No-Vac, il dilemma - Live Sicilia

No-Vac, il dilemma

Premesso che la medicina non è una scienza esatta, è certo, invece, che non si conosce un modo diverso dall’impiego della vaccinazione per prevenire la circolazione delle infezioni.

Il momento è giunto per discutere delle grandi tematiche relative alla vaccinazione ed alla prevenzione dalle epidemie, anche se non è dei migliori per discuterne con lucidità. Difatti, i recenti casi, anche in Sicilia, di decessi dopo il ricorso al siero antinfluenzale (vedi Live Sicilia 29 Novembre 2014), sebbene continui l’impegno degli Stati membri dell’Unione Europea a favore della vaccinazione antinfluenzale (ricordiamo che le epidemie influenzali causano da 3 a 5 milioni di casi di malattie gravi in tutto il mondo e da 250.000 a 500.000 morti per anno), generano perplessità e paure. E poiché per la campagna di vaccinazione in corso sono state distribuite in Italia e nell’UE 4 milioni di dosi di Fluad, il Comitato di farmacovigilanza e valutazione del rischio, un organismo scientifico che riunisce gli esperti europei sulla sicurezza dei medicinali, sta ora indagando sulle morti sospette legate alla somministrazione di alcuni lotti del vaccino. E la contingenza infiamma le polemiche che riguardano l’utilità e, di contro, la pericolosità delle vaccinazioni.

No-Global, No-Ponte, No-Tav, No-Slot. Siamo soliti attribuire ai movimenti spontanei che sorgono contro fenomeni sociali pericolosi, o contro i “nuovi mostri”, con la dovuta dissociazione rispetto ad ogni comportamento illegale, connotati positivi. Ma cosa dire del No-Vac, l’ultima tendenza collettiva coagulatasi contro i vaccini obbligatori per l’infanzia?

Premesso che la medicina non è una scienza esatta, è certo, invece, che non si conosce un modo diverso dall’impiego della vaccinazione per prevenire la circolazione delle infezioni. La possibilità di contrarre una malattia scongiurabile e le gravi complicanze che ne possono derivare sono di molto più concrete del verificarsi di un effetto collaterale grave associato a una vaccinazione; questo si può verificare, è vero, ma di rado. Molto alto è, invece, il rischio per i piccoli di contagiarsi (e contagiare) di morbillo e pertosse se non sono vaccinati, con conseguenti encefaliti e sordità, come ribadiscono i pediatri impegnati nella promozione dei vaccini.

In una democrazia, occorre tener conto delle minoranze e del loro parere; e, qualche giorno fa, i No-Vac hanno segnato un punto rilevante a loro favore, quando anche il Tribunale di Milano, dopo Rimini, Trani e Cremona, ha sancito la correlazione tra causa (il vaccino) ed effetto (l’autismo, in questo caso, ma si parla anche di poliomielite ed encefalite), fornendo la sponda giuridica atta a legittimarne la battaglia contro le vaccinazioni obbligatorie polivalenti dei bambini, per prevenire malattie come tetano, polio, difterite, epatite B, pertosse. Dopo i casi portati all’attenzione pubblica di patologie conseguite dopo una vaccinazione, oggi i numeri parlano chiaro: nel 2013 ben seimila famiglie sono state renitenti alle vaccinazioni, col risultato di aver abbassato gli standard nazionali di prevenzione. E questo atteggiamento di diffidenza fa proseliti.

Nonostante gli autorevoli pareri della Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Istituto Superiore di Sanità, degli esperti del Ministero della Salute, vi è una profonda ostilità, in crescita, rispetto alle vaccinazioni che, al di là di supporti scientifici plausibili (è opportuno ricordare che l’ipotesi di un nesso tra l’autismo e i vaccini si fondava su un articolo pubblicato molti anni or sono dalla rivista Lancet, puntualmente smentito), è sempre più radicata, come se, anche su questo terreno, così delicato in quanto investe in primo piano la salute dei nostri figli (il bene più prezioso di una famiglia), e, in generale, la salute collettiva (il bene più prezioso di uno Stato) si giocasse l’ennesima partita del dar la stura al diffuso malcontento e alla rabbia contro le istituzioni, acuiti dalla crisi e dalla paura del futuro.

