Beni confiscati fatiscenti| Allarme emergenza abitativa - Live Sicilia

Beni confiscati fatiscenti| Allarme emergenza abitativa

A Palermo sono 1.100 le famiglie in graduatoria, ma finora nessun bene è stato assegnato: alcuni sono fatiscenti, altri pericolanti o incompleti. Ma la maggioranza attacca duro. Mangano: "La situazione è drammatica".

scafidi: "manca una mappatura"
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PALERMO – Alcuni sono fatiscenti, altri sono sotto ipoteca, altri ancora vanno completamente ristrutturati e per farlo ci vogliono tempo e soldi. I beni confiscati alla mafia e in dotazione al comune di Palermo non godono certo e di buona salute e destinarli all’emergenza abitativa, come prevede anche il regolamento comunale, non è certo una cosa semplice.

Eppure nel capoluogo siciliano sono 1.100 le famiglie in attesa di una sistemazione temporanea, contro le 9.800 che invece aspettano un alloggio popolare in pianta stabile. Una coda lunghissima ma che soprattutto non si muove di un passo: le case popolari date dal 2008 a oggi sono pochissime e per l’emergenza abitativa va anche peggio. “Ogni quattro mesi stiliamo una graduatoria provvisoria – spiega l’assessore alle Attività sociali, Agnese Ciulla – ma al momento nessun bene confiscato è pronto per essere consegnato. Li abbiamo passati in rassegna uno per uno, ci siamo recati sui luoghi per verificarne le condizioni ma alcuni sono disastrati. Abbiamo fatto numerosi incontri integrati con gli altri rami dell’amministrazione e personalmente sono stata diverse volte nelle commissioni competenti a parlare di queste vicende”.

Per emergenza abitativa si intende l’accoglienza di famiglie senza casa, che quindi versano in condizioni particolarmente disagiate. Se i beni confiscati possono servire allo scopo, diversa finalità hanno i beni comunali che invece vanno impiegati per le strutture di accoglienza come i dormitori. Ma anche qui non mancano i problemi: ci sono beni comunali che non sono stati oggetto di manutenzione per quasi un decennio e che quindi cadono a pezzi. “Alcuni locali sono stati ristrutturati ma manca l’impianto elettrico – dice la Ciulla – in altri mancano i rubinetti e i vetri, oppure sono fatiscenti. I beni confiscati non sono messi meglio: abbiamo per esempio una palazzina di cinque piani, che però è uno scheletro. In più c’è stato un blocco dei cantieri del Coime che ha rallentato le operazioni di recupero”.

E per affrontare la situazione ieri si è tenuto un incontro tra gli assessori Ciulla, Agata Bazzi e Tullio Giuffrè, il Patrimonio e la Quarta e Sesta commissione. “Attualmente tra i beni confiscati ci sono una trentina di appartamenti che potrebbero essere dedicati ad abitazioni – continua l’assessore – ma oltre il 50% sono pericolanti, crollati e con situazione difficili da recuperare e pertanto sono in manutenzione. Alcuni li abbiamo inseriti nel progetto di recupero della Regione. Ci sono poi cinque spazi che non sono solo beni confiscati, ma appartengono anche al patrimonio comunale, che abbiamo chiesto di risistemare per spazi di accoglienza in emergenza. Abbiamo anche avviato una serie di interlocuzioni col ministero, per intervenire sul lungo periodo e con un occhio alla nuova programmazione comunitaria”.

Il nodo principale riguarda però il Decreto del Fare del governo, che ha permesso ai comuni di utilizzare ospedali militari e caserme per l’emergenza abitativa. Tranne però nelle Regioni a statuto speciale. “Abbiamo chiesto una modifica normativa al governo – aggiunge l’assessore – la verità inoltre è che molti locali sono ipotecati, altri non accessibili, per altri ancora ci sono difficoltà nel metterceli a disposizione per contenziosi vari. Lì dove non possiamo intervenire strutturalmente, lo facciamo con l’accompagnamento sociale, con l’accreditamento, mentre nel nuovo Peg abbiamo istituito un capitolo per ricoveri d’urgenza. Al momento però non abbiamo segnalazioni di gente che dorme in auto, e quelli segnalati sono stati comunque accolti”.

