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PALERMO

Giorgina e i fiori


Giorgina non ha più giorni, ma ha tutto il tempo che vuole per fare bei sogni. Ne siamo sicuri. Ce l'hanno detto i fiori.

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Foto tratta da Palermo Report
PALERMO- Stamattina i fiori del cimitero di Sant’Orsola erano stupiti. Parlavano a bassa voce, però un orecchio attento avrebbe saputo cogliere il sussurro. Mormoravano: “Cosa ci fa qui? Questo non è posto per una bambina”. C’erano anziani che si trascinavano nei viali, con mazzi di ciclamini. Riempivano d’acqua i vasi vuoti sulle tombe dei cari, gettavano rose secche. Ma anche tra i gambi buttati nella spazzatura correva la voce: “Cosa ci fa qui una bambina? Non è posto per lei”. Qualcuno puliva le lapidi con uno scopino. Due sacerdoti parlavano del prossimo funerale, come io e te parliamo della schedina del totocalcio o del pezzo da mettere in pagina. Erano sereni. Ridevano. I fiori per loro sono fiori e basta. E i fiori non hanno voce. Io me ne sono andato prima dell’inizio della Messa. Non volevo che l'addio di Giorgina fosse turbato da due occhi stranieri. I miei.

Giorgina Giaccone è morta a dodici anni. La scheda medica narra di cose che non sono per una bambina: leucemia fulminante, emorragia cerebrale. L’ho conosciuta nella foto che c’è in giro. Un sorriso. Una posa. Una didascalia. Un’ombra con sua mamma Milly su Facebook e nulla più. Forse è poco per volerle bene, forse è tutto. In quella luce di piccola vita spezzata c’è una condanna universale: la gioia incenerita Ci sono i lineamenti peculiari di Giorgina, che resteranno per sempre suoi, custoditi in una teca di cristallo e sangue nel cuore di suo padre e di sua madre. Ma c’è una visione moltiplicata per l’infinito: i visi di tutti in bambini che non ci sono più, che raccontano come passiamo dolorosamente. E ci dicono quanto siamo stupidi. Segniamo gli anni, i mesi e le ore, dimenticandoci del minuto. Sappiamo che ore sono. Nulla sappiamo del tempo. Il tempo che tu eri qui. E adesso non ci sei più. Il tempo che mi hai dato un bacio. E adesso chissà dov’è. Il tempo che eravamo felici insieme e non ce ne rendevamo conto. Lo impariamo rovistando nei vecchi album di foto. Solo che non siamo più insieme.

Io porto un orologio rotto al polso, per ricordami del tempo. I minuti si dissolvono. La felicità no. Se eri con me, sei con me, quando ti ricordo. Se mi hai sorriso, mi sorridi. Se ti amavo, ti amo. So che da qualche parte mi stai sognando e che nemmeno io sono morto dentro di te.

Giorgina faceva dei bei sogni e fa dei bei sogni, col suo orologio rotto, nella buca del coniglio di Alice. Anche questo sussurravano stamattina, con la loro voce, i fiori di Palermo.