"Le Europee un referendum | sul governo Crocetta" - Live Sicilia

“Le Europee un referendum | sul governo Crocetta”

"La gente mi chiede quanto durerà questo governo: e non so dare una risposta".

Intervista a Cracolici
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7 min di lettura

PALERMO – “Durante questa campagna elettorale tanta gente mi rivolge la stessa domanda: quanto dura Crocetta? E io a questa domanda non so rispondere”. Antonello Cracolici va dritto al cuore della questione. Queste Europee rappresentano un “referendum su questo governo. E se il presidente della Regione intende andare avanti in questo modo, è meglio che qualcuno lo fermi”.

A dire il vero, proprio oggi Crocetta, annunciando che sfilerà insieme ai sindacati, ha chiesto agli esponenti del Pd di evitare le polemiche. Si svelenire il clima.
“Già, il presidente Crocetta ha deciso di sfilare al fianco dei sindacati che protestano contro Crocetta. Siamo al surrealismo. Inizio a temere che il governatore soffra di uno sdoppiamento della personalità. Come se non ricordasse cosa ha fatto e detto un minuto prima. Forse sarebbe il caso che qualcuno gli facesse rivedere il video del suo intervento a Gela contro Fiandaca”.

Quel video, proiettato in occasione di una convention dello stesso Fiandaca sollevò le proteste scandalizzate di tanti militanti Pd.
“E infatti io credo che Crocetta debba, innanzitutto, chiedere scusa al partito, alla sua gente che è stata tramortita e sconcertata dalle sue parole. Dal comportamento di un presidente della Regione che afferma di essere iscritto al Pd, ma porta avanti una campagna elettorale attaccando una parte del partito. Arrivando persino ad affermare che avremmo deciso di candidare Fiandaca e la ‘foglia di fico’ di Caterina Chinnici per abolire la lotta alla mafia. Sono parole indegne. Gli elettori del Pd sono sempre stati contro la mafia, e non aspettavano che fosse Crocetta a insegnare cosa fosse la lotta a Cosa nostra”.

Le parole rivolte a Fiandaca hanno suscitato anche la prevedibile reazione del professore. Dal suo intervento, però, è emersa una differenza enorme tra due modi di vedere il Pd, il suo ‘identikit’. Insomma, che significato ha la sfida tutta interna al suo partito?
“Mi pare ovvio, ormai, che Crocetta abbia trasformato l’ultimo scorcio di quesa campagna elettorale in un referendum tra lui, rappresentato dalla sua candidata, e Giovanni Fiandaca. È chiaro che il risultato delle Europee non potrà essere ininfluente in Sicilia. Qualunque sia l’esito”.

Che vuol dire? Lei qualche giorno fa parlò di “vicenda regionale ai titoli di coda”…
“In questi giorni ho incontrato decine di persone che mi hanno posto la stessa domanda: ‘Quanto dura Crocetta’? Io a questa domanda non so dare una risposta. E non perché non abbia una mia idea, ma perché vivo il paradosso di un dirigente di partito che sente, forte, la responsabilità di avere fatto eleggere per la prima volta direttamente, un presidente della Regione di centrosinitra. Ma che è anche consapevole di come Crocetta, oggi, sia il principale sostenitore di quel populismo che alimenta il Movimento cinque stelle. Qui c’è in gioco il futuro della Sicilia”.

Lei ha parlato anche di “intelligenza col nemico” e di “altro tradimento” del governatore. A cosa si riferiva?
“Proprio a quello che le dicevo. Vede, la campagna elettorale è la ‘metafora’ di un conflitto, dove più fazioni si contrappongono, per vincere. Quando, però, chi dovrebbe sparare nella tua stessa direzione si volta e ti spara addosso, non si può che parlare di alto tradimento”.

A dire il vero, i rapporti tra una parte del Pd e il governatore non sono buoni ormai da tempo. Lo strappo più evidente, in occasione dell’ultimo rimpasto che ha portato a quello che proprio lei ha definito un “governicchio”.
“Gli atteggiamenti di Crocetta stanno nascondendo una verità deprimente: dopo un anno e mezzo di governo siamo ancora al nulla. Al di là di una immensa confusione, non mi pare che possiamo rivendicare risultati sostanziali. Andiamo avanti con governi tecnici fatti da tecnici che non sanno, metaforicamente parlando, né leggere né scrivere. E a una continua opera di mistificazione”.

A cosa si riferisce in particolare?
“Il presidente doveva ridurre le partecipate, i carrozzoni inutili. E constatiamo non solo che sono tutti lì, vivi e vegeti. Ma che dentro quelle società, penso all’Esa, all’Eas, al Ciem, esistono ancora direttori generali con stipendi da nababbi. E molto spesso, la ‘mappa’ di questi incarichi è costellata da quelli che chiamo i ‘figli del Gattopardo’. Sono quelli sempre presenti. Che sostengono tutti i governi che governano”.

