Fiocco ha il suo account - Live Sicilia

Fiocco ha il suo account

Ma il tuo Fido ce l’ha un account? Nascono i Social “Petwork”: sono cani e gatti le nuove star del web. Abbiamo sempre guardato con simpatia ai dog-walker a passeggio per le strade della città, la cui attività, sostituire padroni troppo pigri o impegnati per prendersi personalmente cura dei cani, è fra i nuovi mestieri. L’8% degli italiani si affida a loro regolarmente ma, poiché ancora non esiste un albo, il lavoro si trova col passaparola o attraverso internet. Dal rapporto Eurispes Italia 2013 è emerso che più di metà delle famiglie ha un animale domestico; oltre al “walker” per i cani, quando si tratta di conigli, gatti e altre bestiole, serve il dog-cat-rabbit sitter che cambi la lettiera e fornisca cibo e acqua a domicilio.

Li’attività è sempre pù diffusa anche in Sicilia (a Palermo l’Associazione Amici degli Animali ne offre di referenziati tramite il suo sito, mentre l’Associazione dog-sitter di Catania ha una pagina Facebook), ma per svolgere questa attività, oltre che amare davvero gli animali, bisogna tener conto dei padroni, che spesso hanno una visione particolare su come accudire i propri “piezz’e core”, per cui la principale dote richiesta è una infinita e necessaria pazienza.

Per quel 55,3% degli italiani che possiede uno o più animali è appena nato PetMe, un social network, ma sarebbe più corretto definirlo “petwork”, per animali domestici, un passo avanti, dati i tanti servizi offerti, rispetto ai già esistenti social per chi ama gli animali, come Happypet.it, Ynetpet.com, e molti altri. Da oggi Fido, Micio e persino Snake non dovranno più preoccuparsi se i loro padroni partono: la piattaforma è difatti dedicata anche a roditori, rettili e a pet pennuti e squamati, domestici e esotici. Una vetrina professionale mette in contatto i proprietari degli animali con i pet-sitter basandosi sul principio della geolocalizzazione come filtro di partenza per la ricerca. Una volta trovati quelli più vicini, si studia il loro profilo, la loro esperienza, la disponibilità per il periodo necessario, il costo. Poi se ne potrà valutare l’attività professionale per raccomandare i migliori ad altri utenti. Mentre il padrone è via, PetMe fornisce un’assicurazione gratuita, e presto verranno attivati altri servizi utili, come l’assistenza veterinaria e un registro delle strutture turistiche che accolgono gli animali: chi viaggia e preferisce portare il proprio con sé, saprà dove viene consentito, oppure potrà scegliere di lasciarlo a persone professionalmente affidabili.

Nato ufficialmente lo scorso 18 marzo, da un’idea di Alice Cimini, che si è occupata del concept, e Carlo Crudele, che ha curato strategia e sviluppo, PetMe conta già più di 1000 iscritti; offre servizi di pet-sitting sia a domicilio, sia in modalità house sitting, ovvero persone che mettano a disposizione la propria casa con tariffe vantaggiose e in piena sicurezza. L’iscrizione è gratuita; l’utente proprietario dovrà fornire tutte le informazioni relative ai propri animali come razza, età, eventuali patologie, carattere, tipo di alimentazione e qualsiasi dato utile alla selezione del pet-sitter, che a sua volta avrà una scheda nella quale inserire il curriculum con esperienze, certificazioni, competenze e anche video e foto come referenze della propria attività. Verrà inoltre creato un calendario per segnalare i periodi di attività. Usando le nuove tecnologie, si potrà poi procedere al pagamento tramite piattaforma, a mezzo Paypal o carta di credito, dopo aver accettato termini del servizio, e sarà creata un’apposita App.

E, a proposito di applicazioni, è recentissima quella progettata per piattaforme Android e IOs dalla Business Competence di Milano: Dogalize è l’App permette di interagire con tutti i social network, condividendo esperienze e contenuti multimediali come post, foto e video del proprio cane, per cui il proprietario che si iscrive può comunicare con gli amici, creare gruppi, chattare, aggiornare profilo e status; permette anche di individuare strutture dog-friendly, veterinari, canili, e favorisce l’adozione dei cani (oltre che, a quanto pare, la socializzazione dei padroni).