Ma oltre al Decreto del Fare, spesso si incontrano anche altri ostacoli ovvero che a essere confiscate siano le società immobiliari e non gli appartamenti, che così vengono affittati dall’amministratore giudiziario. “Finora si è navigato a vista, finalmente adesso è iniziata un’interlocuzione tra i vari uffici – dice Giusi Scafidi, presidente della Quarta commissione – non c’è ancora un elenco ben preciso di questi beni, non c’è nemmeno una mappatura completa. Il costo di recupero è inoltre altissimo, arriva a 1.500 euro a metro quadrato. Va fatto un accordo con l’Amg per gli impianti elettrici, ma rischia di non bastare. Serve anche l’intervento della Prefettura per utilizzare i beni del Fondo edifici di culto vuoti”.

“Oggi non possiamo far fronte all’emergenza abitativa – dice il presidente della Sesta commissione Alberto Mangano – e questo non è normale, come ho spiegato agli assessori. E se è una situazione straordinaria, allora per dare risposte ci vogliono fantasia e coraggio. Se le famiglie occupano i beni confiscati, vuol dire che sono gestibili in qualche modo ma noi non li assegniamo e vengono occupati. Ci sono beni vuoti e disponibili ma inutilizzati e che quindi vengono occupati. Occorre un’azione forte sul piano politico, non ci si può dire che i fondi del Fec vanno venduti a prezzo di mercato perché questo vuol dire che non si è capito nulla. Il sindaco deve chiedere con forza risposte a un problema drammatico e chi si sottrae alla soluzione del problema porta i cittadini alla disperazione, e a questo punto condivido qualunque azione di chi è senza casa. Questo è l’unico dato politico: o l’amministrazione porta gli altri attori pubblici a comprendere la gravità della situazione o non ci rendiamo conto della gravità della cosa. A Roma sono arrivati alla sospensione per sei mesi degli sfratti per morosità di chi ha perso il lavoro, sei mesi che servono a studiare proposte e strumenti. Qui a Palermo non l’abbiamo fatto. L’amministrazione parli con i piccoli proprietari, il Prefetto e il tribunale per chiedere la sospensione degli sfratti. Poi c’è il capitolo delle Opere pie, con i loro locali: se non sono a norma i locali, perché continuano a esistere queste Opere? Inoltre, anche se non a norma, sono sempre meglio di niente. Se l’emergenza c’è, ci vuole il coraggio di scelte forti anche con il sostegno del Prefetto. Andiamo al di là del rispetto pedissequo delle norme, c’è una sottovalutazione della gravità della situazione”.

“il fenomeno che mi preoccupa maggiormente è quello sottotraccia dei nuovi poveri, famiglie che appena poco tempo fa vivevano dignitosamente, famiglie con uno o più lavoratori al proprio interno, che a causa della crisi economica sono rimaste senza alcun reddito e che a breve perderanno anche la casa in affitto. Questa è l’altra faccia dell’emergenza casa che bisogna in tutti i modi evitare che si sviluppi – dice il consigliere del Pd Rosario Filoramo – propongo che tutte le forze politiche trovino sintonia, in uno sforzo che trovi soluzioni alle due facce del problema. Soluzioni che tengano conto della novità e imprevedibilità del problema anche attraverso sforzi di fantasia che ci permettano di andare oltre i limiti della legislazione e delle risorse immobiliari e finanziarie del comune. Immagino un provvedimento straordinario che ci consenta di utilizzare nel più breve tempo possibile grandi spazi quali conventi, caserme o ospedali da destinare alle sistemazioni provvisorie, per dare risposta a chi a perso la casa, mentre per quanto riguarda il freno all’emorragia degli sfratti bisogna agire sui canoni e sulle agevolazioni tributarie che potranno essere riconosciute a tutti quei locatari che decidessero di rivedere al ribasso il canone annuale”.

 


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