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PALERMO-INDAGINI CHIUSE

"Buoni pasto in cambio di voti"
Diciotto indagati, ecco i nomi


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I buoni pasto dell'Azienda di Pietro Murania sarebbero serviti per strappare la promessa di votare Sonia Ganci, che non è indagata, al consiglio comunale di Palermo. Così racconta un dipendente della Kemeko. La replica: "Chi ci accusa si è voluto vendicare perché è stato licenziato".

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PALERMO - Gli indagati sono diciotto. A cominciare dal patron della Kemeko, per proseguire con un elenco di dipendenti dell'azienda leader nella produzione di detergenti per la casa, titolare del marchio Rio famoso in tutta Italia.

Hanno tutti ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini, preludio della richiesta di rinvio a giudizio, firmato dal pubblico ministero Daniele Paci. Sarebbe stato Murania a decidere di comprare 7 mila buoni pasto da 5 euro e 16 centesimi ciascuno che i suoi collaboratori Luciano Cerniglia, Natale Ciccillo e Fabio Bisogno avrebbero poi distribuito ad altri dipendenti. Obiettivo, secondo l'accusa, “ottenere voti in favore di Sonia Ganci, candidata alle elezioni comunali di Palermo del 2012 nelle liste del Movimento per le autonomie".

L'elenco degli indagati si completa con i nomi di Vittorio, Michele e Francesco Cicillo, Giuseppe Riccobono, Antonio Bilello, Agostino Salvato, Davide Di Girolamo, Roberto Montesano, Saverio Pivetti, Giovanni Di Gregorio, Giovanni Lo Monaco, Concetta Alvarez, Enrico Bonfardeci, Teresa Saladino.

Buoni pasto, dunque, in cambio della promessa di voti per la Ganci, che non è indagata e che fu la prima dei non eletti nelle file del Mpa. Si piazzò quarta, ottenendo 1123 voti. Soltanto tre autonomisti si aprirono le porte di Palazzo delle Aquile. A fare luce sul presunto meccanismo illecito fu Luciano Cerniglia, un ex dipendente dell'impresa licenziato nel giugno 2012 per via di una condanna penale. Un mese dopo essere stato messo alla porta si presentò in Procura. Nonostante i contrasti fra Cerniglia e il suo datore di lavoro, le sue dichiarazioni sarebbero state giudicate credibili dagli investigatori.

Di avviso opposto il legale di Murania, l'avvocato Maurizio Savarese, secondo cui “è evidente che Cerniglia sia un soggetto che nutre rancore nei confronti di Murania. Era stato licenziato perché era venuto meno il vincolo fiduciario fra il dipendente e l'azienda. Cerniglia nutre la sola volontà di vendetta nei confronti di chi per vent'anni gli ha dato lavoro”.

Quando Livesicilia svelò l'esistenza dell'indagine, il 76enne imprenditore tagliò corto. Difese se stesso e tutti i suoi dipendenti: “Mi pare logico che il signor Cerniglia nutra risentimento e rancore nei miei e nei nostri confronti. Mi chiedo e vi chiedo: ritenete possibile che la mia azienda, che ha un peso internazionale, abbia interesse ad appoggiare un candidato al Consiglio comunale? Nutriamo massima fiducia e rispetto per la magistratura e ci difenderemo nella massima serenità e trasparenza. In 35 anni di attività non ho chiesto niente a nessuno e nessuno mi ha fatto favori”.