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Gela e Niscemi

Otto arresti per la faida mafia-stidda
Svelata la storia di tre agguati


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Le armi sequestrate

In carcere otto esponenti delle cosche mafiose di Gela e di Niscemi ritenuti responsabili di due omicidi e di un tentativo di omicidio compiuti agli inizi degli anni '90, nell'ambito della guerra tra Stidda e Cosa nostra. Fatta luce sugli agguati mortali a Paolo Nicastro e Salvatore Campione.

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CALTANISSETTA - È stata ribattezzata "Colpo su colpo" l'operazione antimafia condotta questa notte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, che ha portato all'arresto di otto persone accusate di appartenere alle consorterie mafiose Stidda e Cosa Nostra di Gela e Niscemi. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti di Giuseppe Madonia, 63 anni, Giancarlo Maria Lucio Giugno 54, Salvatore Calcagno, 59, e Salvatore Vallone di 48 tutti di Niscemi e dei gelesi Giuseppe Raimondo Romano, 54 anni, Pasquale Trubia, 53 anni, Giovanni Passaro 57 e Nunzio Emmanuello, 57 anni. In particolare Vallone è stato raggiunto da un mandato di cattura europeo ed arrestato a Metzingen, in Germania, dove si era rifugiato subito dopo la scarcerazione avvenuta nel 2009. Al momento della cattura, gli agenti di polizia tedesca, coadiuvati dagli uomini della Mobile nissena, nella sua abitazione, hanno rinvenuto e sequestrato una pistola calibro 7,65, risultata illegale. Su Vallone pendono le accuse di omicidio nei confronti di Emanuele Argenti di Guido, 64 anni di Gela e dei niscemesi Salvatore e Vincenzo Russo di 54 e 45 anni, Antonino Pitrolo di 56 anni e Salvatore Mastrantonio di 37.

La svolta nelle indagini è stata possibile grazie alle numerose dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Antonino Pitrolo, Giuliano Chiavetta, Gaetano Trainito, Salvatore e Giuseppe Trubia, Emanuele Celona e Leonardo Messina. Tutti, a vario modo, hanno ricostruito l'omicidio ai danni di due esponenti della Stidda di Niscemi, Paolo Nicastro e Salvatore Campione e il tentato omicidio ai danni di Antinino Pitrolo e Salvatore Calcagno, esponenti di spicco della famiglia niscemese legata a Cosa Nostra.

A premere il grilletto contro Paolo Nicastro, il 15 Luglio del 1991,s econdo gli inquirenti, furono Raimondo Romano e Pasquale Trubia. A Salvatore Calcagno, Antonino Pitrolo e Giancarlo Giugno spettò il compito di individuare la vittima tra la folla. Per l'omicidio furono utilizzate una pistola calibro 38 special ed una pistola semiautomatica calibro 9 parabellum.

La ricostruzione dell'omicidio Campione. A sparare furono Nunzio Emmanuello, all'epoca sottoposto a misure di sorveglianza speciale con divieto di dimora in Sicilia, Calabria, Piemonte e Lombardia e Giovanni Passaro. In quell'episodio furono utilizzate due semiautomatiche calibro 9. A chiedere che fossero ammazzati furono Giuseppe Madonia ed Emanuele Argenti, rappresentanti provinciali di Cosa Nostra nissena. L'omicidio avvenne l'8 Settembre 1991.

Gli inquirenti hanno anche fatto luce sul tentato omicidio di Antonino Pitrolo e Salvatore Calcagno ordinato da Salvatore e Vincenzo Russo e avvenuto il 3 Agosto del 1991, giorno in cui Niscemi festeggia la Patrona. A sparare con una semiautomatica calibro 7,65 fu Salvatore Vallone mentre Salvatore Mastrantonio lo attendeva in sella ad un motociclo. Il colpo sfumò perché le vittima riuscirono a dileguarsi subito dopo essersi accorte della presenza del killer. In quell'occasione, giorno in cui Niscemi festeggiava la patrona, rimasero feriti alle gambe dai colpi d'arma da fuoco tre innocenti niscemesi. Si tratta di Salvatore Cantaro, Gaetano Amato e Giuseppe Mongelli, che furono poi giudicati tutti guaribili in quindici giorni.

Con questa operazione è stato smantellato il vertice della storica consorteria mafiosa niscemese del clan Giugno, Calcagno e Arcerito, quest'ultimo recentemente raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta in collaborazione con gli uomini del Commissariato di Polizia di Niscemi e delle sezioni criminalità organizzata della Mobile di Potenza, L'Aquila, Firenze Milano, Roma e Perugia, dall'Interpool e dalla Polizia tedesca. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Gip presso il Tribunale di Catania, Luigi Barone su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania