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La tragedia e la forza

Il coraggio del "Sinnacollanno"


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La foto di Andrea Tuttoilmondo che ritrae Orlando in via Bagolino

E' rimasto lì, accanto alle palazzine crollate, tutta la notte. E' rimasto con coraggio, forza e abnegazione. Dimostrando quello che abbiamo sempre saputo: nel bene e nel male, Leoluca Orlando è Palermo.

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Nella notte di Palermo c’è un uomo almeno al suo posto, davanti alle macerie delle vite e delle palazzine crollate. Andrea Tuttoilmondo, cronista, l’ha immortalato con uno scatto che farà epoca. Dentro c’è un popolo che si guarda allo specchio, nello sguardo di Leoluca Orlando.

Orlando ha scoperto il corpo – anche lui, non solo lui – molto prima della famosa traversata di Beppe Grillo, il profeta. E la politica l’ha fatta fin qui da creatura tagliata in due, la materia grigia per la tattica, il corpo, appunto, per il contatto. Il sindaco ha raccontato la città col suo fisico, senza risparmiarlo mai, non aiutandolo con la carità di un riposo. Una immersione intima e totale nelle vie, nelle persone, nei loro dolori, nelle loro speranze. Così la gente ha trovato il nome giusto per esprimere il connubio. Leoluca è chiave d’accesso troppo complicata. Non sai da quale parte uscire. Leo è francamente non rappresentabile. Luca troppo corto e nemico della vicinanza che non ammette confidenza, perché ha bisogno di esserci e non diventare troppo amica, di aprire l’ingresso, sapendo che ci sono delle scale da percorrere. E’ nato il “Sinnacollanno”, stemma araldico e mitologico: metà politico, metà padre.

E il portatore di tanto fardello ha accettato il gioco, variando con sapienza la musica su entrambi i registri. Un po’ per strategia, un po’ per identità, come chi si senta prigioniero dello spirito che ha evocato con la sua stessa negromanzia. Infatti, stiamo parlando di un poeta a suo modo, di uno scrittore, di un attore pluripremiato, di un artista prestato all’amministrazione, che sceglie di ancorarsi al potere – forse per lignaggio familiare, con un onnipresente rimpianto – piuttosto che alla libertà.

Mi è capitato di scorgere “Luca” al naturale, sbucato di domenica da una macchina, con i capelli arruffati, il sigaro spento, i giornali stropicciati tra le dita e un’aria assente. Bastò un saluto: “Buongiorno, Professore”. E lui si ricompose come Jeeg Robot graziato dal lancio dei componenti. Quella moltitudine di appunti sparsi si rinsaldò in un monolite riconoscibile, pronto all’intervista. Un oplà, un colpo da prestigiatore. Ecco a voi il “Sinnacollanno”. Una visione.

Il “Sinnacollanno”, nella notte di Palermo, è stato fedele alla sua missione: essere lo specchio di ogni sguardo, la pergamena di ogni parola, il megafono di ogni speranza, il braccio che cinge ogni dolore. Con una resistenza invidiabile per un signore attempato quale egli è non si è mosso dal luogo dal disastro, dalla pila di macerie e polvere. Mentre il mondo attendeva tra ironia esibita e paura recondita la fine predetta, un piccolo mondo finiva davvero, nella città che ormai sta finendo. Il “Sinnacollanno” era lì, all’incrocio dei sospiri con gli occhi puntati nell’oscurità. Era lì con coraggio, abnegazione e forza ad accompagnare la storia. Certe pose non si inventano, non si fingono. Leoluca Orlando è Palermo, di notte e di giorno. Nel bene e nel male.