Tutti i deliri dell'Expo - Live Sicilia

Tutti i deliri dell’Expo

Distanze siderali e altri disagi. Ecco cosa non va nell'esposizione milanese

Un giorno a Milano
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MILANO – Expo 2015, cronaca di un delirio. Perché è questa la sensazione che ha un visitatore che decide di dedicare un po’ del suo tempo libero per andare a vedere l’Esposizione Universale di Milano. E se già nel giorno d’inaugurazione la nostra Regione ha dovuto scontrarsi con tutti gli intoppi di un cantiere ancora in corso, la pioggia battente, i servizi inesistenti, la logistica sbagliata, il sito impallato, i varchi d’ingresso bloccati, le coperture del cluster Biomediterraneo ancora smontate, i call center in tilt, l’organizzazione generale dei controlli e dell’accoglienza per nulla preparati e chi più ne ha più ne metta, al terzo giorno, in una domenica di cielo grigio e di folla già stanca prima di entrare ci fa sapere, tramite il portavoce dell’assessore Caleca, che “i problemi si stanno risolvendo, parola del Ministro Martina”. La Sicilia, che è presente a Milano con ben due differenti spazi, all’interno del cluster Bio Mediterraneo che accoglie 11 paesi e con la ‘Piazzetta Sicilia”, che accoglie gli acroliti di Morgantina Kore e Demetra: 11 milioni il costo della partecipazione della Regione. Al cluster Biomediterraneo, di cui è capofila la Sicilia, ieri e per tutta la settimana prossima, con madrina di eccezione l’imprenditrice Josè Rallo, si parlerà delle isole minori, partendo da Pantelleria e della coltivazione dei vitigni autoctoni dai quali nasce il famoso Passito. Oggi al cluster la giornata sarà dedicata alle Egadi, con un focus sulla cultura del tonno e della tonnara. Dopo i noti disagi dell’avvio, resta però più di un dubbio. Il primo è legato alla logistica e ai visitatori distratti e storditi dai chilometri che devono percorrere per raggiungere lo stand. In secondo luogo, l’Expo non è una fiera. La Sicilia a Milano prende parte a un’Esposizione Universale, che fin dall’anno della sua ideazione ha avuto come obiettivo quello di raccontare cultura, le tradizioni e le potenzialità di integrazione tra popoli tra loro enormemente diversi. L’Expo, vogliamo dire, non espone e vende prodotti, come qualcuno pensa, non è il Vinitaly, come ieri la signora Rallo sottolineava, né la sagra del carciofo. Desta quindi qualche perplessità trovare sparsi qui e lì stand che espongono vasetti di marmellate o di sughi al pistacchio.

 


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