Una riflessione ponderata dovrebbe tener conto di certi dati scientifici: a quanto emerge dalle attuali Linee Guida nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti, le cause dell’autismo sono a tutt’oggi sconosciute (E. Giusti – G. Maggio, 2014); gli studi in merito tendono ad associarla ad alterazioni dello sviluppo della corteccia cerebrale prima della nascita. Ma i No-Vac dissentono. E diffidano anche quei giudici che secondo l’ISS si sostituiscono alla scienza, spesso sulla scorta di studi rivelatisi infondati, contribuendo ad alimentare la fobia anti-vaccinazioni, che va dilagando anche in rete.

La comunità scientifica ribadisce che non ci sono prove dei “nessi di causalità”, che l’autismo è un male fin qui senza risposta, che i vaccini del calendario nazionale sono tra le cose più testate e sicure. Non basta. Negli ultimi due anni le vaccinazioni sono scese del due per cento fissando la “quota copertura” ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Nel 2013 le coperture nazionali contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l’epatite B e la pertosse sono state di poco superiori al 95%, il valore minimo previsto. Riguardo ad alcune infezioni, si sta andando al di sotto dei livelli di guardia. E secondo il Centro nazionale di Epidemiologia dell’ISS, a causa di quella che viene definita un’errata percezione dell’importanza delle vaccinazioni, causata dall’incessante campagna mediatica messa in atto dagli anti-vaccinatori, si assiste alla ricomparsa di malattie ritenute debellate o sotto controllo.

Ma chi sono i No-Vac? Le associazioni (Condav, Comilva, Assis) contano 750 danneggiati riconosciuti da medici militari e dal Ministero della Salute; tutelano trecento famiglie in attesa di riconoscimento del danno. Affermano di non essere contro le vaccinazioni, ma contro una medicina ortodossa arroccata in difesa, che nega la possibilità che un vaccino, per quanto testato, possa avere effetti collaterali a volte devastanti. Un riferimento per questo mondo è il pediatra Eugenio Serravalle, Presidente dell’AsSIS (Associazione di Studi e informazione sulla Salute), il cui obiettivo è quello di ottenere la libertà di scelta in campo vaccinale. La battaglia di Serravalle è far sì che la vaccinazione diventi una scelta consapevole, come recita lo statuto dell’Associazione Vaccinare Informati. Il primo problema, difatti, è la disinformazione dei genitori, molti dei quali ignorano che ci sono vaccini obbligatori e facoltativi, che prima di inocularli si può sottoporre il bambino a prove di cute-reattività, ad analisi sulla maturità del sistema immunitario.

 Il Ministero della Salute, contro quella che è ritenuta una sentenza pericolosa per la salute pubblica, è ricorso in appello il 31 ottobre scorso, sul presupposto della mancanza di fondamenti scientifici nella decisione. Intanto, prende atto del calo di vaccinazioni, lieve ma significativo in quanto può costituire un pericoloso precedente. Non si nega che anche per i vaccini, come per tutti i farmaci, possano esserci effetti che non sempre si possono prevedere (e, difatti, ci sono leggi che riconoscono i risarcimenti), ma questo non consente di affermare una relazione tra l’autismo (o altre gravi patologie) e il ricorso a un determinato vaccino senza alcuna base scientifica.

Cosa si cela dietro i dubbi, o, addirittura, il rifiuto dei vaccini? Beatrice Lorenzin, nel corso di una intervista apparsa sulla Repubblica, afferma che sia il bisogno di cercare delle cause certe dove certezze non ce ne sono. A favore dei vaccini, invece, vi sono migliaia di studi scientifici, e a loro sostegno verranno introdotte nuove iniziative, sia nelle Università che tra i pediatri e i medici di base. Occorre ricordare che lo scorso 26 settembre il Ministro ha preso parte, alla Casa Bianca, al summit mondiale Global Health Security Agenda, nel corso del quale il tema delle vaccinazioni è stato centrale, e da cui è scaturito l’incarico per il nostro Paese di guidare le strategie vaccinali per i prossimi cinque anni; il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Sergio Pecorelli, ha dichiarato che è necessario intensificare le campagne informative in Europa, dove sono in crescita fenomeni anti-vaccinazione. Il compito assegnato all’Italia è rilevante: si tratta di predisporre i piani per attuare e monitorare le vaccinazioni nelle diverse regioni mondiali: il ruolo giocato dall’educazione e dalla comunicazione è ceruciale. L’obiettivo è rinforzare la cooperazione internazionale al fine di controllare le malattie endemiche riemergenti come polio, tubercolosi, meningite o morbillo, la cui recrudescenza porterebbe al collasso i sistemi sanitari del Vecchio Continente; e, se si pensa alla consistenza dei flussi migratori, appare chiaro che, al momento, i processi di vaccinazione sono la risposta possibile.

 


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