Salvi: “Siamo in affanno| ma stiamo lavorando bene" - Live Sicilia

Salvi: “Siamo in affanno| ma stiamo lavorando bene”

Il procuratore capo della Repubblica, Giovanni Salvi traccia a LiveSiciliaCatania il suo bilancio a poche ore dall'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il grande problema resta il grave deficit di risorse umane all’interno della procura etnea e delle forze di polizia. “A Catania – afferma Salvi a LivesiciliaCatania - viviamo una situazione di assoluta inadeguatezza delle nostre forze rispetto alle esigenze della città”.

Il procuratore Giovanni Salvi

Catania – Poche ore e sarà inaugurato l’anno giudiziario 2013. In attesa di conoscere i contenuti della relazione del Presidentedella Corte d’appello di Catania Alfio Scuto, il procuratore capo della Repubblica Giovanni Salvi traccia a LiveSiciliaCatania il suo bilancio. Il grande problema resta il grave deficit di risorse umane all’interno della procura etnea e delle forze di polizia. Per Salvi, poi, bisogna scardinare una volta per tutte la giustizia dai meri contrasti politici che inquinano il lavoro di giudici e pm.

“Siamo in affanno qui a Catania – confessa Salvi – viviamo una situazione di assoluta inadeguatezza delle nostre forze rispetto alle esigenze della città e di tutto il distretto, e questo non riguarda solo l’autorità giudiziaria ma anche le forze di polizia. Per potere lavorare su tutte le notizie di reato che noi abbiamo, e parlo solo di quelle più significative, dobbiamo impegnare in maniera esclusiva tutte le forze specializzate”. Questo, però, non ha demoralizzato il procuratore che non appena arrivato a Catania si è rivolto direttamente a tutte le forze dell’ordine per riassettare e potenziare l’intero sistema di contrasto al crimine.

“Io ho chiesto – racconta Salvi – alla Guardia di Finanza, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri di predisporre un rafforzamento di tutti gli organi più specializzati. Alcune cose sono state fatte, per le altre c’è una disponibilità per farle: ma questo rappresenta solo una goccia nel mare. Abbiamo realmente bisogno di un riconoscimento della realtà di Catania, che è una realtà molto più complessa di come è stata valutata, anche in passato”. Salvi mette sul tavolo i numeri per far capire cosa deve affrontare ogni giorno la magistratura catanese. “Facendo un parallelo, che non vuole essere un raffronto competitivo, – chiarisce – a Catania abbiamo lo stesso numero di notizie di reato, e qualità di fatti certamente non inferiori, a quelle di Palermo, ma abbiamo quasi il 30% di magistrati in meno nella procura della Repubblica, e questo – commenta – è facile capire quanto pesa”.

Giovanni Salvi fa anche un’analisi che va oltre Catania con i suoi problemi di organico. “E’ arrivata l’ora di affrontare i temi della giustizia – incalza- non come questione di contrasto politica giustizia ma con un ottica di funzionalità ed efficienza, cosa che fino adesso al di là delle parole non è stato fatto almeno nel penale. Moltissime misure che sono state adottate in questi anni, non parlo del Ministro Severino parlo di quelli precedenti, non hanno tenuto per nulla in considerazione il tema della funzionalità”. Ostacoli, deficit di risorse, tanti elementi che hanno reso difficile il lavoro dello staff di Salvi, ma questo non li ha certo fatti demotivare. “Noi alla procura di Catania, però, non ci siamo limitati a lamentarci ma abbiamo fatto delle modifiche organizzative che hanno avuto permesso di accelerare i procedimenti”.

Da una parte si fa più in fretta, ma al Tribunale c’è il serio rischio ingolfamento. “Il rischio è che noi lavoriamo anche troppo come procura della Repubblica e alla fine rendiamo difficile il lavoro per l’ufficio del Giudice per le indagini preliminari e per il Tribunale. C’è un equilibrio che dobbiamo mantenere e, quindi, questo ci porta a fare delle scelte di priorità”. Su questo punto Giovanni Salvi vuole mandare un messaggio importante: “La cosa a cui tengo di più e che i cittadini abbiano il senso che lavoriamo con imparzialità e senza guardare in faccia a nessuno: se i risultati li otteniamo e perché siamo stati in grado di farlo, se non li otteniamo, non è perché abbiamo fatto delle scelte ma perché, forse, semplicemente non ci siamo riusciti”. Più sincero di così.

 


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