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Il governatore

"Addio al Megafono? E' un golpe
Vadano pure all'opposizione"


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Intervista al presidente Crocetta: "I parlamentari si credevano unti dal Signore. E volevano diventare i nuovi dirigenti del Movimento che hanno usato come un taxi. Mi sosterranno? Dovrò anche ringraziarli... La Stancheris? Resta al suo posto". MEGAFONO ADDIO, I DEPUTATI: "NOI AUTONOMI" (di Chiara Billitteri)

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PALERMO - “Hanno sciolto il Megafono, ma assicurano il sostegno al governo. Bene, magari alla fine dovrò pure ringraziarli...”. Rosario Crocetta sceglie la strada dell'ironia. Il gruppo parlamentare che fa riferimento alla sua creatura (la denominazione estesa riportava anche il richiamo alla “Lista Crocetta”) non c'è più. Ma lui non si dice deluso. “Non è un sentimento che influisce sulle valutazioni politiche. Certamente, è difficile stare in un gruppo come il mio”.

Che vuol dire presidente?

“Significa che far parte del Megafono è una scelta quasi 'monacale'. Ma dal male a volte può discendere il bene”.

Quindi, mi faccia capire, lo scioglimento del gruppo che fa riferimento al suo movimento è una buona notizia?

“In un certo senso sì. In questo modo il Megafono evita il rischio di burocratizzarsi. Di diventare la solita forza politica a caccia di incarichi e ruoli”.

Ma adesso il Megafono che fine farà? Non ha più una rappresentanza a Sala d'Ercole...

“Il Megafono è una realtà radicata tra i siciliani. Tra i cittadini che stanno dentro e fuori dal Pd. E poi, il contributo dato dai deputati regionali al Megafono lo abbiamo visto recentemente...”.

Si riferisce all'ultima campagna elettorale per le Europee?

“Certamente. Questi deputati dov'erano? Sono spariti. La campagna a sostegno di Michela Stancheris l'hanno fatto tanti giovani e tanti militanti”.

Già, i deputati dov'erano? Nelle loro province non si può certamente dire che il Megafono abbia raccolto grandi risultati.

“I parlamentari non si possono considerare unti dal Signore. Specie considerando il modo col quale sono arrivati a Sala d'Ercole. Di sicuro, stanno tradendo molta della gente che ha creduto in questo progetto”.

Ma qual è il vero motivo di questa decisione dei parlamentari?

“E' molto semplice. Ci siamo incontrati due giorni fa. Insieme ai tanti militanti del movimento. Loro pretendevano di diventare i dirigenti del Megafono. Questo 'strappo', giunto senza un vero dibattito, rende il mio lavoro più facile, liberando spazio a tanti giovani. Saranno loro i dirigenti del Megafono. Sono solo saltati via o un po' di 'tappi' dal movimento”.

Ma se non è deluso è rimasto quantomeno sorpreso da questa decisione?

“Assolutamente no. In tanti volevano andarsene da tempo. Hanno solo usato il Megafono come un taxi”.

Con quali fini?

“Forse qualcuno di loro pensa di poter usare questo o quell'altro gruppo per poi andare a 'trattare' posti di sottogoverno o crearsi una nicchia di potere. Posso solo dire loro che hanno sbagliato tutto. Da me non riceveranno nulla”.

Anche perché non si può dire che molti di questi deputati potessero contare sulla legittimazione di un ampio voto popolare. Sono finiti all'Ars grazie al suo listino...

“Io non voglio commentare le vicende di chi, magari, è a Sala d'Ercole pur avendo ottenuto un'ottantina di voti. Per carità. Una cosa è certa: il fatto di essere diventati deputati non li rende generali”.

E intanto hanno deciso di chiudere il gruppo che portava il nome del “capo”.

“Penso che si tratti di una visione distorta, direi golpista. Se per loro questa è la democrazia... come dicono i vecchi saggi: acqua d'avanti e ventu d'arreri”.

Eppure li aveva scelti lei. Per puntellare l'esperienza del suo Movimento. È lecito pensare oggi che questo possa essere il primo segnale della fine del Megafono?

“Assolutamente no. Il Megafono è ormai una realtà consolidata e riconosciuta. Un po' come i circoli Big Bang di Renzi. È un movimento d'opinione, un'idea politca...

… che però esprime almeno un assessore in giunta, Michela Stancheris. La posizione dell'assessore a questo punto è in bilico?

“No, per niente. Anzi, è più solida. Adesso Michela può portare avanti un discorso che coinvolga anche le altre forze politiche. È più libera. Così come più libero di dialogare con gli altri adesso, sono anche io. Finiscono così pure tutte le corse agli uffici di gabinetto o agli incarichi di sottogoverno”.

Insomma, lei non intende “trattare” con Territorio e socialismo.

“Io non devo trattare con nessuno. E credo che i veri problemi li avranno loro. Se crei un gruppo all'Ars che non ha alcun radicamento, alcuna adesione con la società, hai bisogno di appoggiarti ai grossi partiti. Ma in quel caso, servono anche i voti, la forza elettorale. Per questo non credo che troveranno i portoni spalancati. Tra l'altro, se dovessimo andare presto ad elezioni, dovranno spiegare la loro scelta ai cittadini. E ci sarà da ridere”.

Però quei deputati hanno assicurato che continueranno ad appoggiare il governo.

“Che gentili. Devo anche ringraziarli, magari? Guardi, glielo dico sinceramente: la politica siciliana non ha bisogno di comportamenti come questi. Di scelte finalizzate solo alla gestione del potere. Per quanto mi riguarda, possono pure andare all'opposizione”.