Compra un'auto blindata su E-Bay | Calì: "Così mi difendo dalla mafia" - Live Sicilia

Compra un’auto blindata su E-Bay | Calì: “Così mi difendo dalla mafia”

Il documento che attesta la compravendita dell'auto blindata

Gianluca Maria Calì, titolare della concessionaria incendiata dal clan di Bagheria, dopo la denuncia e l'arresto dei suoi estorsori ha continuato a ricevere minacce. Così ha acquistato una delle blindate messe in vendita dal governo Renzi.

Palermo - La storia
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PALERMO – “Finalmente mi sento al sicuro quando sono per strada. Non devo più guardare da uno specchietto retrovisore ad un altro temendo di essere preso di mira. E’ come se avessi bevuto una quantità indefinita di camomilla, sono più tranquillo”. Esordisce così Gianluca Calì, l’imprenditore antiracket di Casteldaccia, titolare della concessionaria “Calicar” di Altavilla Milicia, a distanza di pochi giorni da un acquisto a dir poco singolare, quello di un’auto blindata messa in vendita su E-Bay dal governo Renzi per la spending review.

Una “fortezza” a quattro ruote per proteggere sé e la sua famiglia dopo gli attentati incendiari alla sua attività commerciale: nonostante si sia ribellato al pizzo denunciando i suoi estorsori poi finiti in carcere, il clima continuerebbe ad essere teso in provincia di Palermo. Ne sono una dimostrazione le telefonate anonime che l’imprenditore ha denunciato di ricevere fino ad alcuni mesi fa, dal contenuto prettamente minaccioso. Calì, che adesso si divide tra Roma e Milano, ha adesso una certezza: tornare periodicamente a Palermo non sarà più un incubo.

L’auto da lui acquistata era stata messa in vendita dal Ministero della Giustizia su Ebay, con una base d’asta di seimila euro. Unico offerente, proprio Calì: “Per quindici lunghi giorni ho sperato che non ci fossero altri potenziali acquirenti, ci tenevo molto ad averla. E me la sono aggiudicata”. Così, l’imprenditore si muove nel capoluogo siciliano a bordo di una blindata Audi A6 2.7 turbo, dal valore di 250 mila euro. Seimila euro, insomma, sborsati in nome della sua serenità. “L’auto veniva utilizzata dal Tribunale di Palermo – dice Calì – quindi possiamo dire che è tornata a casa. Ha una decina di anni, ha percorso 179 mila chilometri e a parte alcuni piccoli problemi di cui io stesso mi sono fatto carico, è in condizioni perfette. Quando il premier Matteo Renzi ha annunciato che sarebbero state messe in vendita, ho subito pensato che poteva essere la possibilità per vivere più tranquillo e mi sono subito mosso per capire come averla. Lo stesso presidente del Consiglio ha voluto sapere chi avesse acquistato l’auto, per accertarsi che non finisse in mani sbagliate”.

Ma Calì è lo stesso che ha avuto l’incarico da parte della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo per la vendita di un “bestione” come la Hammer confiscata a Ciancimino junior. Un fuoristrada dalle altissime potenzialità che dopo alcuni mesi è stato acquistato da Massimiliano Achilli, titolare di una concessionaria a Milano, per 15 mila e 100 euro. Un obiettivo importante per Calì, che ora coglie l’occasione per lanciare nuovamente un appello agli imprenditori siciliani: “Denunciare è l’unica strada per essere liberi. Sono loro a dovere avere paura, non noi. Io sono ora giunto a dovermi proteggere da solo, ma più saremo a denunciare, più sarà necessario garantire sicurezza a chi ha coraggio”.

Calì intanto attende l’assegnazione di una scorta dalle autorità competenti. La richiesta del dispositivo di tutela è stata inoltrata nel novembre del 2013 al Comitato Nazionale Ordine e Sicurezza: “Ma non ho mai avuto alcuna risposta e l’interrogazione parlamentare del senatore Mario Michele Giarrusso, della commissione Antimafia, risale ormai a febbraio. Vorrei almeno sapere se non ritengono necessario che io venga tutelato – sottolinea Calì – perché il silenzio non è mai la risposta corretta, specie quando c’è in ballo la vita di un padre di famiglia che vuole vedere crescere i propri figli”.

A ribadire il concetto è proprio Giarrusso, in visita alla concessionaria di Altavilla per incontrare Calì: “Dopo avere subito attentati incendiari e continue minacce, anche recenti – dice – questo imprenditore non si sente ancora al sicuro. C’è ancora in corso un infondato processo nato dopo il suo acquisto all’asta di una casa un tempo di proprietà dei boss Michelangelo Aiello e Michele Greco. Prima gli arrivarono le minacce di sedicenti “eredi”, poi la villetta fu sequestrata su disposizione di alcuni ufficiali della Forestale finiti sotto inchiesta. Anche su questo fronte – prosegue – mi muoverò perché non è normale che un imprenditore coraggioso continui a sentirsi nel mirino. E’ evidente che non c’è la volontà dello Stato di aiutarlo, ma non devono essere ripetuti sempre gli stessi errori”.


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