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All'Ars finisce l'era del Megafono
I deputati: "Noi autonomi da Crocetta"


Solo un cambio di denominazione: del gruppo faranno parte gli stessi cinque deputati dell'ormai ex Megafono del presidente della Regione. Ma il movimento perde così la sua delegazione al parlamento regionale. Il nuovo gruppo si chiamerà "Territorio e socialisti"

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PALERMO – La crisi era nell'aria ormai da settimane. Le voci in contrasto con quella del presidente della Regione, Rosario Crocetta, aumentavano sempre di più. Adesso è ufficiale: il Megafono non esiste più. Almeno non a Palazzo dei Normanni. La sfida del governatore iniziata con la sua candidatura a Palazzo d’Orleans nel 2012, un grande movimento partecipato e che portasse lontano le sue idee, ha perso sul terreno del parlamento regionale.

Giovanni Di Giacinto, Nino Oddo, Nello Dipasquale, Gianbattista Coltraro e Antonio Malafarina non hanno la minima intenzione – così dicono – di togliere l’appoggio al governo regionale. Ma il segnale è chiaro, ed è tutto politico: il gruppo parlamentare non si chiamerà più "Megafono" ma "Territorio e socialisti" (Di Giacinto resterà il presidente), e anche se, almeno per ora, conterà esattamente gli stessi deputati, così il movimento del presidente Crocetta non avrà più una delegazione all'Assemblea regionale siciliana. Non un solo rappresentante.

Ufficialmente i parlamentari si affrettano a precisare: "Ribadiamo il ruolo di grande collaborazione e sostegno al presidente della Regione, continueremo a sostenere l'azione innovativa e riformatrice che il governo porterà in parlamento - si legge nella nota diffusa dal gruppo - , ma vogliamo lavorare come prima e più di prima alla elaborazione e all'attuazione di tutte le azioni politiche necessarie per il rilancio dell'Isola".

Ma poi, singolarmente, ognuno di loro ha una propria versione dei fatti. "Il presidente dice da mesi che il Megafono è un’idea e non un partito – dice Nello Dipasquale - . Bene: un’idea non ha bisogno di parlamentari a Sala d’Ercole". E se Antonio Malafarina smorza i toni imputando la scelta alle "troppe polemiche" sulla questione della contrapposizione con il Partito democratico e spiega, quindi, che tutto è stato fatto "nell'esclusivo interesse di favorire un clima positivo", Gianbattista Coltraro, che sin dall'inizio del lento sgretolamento del gruppo aveva annunciato che si andava verso la conclusione dell’esperienza del Megafono all'Ars, chiarisce: "Il gruppo era in fase di scioglimento già da tempo, questo atto è solo il completamento di un percorso già avviato. Un segnale di autonomia da Crocetta".

"Non solo - continua il parlamentare - non esisterà più il Megafono a Palazzo dei Normanni, ma nessuno di noi militerà più nel movimento, nemmeno fuori dalle mura di Palazzo. Adesso siamo vicini a Renzi e a lui guardiamo se pensiamo di sbarcare fuori dalla realtà siciliana". Ma Davide Faraone non c'entra. Proprio Coltraro, infatti, settimane fa raccontava di avere avviato con il luogotenente dei renziani in Sicilia un dialogo marcato. "Con Davide non ci sentiamo da un po' – dice Coltraro – , con lui i contatti si sono allentati. Questa operazione? Faraone ne è rimasto fuori". E se l’era del Megafono all’Ars è già finita, resta da capire che fine farà il movimento senza parlamentari. Il dibattito è in corso, ma pare che il presidente della Regione non abbia intenzione di alzare bandiera bianca.