La profonda crisi edilizia: |"I dati sono drammatici" - Live Sicilia

La profonda crisi edilizia: |”I dati sono drammatici”

A fronte di un settore fortemente in crisi, il presidente dell’Ance avanza una semplice ricetta: opere di social housing, interventi di adeguamento e ristrutturazione degli edifici esistenti, manutenzione delle strade. Colombrita: “Interventi prioritari rispetto al Prg”.

IL PRESIDENTE ANCE, Colombrita
di
4 min di lettura

Il presidente dell'Ance, Nicola Colombrita

CATANIA. Crisi del settore edile: le proposte del presidente dell’Ance. La ricetta di Nicola Colombrita è semplice: opere di social housing, interventi di adeguamento e ristrutturazione degli edifici esistenti. Questi sono alcuni degli strumenti che il presidente dell’Ance propone per fare ripartire un settore, quello edile, che soffre parecchio. I numeri della crisi sono eloquenti: “Un dimezzamento delle attività nel giro di pochi anni”. Colombrita guarda alle esperienze virtuose del settentrione ed esorta la pubblica amministrazione ad accantonare mega progetti in favore di piccoli interventi sull’esistente. Anche lo stop del Prg viene giudicato positivamente nella misura in cui l’amministrazione fornisca strumenti di intervento nell’ambito delle ristrutturazioni.

Quali sono i numeri della crisi del settore edile?

I numeri purtroppo sono facili da fare. Dal 2008 al 2012, in tutti i settori, l’attività si è dimezzata. C’è un dato molto chiaro, che definisce i numeri della provincia: il monte salari, cioè il totale dei salari che vengono corrisposti e che la cassa edile registra. Il dato è passato dai 200 milioni del 2008 ai 100 milioni di salari erogati nel 2012: c’è stato un dimezzamento dei salari e quindi dell’attività edilizia. La crisi riguarda tutti i comparti: i lavori sia pubblici sia privati, ma anche i lavori privati conto terzi. Da noi c’è una discesa di tutti i valori. I dati sono drammatici in tutta la penisola, ma nel settentrione del Paese si registra un valore in contro tendenza, cioè in aumento, che riguarda le ristrutturazioni. Nel nord Italia, infatti, i benefici finanziari statali sono stati sfruttati in modo eccellente, nel meridione no. Da noi anche il settore delle ristrutturazioni non gode di buona salute.

A proposito di sistemi virtuosi da esportare dal nord del Paese, il social housing potrebbe essere uno strumento trainante per il settore?

Sì. Noi dovremmo fare quello che altri hanno già fatto. Penso soprattutto alla città di Milano. Il dato di base è che esiste una richiesta di nuove abitazioni da parte di giovani e coppie. Le case non vendute sono tante, ma non tutti se le possono permettere. In pochi hanno a disposizione quattrocento mila euro, ma potrebbero acquistare una casa a valori più bassi. Il social housing diventa una combinazione tra edifici che vanno in affitto e abitazioni che vanno in vendita. Opere di social housing andrebbero avviate dalle amministrazioni comunali attraverso fondi istituiti a livello regionale per operare e fare sì che le case vengano costruite fornendo terreni o edifici da riconvertire a prezzi agevolati. A Catania ci sono numerosi edifici che potrebbero essere convertiti o demoliti e ricostruiti. Penso, ad esempio, all’ex mercato del pesce che c’è al porto, ormai abbandonato. Si tratta di un sistema virtuoso, che necessita di un intervento diretto del Comune. Noi auspichiamo che ciò avvenga.

A proposito del Comune, invece, come giudica il fatto che non si andrà avanti con il Prg? La cosa avrà contraccolpi negativi sul settore?

Noi siamo d’accordo nella misura in cui, se così come promesso, verranno forniti gli strumenti per operare nel centro storico e non solo, attraverso interventi di ristrutturazione edilizia modificando quello che è stato fatto per il piano casa. Pensiamo che questo sia prioritario rispetto all’approvazione nel nuovo Prg perché è inutile occupare suolo pubblico con nuove costruzioni. Bisogna invece agire su edifici che già esistono.

Si riferisce a interventi di messa in sicurezza degli edifici in senso antisismico?

Sicuramente, ma parlo anche dell’adeguamento edilizio. Mi riferisco alle case del centro storico e a come sono strutturate, queste non rispettano i bisogni di una famiglia moderna. Questa fa sì che tanti catanesi decidano di abbandonare il centro e trasferirsi nei paesi dell’hinterland. L’adeguamento è principalmente architettonico, ma contestualmente deve andare di pari passo con un adeguamento sismico (dove possibile) ed energetico per contenere i consumi. Perché tra una casa di classe G e una di classe B c’è una differenza di uno a quattro a livello di costi delle bollette. Quello che si spende per adeguare si recupera in pochissimo tempo.

Quali le proposte avanza l’Ance per fare ripartire il settore edile?

I lavori di adeguamento darebbero una boccata d’ossigeno al settore privato. L’edilizia pubblica potrebbe, invece, ripartire attraverso strumenti di social housing. C’è poi una grave carenza di infrastrutture, penso allo stato pietoso delle strade provinciale, le stesse di cinquant’anni fa. C’è un forte bisogno di infrastrutture. La pubblica amministrazione dovrebbe procedere non attraverso mega progetti, ma realizzando opere effettivamente utili e a costi contenuti. Altri interventi dovrebbero riguardare la manutenzione di edifici e strade esistenti. Penso al guard rail della strada che conduce all’aeroporto dove c’è una transenna da un paio di anni. Con diecimila euro si potrebbero costruire cento metri di guard rail. Lavori semplici che inspiegabilmente non vengono fatti. Un altro settore nel quale lo Stato dovrebbe investire è quello della manutenzione idrogeologica del territorio. Qui quando piove diventa un dramma, basterebbe provvedere alla pulizia dei canali, cosa che un tempo si faceva in modo ordinato e frequente.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI