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LA DECISIONE DEL GIP

Sicilia E-Servizi, il giudice:
"Indagate su Ingroia e Crocetta"


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Tecnicamente non sono ancora indagati, ma lo diventeranno presto. Il giudice per le indagini preliminari, infatti, ha disposto “che il pubblico ministero iscriva i nomi, individuati dalla polizia giudiziaria, nel registro delle notizie di reato” per il presunto pasticcio delle assunzioni a Sicilia E-Servizi.

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PALERMO- Tecnicamente non sono ancora indagati, ma lo diventeranno presto. O forse lo sono già. Il giudice per le indagini preliminari, infatti, ha disposto “che il pubblico ministero iscriva i nomi, individuati dalla polizia giudiziaria, nel registro delle notizie di reato” per il presunto pasticcio delle assunzioni a Sicilia E-Servizi.

Il riferimento è all'elenco di persone, individuate e citate in un'informativa della finanza, che si apre con l'amministratore unico della partecipata regionale, Antonio Ingroia, un tempo magistrato di punta della Procura palermitana, e prosegue con il governatore Rosario Crocetta, sei ex assessori regionali e con l'ex ragioniere generale Mariano Pisciotta.

Il Gip Lorenzo Matassa non ha accolto la richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura, dell'inchiesta a carico di ignoti perché “ignoti” non sarebbero coloro che potrebbero avere commesso il reato di abuso d'ufficio. Sul tavolo del giudice è finita l'informativa del Nucleo speciale tutela spesa pubblica della Guardia di finanza che è già costata la citazione a giudizio per danno erariale davanti alla Corte dei Conti degli stessi Ingroia, Crocetta e degli assessori che avallarono le assunzioni: Antonino Bartolotta, Ester Bonafede, Dario Cartabellotta, Nelli Scilabra, Michela Stancheris, Patrizia Valenti. In pratica l'allora giunta regionale al completo.

L'informativa - composta da quarantotto pagine - secondo il giudice, individua specifiche violazioni della legge che prevedeva il blocco delle assunzioni. Sarebbe ravvisabile “dolo intenzionale” nell'operato dei vertici di Sicilia E-Servizi e della politica regionale nonostante sia stata sottolineata la finalità pubblica dell'operazione. Ingroia, infatti, ha sempre sostenuto la necessità delle assunzioni per evitare la paralisi. Assunzioni, per altro, avallate da un parere dell'avvocatura dello Stato.

La richiesta di archiviazione è del luglio 2014. Eppure, nel novembre dello stesso anno, quando Livesicilia diede notizie dell'inchiesta penale, Ingroia scrisse in una nota che "la storia dell'inchiesta della Procura di Palermo sulle assunzioni di 76 dipendenti del socio privato che sta circolando su giornali e siti web questa mattina è campata in aria, non esiste. È, insomma, la classica bufala. So con certezza - aggiungeva - che fino a oggi l'unico fascicolo aperto dal Procuratore Agueci sulla società di cui sono amministratore è quello, aperto su mia denuncia, che riguarda le passate gestioni e che nulla, proprio nulla, ha a che vedere con le 76 assunzioni. Francamente mi chiedo come possano circolare certe notizie che non hanno alcun fondamento".

Ed invece il fondamento c'era. La conferma arriva dal fatto che già nel luglio 2014 i pubblici ministeri avevano formulato la richiesta di archiviazione, trasmessa dopo la pausa estiva all'ufficio del giudice per le indagini preliminari. E cioè prima che Ingroia bollasse come “bufala” la notizia lanciata da Livesicilia. Il Gip la settimana scorsa ha disposto l'iscrizione “coatta” dei presunti autori dell'abuso d'ufficio. Il fascicolo è tornato ai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Bernardo Petralia che dovranno dare seguito alle disposizioni del giudice. O forse lo hanno già fatto.

L'inchiesta penale si muove parallela a quella contabile. Il 15 maggio prossimo, davanti alla Corte dei Conti, Crocetta sarà chiamato a rispondere per un presunto danno erariale di 265 mila euro, Ingroia per 100 mila euro, così come l'avvocato dello Stato, Massimo Dell'Aira, che aveva firmato il parere favorevole sulle assunzioni. Ammonta a circa 50 mila euro ciascuno il presunto danno contestato agli ex assessori Scilabra, Valenti, Stancheris, Cartabellotta, Bonafede e Bartolotta. Ingroia definì la citazione a giudizio “ingiusta, insostenibile e abnorme sul piano giuridico e istituzionale”.

La partecipata regionale Sicilia E-Servizi fino a poco tempo fa era una società mista. La parte privata - la Venture - era composta da Accenture ed Engineering. Allo scadere delle convezione si profilò il rischio concreto di un maxi blocco informatico alla Regione. I 76 dipendenti, infatti, gestivano una serie di software e protocolli informatici. E così fu necessario cercare una mediazione che scongiurasse i disagi e tutelasse i posti di lavoro. La convenzione tra i privati e la Regione prevedeva, secondo il parere dell'avvocatura dello Stato, contestato dai finanzieri e dai pm contabili, il trasferimento, al termine del contratto, dei lavoratori “formati” tra i ranghi della pubblica amministrazione. Il cosiddetto “know how” doveva insomma passare alla Regione. Il nuovo commissario Ingroia si ritrovò a gestire una faccenda scottante. Risolta con la proposta di un'assunzione a tempo determinato per i 76 al termine di un periodo di prova di quattro mesi. Alla fine restarono fuori sedici lavoratori.

Ora secondo il Gip, sull'operato di Ingroia e dei politici deve indagare la Procura di cui lo stesso Ingroia è stato una pedina fondamentale prima di iniziare l'avventura politica naufragata assieme alla sua Rivoluzione civile. Lo stessa Procura a cui l'ex magistrato ha consegnato un esposto su un presunto giro di consulenze milionarie e collaborazioni senza contratti nella fase precedente al commissariamento di Sicilia E-Servizi, prima cioè che la Regione acquisisse tutto il pacchetto azionario della società. La stessa Procura che ha spesso ricevuto le visite di Rosario Crocetta che con Ingroia condivide oggi la “citazione” nell'informativa della finanza sulla base della quale il giudice ha disposto che il pm “iscriva i nomi, individuati dalla polizia giudiziaria, nel registro delle notizie di reato.