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SCADENZA DI MANDATO

Messineo: "Ultimo giorno di scuola"
Lascia la Procura dopo otto anni


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Francesco Messineo

Ultimo giorno di lavoro per Francesco Messineo alla guida della Procura di Palermo, che sotto la sua direzione ha conosciuto profonde spaccature.

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PALERMO - "Sono all'ultimo giorno di scuola". Messineo stringe la mano, sorridente, ai cronisti - niente domande, però - e lascia il Palazzo di Giustizia. Ci tonerà per ritirare le sue cose. Da domani non sarà più il procuratore di Palermo. Il mandato è scaduto. Sono trascorsi otto anni. Farà per un po' il sostituto procuratore in ferie. Al momento, infatti, non avrebbe fatto domanda per la pensione. Ed è inutile sperare di avere informazioni sul suo futuro dal diretto interessato.

Ultimo giorno di lavoro alla guida di una Procura che sotto la sua direzione ha conosciuto profonde spaccature. Avremmo voluto chiedergli un personale bilancio. Parlare anche delle inchieste e delle importanti operazioni contro la mafia messe a segno in questi otto anni. Tocca accontentarci, almeno per ora, di una stretta di mano.

Gli ultimi mesi sono stati per lui burrascosi. Il Csm, nel settembre scorso, decise che poteva restare al suo posto. La procedura sul trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale fu archiviata. Il Consiglio superiore della magistratura gli riservò, però, una bacchettata. Se da un lato, infatti, l'organo di autogoverno delle toghe stabilì che il capo dei pm palermitani "non ha perso la capacità di esercitare con piena indipendenza e imparzialità" le sue funzioni; dall'altro sottolineò che non era riuscito a "tenere unita la Procura", evitando i contrasti divenuti "laceranti" soprattutto a seguito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia.

La procedura di trasferimento era stata aperta dopo che Messineo era finito sotto inchiesta da parte della procura di Caltanissetta per rivelazione di segreto d'ufficio; un'indagine che si era chiusa con l'esclusione di comportamenti illeciti da parte del procuratore. L'ipotesi archiviata era che Messineo avesse rivelato notizie su un'indagine per usura bancaria a Francesco Maiolini, ex manager di Banca Nuova ed ex presidente dell'Irfis.

La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura aveva fatto proprie le accuse sollevate da alcuni colleghi di Messineo. Perplessità erano sorte sul rapporto fra il procuratore e l'aggiunto Antonio Ingroia che ne avrebbe addirittura condizionato le scelte. Messineo spiegò i sospetti con la "rabbiosa ostilità" che alcuni colleghi provavano nei confronti di Ingroia. Ma se questa spiegazione fu ritenuta plausibile, dimostrava - sottolineava la delibera del Cms - la difficoltà "a tenere unita la Procura"; una Procura che restava "percorsa da forti contrasti e reciproche diffidenze che ne appannano l'immagine, quando non rischiano di pregiudicarne l'operato".

Perplessità c'erano pure sul comportamento di Messineo rispetto a indagini della Procura riguardanti suoi familiari. Il cognato, Sergio Sacco, è sotto processo per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione, mentre il fratello del procuratore, Mario, fu assolto in primo grado e prosciolto in secondo per prescrizione in un processo per truffa. Infine la Cassazione lo ha scagionato nel merito perché il fatto non sussiste. "Non risultano elementi da cui evincere che Messineo abbia esercitato una qualsiasi forma di condizionamento", disse il Csm.

Messineo lascia dopo otto anni la Procura di Palermo. C'era arrivato nel 2006. Allora la sua corrente - Unità per la costituzione, il gruppo centrista con la maggioranza al Csm - aveva deciso di puntare su altri nomi. In lizza erano rimasti i procuratori aggiunti Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, anche loro di Unicost e rappresentanti delle due anime che da anni si contrapponevano in procura a Palermo. E così alla fine tornò in auge il nome di Messineo, allora capo dei pm di Caltanissetta. Alla prima votazione Messineo si fermò agli 8 voti dei centristi, Pignatone ai 6 espressi dalla corrente di centrodestra - Magistratura indipendente - e dei laici della Casa delle libertà, Lo Forte ai 5 di Magistratura democratica, la corrente di sinistra. Alla seconda votazione Messineo raggiunse quota 16 preferenze. Su di lui, con un ribaltone che metteva in minoranza le correnti di centro e centrodestra, confluirono i voti di Md. Caduta la candidatura di Lo Forte, storico vice di Giancarlo Caselli, e pur di non votare Pignatone, erede naturale di Piero Grasso andato all'Antimafia nazionale, Md scelse di puntare su Messineo.

Dunque il patto fra Md e Unicost portò Messineo a Palermo. Salvo poi, negli ultimi periodi, assistere alle frizioni fra il procuratore e Ingroia che di Magistratura democratica era un autorevole esponente. Prima la decisione di Messineo di non firmare l'avviso di conclusione delle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Poi, la presa di distanza dalle parole di Ingroia che definì “politica” la sentenza della Corte costituzionale che diede ragione a Giorgio Napolitano nel conflitto di attribuzione sollevato dal Capo dello Stato sulle telefonate con Nicola Mancino.

Tutto questo ormai fa parte del passato. O meglio, dovrebbe. Per avere risposte certe bisogna guardare al domani. Alla partita per la successione di Messineo. La commissione incarichi direttivi del Csm ha espresso le sue preferenze. Tre voti sono andati a Guido Lo Forte, procuratore di Messina (i due rappresentanti di Unità per la Costituzione, la sua corrente, e il laico di centrosinistra), uno a Sergio Lari (votato dal consigliere di Area, la corrente di sinistra), un voto a Franco Lo Voi (candidato di Magistratura indipendente). Lo Forte avrebbe buone chance di spuntarla se si pronunciasse il Plenum del Cms nella sua vecchia composizione prorogato "di diritto" in queste ore perché il Parlamento non ha nominato i membri laici. Difficile che un Csm prorogato, però, affronti la delicata questione della nomina del procuratore di Palermo. Con il nuovo Csm la partita si riaprirà, perché Area ha guadagnato un seggio rispetto a Unicost che lo ha perso. Attenzione a Lo Voi, però, magistrato molto stimato che raccoglie consensi trasversali. Se ne riparlerà probabilmente in autunno. Nel frattempo Messineo conclude il suo “ultimo giorno di scuola”. Il timone passa al procuratore aggiunto Leonardo Agueci.