"Quella multa è falsa" | Condannato un vigile urbano - Live Sicilia

“Quella multa è falsa” | Condannato un vigile urbano

La storia di una multa contestata finisce in Tribunale. Un automobilista querela un poliziotto municipale e lo fa condannare a due anni.

 

PALERMO - IL CASO
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PALERMO – Il verbale, falso secondo l’accusa, costa al vigile urbano Giovanni Ferina una condanna a due anni. Condanna per altro diminuita di un terzo come previsto dal rito abbreviato. La sentenza è del giudice per l’udienza preliminare Ettorina Contino. La difesa dell’imputato annuncia sin d’ora battaglia. Non solo l’avvocato Vincenzo Lo Re farà ricorso in appello, ma sostiene che la condanna rischia di minare l’intero meccanismo delle multe. Perché nello scontro fra la ricostruzione del vigile urbano e quella dell’automobilista sarebbe stata presa per buona la seconda.

La storia al centro del processo è il più classico dei battibecchi fra automobilista e vigile urbano. Due anni fa Ferina è in servizio in viale delle Alpi. Ci sono diverse auto parcheggiate in barba alle regole. Una di queste è di proprietà di Claudio Bajardi, parte civile del processo. Avvertito dal portiere l’uomo scende e chiede al vigile se ha già elevato la multa. “Non ancora”, avrebbe risposto il poliziotto municipale. L’automobilista tira un sospiro di sollievo e si affretta a parcheggiare la macchina altrove. Torna a casa convinto di essersi risparmiato una multa per avere lasciato l’auto in divieto di sosta ed in prossimità di una curva. Una doppia infrazione, insomma.

Ed invece, pochi mesi dopo, la multa si materializza nella buca delle lettere. “No, non può essere”. Ed invece è proprio così. La contravvenzione, stavolta, però, è per sosta in doppia fila. Non si parla più, dunque, di sosta vietata e in prossimità di una curva. La contestazione è cambiata. Bajardi non ci sta. La sua auto non era in doppia fila. E si rivolge prima al giudice di pace. Poi, prende carta e penna e scrive al Comando della polizia municipale chiedendo spiegazioni. Niente. Nessuna risposta. E così, alla fine,  decide di querelare per falso il vigile urbano.

Del fascicolo del dibattimento facevano parte anche le testimonianze del portiere che lo avvertì e di una signora. Anche lei in sosta vietata. Secondo l’accusa, il verbale conteneva un falso ideologico. Da qui la condanna dell’imputato che dovrà pure pagare le spese legali alla parte civile assistita dall’avvocato Fabrizio Bellavista.

Di avviso opposto l’imputato, secondo cui le cose sarebbero andate in maniera diversa. Bajardo avrebbe fatto in tempo ad evitare la multa. Solo che avrebbe spostato la macchina parcheggiarndola, stavolta, in doppia fila sul lato opposto rispetto alla portineria dove avvenne la discussione con il vigile. Tra il primo e il secondo episodio ci sarebbe pure un’ora di differenza.

“Sarebbe, francamente, incomprensibile e inspiegabile un comportamento discriminatorio nei confronti dei due conducenti. Perché mai – ha sostenuto il legale del vigile – Ferina dopo averli ‘tranquillizzati’ avrebbe verbalizzato solo la macchina di Bajardi rilevando una irregolarità diversa da quella effettiva? Se davvero Ferina avesse voluto agire contrariamente a quanto dichiarato ai due conducenti – ha concluso l’avvocato Lo Re – al solo inspiegabile scopo di recare (esclusivamente) al Bajardi uno sfregio, di certo non lo avrebbe sanzionato per sosta in doppia fila, ma per sosta in zona vietata ed in prossimità di una curva che, sulla base delle norme del codice della strada, è infrazione punita ancor più gravemente della prima”. Di diverso avviso, però, è stato il giudice. Ed è arrivata la condanna.

 


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