parte della Procura di Palermo.

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PALERMO - Dodici distributori di benzina, alcuni dei quali gestiti da prestanome di mafiosi, dislocati in diverse zone della città avrebbero, per almeno quattro anni, erogando il 10 per cento in meno di carburante rispetto a quanto indicato dalle colonnine. Della vicenda aveva iniziato ad occuparsi, nel 2008, il sostituto procuratore Vania Contrafatto che, seguito di alcuni controlli di routine delle fiamme gialle che avevano portato alla luce l'esistenza di distributori non a norma, aveva aperto un'indagine che adesso dovrebbe sfociare nella richiesta del rinvio a giudizio per 44 persone da parte della Procura di Palermo.

La truffa sarebbe stata gestita da una vera e propria organizzazione, composta da soci e dipendenti di alcune ditte che avrebbero curato la manutenzione degli impianti. Al vertice ci sarebbe stato Nicolò Bargione, considerato l'ideatore di un diabolico kit per taroccare le centraline: ai gestori bastava accendere il telefonino, oppure il pulsante del telecomando del condizionatore, per rallentare l’erogazione. Un'altra modalità per diminuire il flusso di carburante consisteva nell'accensione di una lampadina posta all'interno di un'edicola votiva di Padre Pio, sistemata proprio sopra la centralina.

Presenti all'interno dell'organizzazione anche Giovanni Razete e Salvatore Costanzo, collaboratori fidati di Bargione. Secondo la Procura sarebbero gli artefici di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al riciclaggio, alla frode in commercio e all’evasione dell’Iva.  Coinvolte altre persone, tra cui Giovanni Caccamo, Angelo Di Maggio, Ottorino Di Carlo e Gioacchino Caravello della Cemipe srl, che avrebbe gestito la manutenzione degli impianti Agip; Giuseppe Dieli e Giuseppe Gambino della Raiam Edil Petrol, incaricata della gestione degli impianti Ip. Indagati anche Rosario Montagna, Marco Anzelmo, Ivan Montagna, Antonio Algozzino e Luciano Composto della Somip, in affari con la Q8.