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la scheda

Una legislatura e due condanne
La carriera di Franco Mineo



L'ex deputato regionale è stato accusato di essere prestanome della famiglia Galatolo. Per questo motivo e per peculato gli sono stati inflitti 8 anni e 2 mesi in primo grado. A suo carico anche tre anni, sempre in primo grado, per abuso d'ufficio.

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PALERMO - Il suo nome è finito sotto i riflettori della cronaca nel 2010. L'accusa era pesante: essere prestanome del clan Galatolo dell'Acquasanta. Poco meno di un anno fa, Franco Mineo per quella vicenda è stato condannato a otto anni e due mesi: nello specifico, all'ex deputato di Grande Sud, non rieletto alle ultime Regionali, il tribunale di Palermo ha inflitto tre anni e due mesi per peculato, un'accusa legata al presunto uso indebito di un'auto del Comune, e cinque anni per intestazione fittizia aggravata dall'avere favorito Cosa nostra. Secondo i pm Dario Scaletta e Piero Padova, Mineo avrebbe comprato alcuni immobili per conto di Angelo Galatolo. Un'accusa dalla quale si difenderà adesso nel processo d'appello.
In appello, però, Mineo dovrà difendersi anche da un'altra accusa. A suo carico, infatti, c'è anche un'altra condanna di primo grado, inflitta nella primavera dell'anno scorso per abuso d'ufficio: secondo la Procura, infatti, il politico avrebbe favorito alcune cooperative attive nei mercati comunali di Palermo. Il tribunale del capoluogo l'ha condannato a tre anni, ma anche in questo caso il politico - che per la stessa vicenda è stato condannato dalla Corte dei conti - ha fatto ricorso in appello.
All'Ars Mineo è rimasto per una sola legislatura. Da sempre vicino all'ala berlusconiana che fa capo a Gianfranco Micciché, all'Assemblea regionale fu eletto nel 2008 sotto la bandiera del Pdl, passando poi al Pdl Sicilia e infine a Grande Sud. Alle elezioni del 2012 ci riprovò, ma con scarsi risultati: la conta dei voti si fermò a quota 3.304, troppo poco per ottenere un seggio a Palazzo dei Normanni nella lista miccicheiana. Dalla quale, appena pochi mesi dopo, prese le distanze: “Micciché ci ha svenduti a Berlusconi”, disse alla vigilia delle Politiche. Un ultimo guizzo, poi un lento declino, sempre più lontano dalle cronache politiche. Sempre più lontano dai riflettori se non per la cronaca.