A sentir parlare lei, la rivoluzione tanto sbandierata dal governatore sembra molto lontana…
“Il concetto di ‘rivoluzione’ è, di per sé, molto impegnativo. E quando penso a una rivoluzione io penso a quella del ’17. Quelli la rivoluzione la fecero davvero. Non si sono limitati a inviare un comunicato stampa”.

Eppure il presidente afferma che è la politica a non vedere bene il suo governo. E che invece la gente è dalla sua parte.
“I siciliani, invece, stanno vivendo col presidente della Regione un rapporto di grande preoccupazione. Le faccio un esempio concreto: ha notato che in occasione della visita del premier Renzi, Crocetta non è salito sul palco? C’era il rischio che quella presenza potesse attirare contestazioni. E del resto leggo spesso di proteste nei confronti del presidente in tutta la Sicilia. Adesso serve una iniziativa radicale: o questa esperienza è davvero in grado di incidere o ammettiamo di non essere in grado. Non si può più babbiare”.

Cosa intende per interventi radicali? Cosa dovrebbe fare il governatore?
“Le faccio solo un esempio: sciolga i tanti enti inutili ai quali facevo riferimento. E lo faccia senza guardare in faccia nessuno. Chiudendo anche quelli che comprendono i parenti, i cugini e gli affini degli amici”.

Dalle sue parole sembra che, finora, si possa parlare, in riferimento all’esperienza dei governi Crocetta, di un’occasione persa.
“In un certo senso è così. Ci troviamo in un momento storico nel quale l’opposizione di fatto non esiste. La destra somiglia a una Bosnia fatta di tante etnie. Il Movimento cinque stelle è composto da bravi ragazzi, ma politicamente inconsistenti. E invece il governo, che avrebbe solo il compito, col suo operato, di dirigere la maggioranza, finisce per ‘cappottare da fermo’”.

E in effetti quella maggioranza ormai sembra andare un po’ per conto suo. Il governo è andato sotto più volte in questi mesi, dal ddl sulle Province, al mutuo, giungendo all’ultima ‘manovrina’.
“Il problema è che adesso, il semplice fatto di dire le cose come stanno, viene interpretato come come una minaccia al governo. E invece, se non fosse stato anche per il mio intervento, saremmo ancora fermi a parlare di Province. Questo esecutivo su ogni argomento cambia idea quattro o cinque volte. Questo è un governo dei ‘penultimatum’. La ‘manovrina’ è l’ultimo esempio dell’improvvisazione di questa giunta. E l’esame portato avanti dalla commissione bilancio dimostra che il sottoscritto, che aveva sollevato in Aula dubbi sulle coperture deu 100 milioni destinati a Comuni e Forestali, aveva ragione”.

A proposito del governo. Qualcuno, tra cui il segretario del Pd Raciti, ha paventato la possibilità che il governatore potesse in qualche modo ‘usare’ le strutture della Regione per la propria campagna elettorale. Le risulta?
“Sì, mi risulta. Anche se spesso ho come l’impressione che Crocetta chieda bombole d’ossigeno a chi non respira. Certamente, so di funzionari che mandano mail elettorali, di incontri improvvisi nelle stanze dei dipendenti. Crocetta sta provando a mettere il governo contro il Pd. Una scelta sbagliata comunque, perché dopo le Europee, qualcunque sia il risultato, nulla sarà più come prima”.

Cosa intende? Quali “novità” lei si aspetta nell’immediato futuro?
“Credo che qualcuno abbia già rotto gli argini e stia pensando di dare vita a un nuovo partito, che mantenga in piedi un vecchio ceto politico. Per riuscire in questo intento, però, la condizione necessaria è quella di sfasciare il Pd. Solo in questo modo, ad esempio, si può spiegare la scelta di fare un nuovo governo alla vigilia delle Europee”.

Eppure, da allora le cose sembrano un po’ cambiate. La vostra area di riferimento, quella dei ‘cuperliani’, sembrava isolata rispetto al resto del partito. Negli ultimi giorni, invece, anche i renziani hanno preso chiaramente posizione contro il governatore. Penso proprio al “caso Fiandaca”.
“In tanti, nel Pd, credo che abbiano rinviato al 26 maggio il giudizio sulla deriva di questi giorni. Penso, ma è una mia impressione, che qualcuno stia nutrendo qualche ripensamento rispetto alle modalità che hanno portato alla formazione dell’ultimo governo. Io non voglio aspettare le Europee, per dire quello che penso. E non intendo fare lo sciacallo in caso di vittoria di Fiandaca. Ma al di là del fatto che il giudizio venga espresso, come sto facendo io, prima del voto, o che questa valutazione arrivi dopo, rimane un dato sostanziale, ineludibile”.

Quale?
“O ‘questo’ Crocetta viene fermato o il Pd siciliano è in serio pericolo”.


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