Intanto in Inghilterra è nato un social network per il prestito dei cani: si chiama Borrowmydoggy (letteralmente “prendi in prestito il mio cane”). L’ultima moda del Regno Unito consente di prestare i propri cani, dietro versamento di una quota di iscrizione che varia a seconda del profilo utente. Per la precisione, il possessore di un cane paga 35 sterline all’anno; chi desidera prenderne uno in prestito, soltanto 8. La geniale trovata è della trentottenne Rikke Rosenlude, che, dopo aver accudito per un periodo il cane del suo vicino, ha ideato questa piattaforma social particolare che ha riscosso un successo strepitoso, e che, facendo un calcolo spicciolo relativo solo agli iscritti “affittuari” di cane, dovrebbe ricavarne almeno ottantamila sterline l’anno.

In buona sostanza, ci si toglie, da una parte, lo sfizio di coccolare un cane quando se ne ha voglia; dall’altra, in una città come Londra, dagli spazi verdi immensi, questo “prestito” risponde alla richiesta di chi non ha il tempo per portare a spasso il suo. La novità è che gli attori del social sono proprio loro, i cani, non i proprietari: è dei fedeli amici a quattro zampe che si crea il profilo per poi postare le foto e farne conoscere gusti, preferenze e qualità. Tutta la stampa inglese si è occupata del fenomeno; persino l’autorevole Times ha ripreso la notizia, sottolineando il successo incredibile di Borrowmydoggy, che la prossima settimana lancerà una applicazione per smartphone. “Vuoi amore da un cucciolo ma non puoi tenerne uno in casa?” è la domanda di apertura dell’articolo apparso qualche giorno fa sul Daily Mail per parlare del fenomeno del “prestito” dell’animale; e, di contro, quella rivolta ai possessori è “Trova per i tuoi pet grandi amici nel tuo quartiere!”.

A questo punto, una perplessità, a fronte di tale straripante successo, occorre esprimerla: si tratta pur sempre di affidare il proprio cane a degli sconosciuti. Lo fareste? Perché quando si tratta di animali, lo confesso, sono di parte. Se qualcuno afferma che Fiocco-di-Neve è solo un gatto, si sente rispondere: “SOLO?!” Se arriva a dire che, dopotutto, è un animale, viene invitato a misurare le parole. Ricordo che prima di entrare nel mondo dei posseduti dagli animali, quando mia cugina sosteneva che i suoi cani guardavano i loro simili in tv, facevo del facile sarcasmo sui pelosi fan del commissario Rex; il destino l’ha vendicata, e sicilianamente mi ha potuto spesso ricordare che “u jabbu arriva”.

In principio fu Mao, così chiamata in onore alla razza e al Grande Presidente, e, soprattutto, perché era così minuscola che ci si sbagliò clamorosamente nell’individuarne il sesso; fu sottratta a mini-killer dalla faccia pulita che la lanciavano dall’uno all’altro come fosse una palla. Quindi fu la volta di Fiocco, deposta sulla soglia di casa dalla mitica Ciecatina, randagia per vocazione, occasionale fidanzata di Bravo Ragazzo, l’enorme ras compagno di bravate notturne di molte, molte gatte, dalla prole infinita. E poi Occhi Verdi, mutilata e abbandonata, che vagava in cerca disperata di una nuova casa, e ancora Tigrina, cui la padrona malata non poteva più badare. Il variegato bestiario si arricchì, quanto alla specie, in un’estate assolata, quando un martoriato sacco di pulci, allo stremo per la fatica e la sete, immobile dietro un cancello aspettava la fine. Arrivò la salvezza, invece, sotto forma di cura della leishmaniosi, il motivo per il quale il padrone cacciatore l’aveva abbandonata piuttosto che dedicarle un lungo e costoso accudimento.

La guarigione favorì il ricrescere dello splendido manto e dell’alabarda bianca della coda e la ripresa di una “vita da cani”: l’abbaiata quotidiana di richiamo alla vicina Cleo, mite bulldog che oltre la rete rispondeva altrettanto svogliatamente, le visite all’amico Leo, irsuto bastardino pieno di gioia di vivere, l’esternazione continua di un amore incondizionato verso i suoi “umani”.

L’estate si avvicina. Forse il diffondersi di pet-sitter e social petwork costituirà un piccolo argine a quella piaga culturale e sociale che l’abbandono degli animali (sebbene, finalmente, sia un reato perseguito ai sensi dell’art. 727 del Codice Penale, punibile con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro) costituisce ancora nel nostro Paese.


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