Formazione, arriva la class action | "Renzi commissari la Regione" - Live Sicilia

Formazione, arriva la class action | “Renzi commissari la Regione”

La diffida è stata firmata da oltre 500 lavoratori, rimasti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Le firme diventerano almeno il doppio nei prossimi giorni e verranno inviate a Palazzo Chigi: "E' un disastro. Il governo nazionale tolga quel settore dalle mani di Crocetta". (Nella foto, una delle manifestazioni di protesta dei lavoratori della Formazione)

PALERMO – Sono già 526 i lavoratori che hanno firmato il documento. Altri duecento aggiungeranno il loro nome la prossima settimana. Mentre altre firme continuano a piovere da ogni parte di Sicilia. È partita la “class action” dei dipendenti della Formazione siciliana. Un atto col quale viene chiesto esplicitamente al governo Renzi di commissariare la Regione nel settore dei corsi professionali.

Nelle dieci pagine, preparate dal legale Angela Maria Fasano, vengono passate in rassegna le responsabilità che i lavoratori addossano al governo regionale e agli enti di Formazione. Una complessa raccolta di riferimenti normativi e di presunte violazioni delle norme. Ma il “cuore” della class action è sostenzialmente quello: l’esecutivo ha fatto macelleria sociale. Non garantendo ai dipendenti degli enti le tutele previste dalle legge 24 del 1976 (quella che specifica il rapporto tra Regione, enti e lavoratori nel settore della Formazione) e dal contratto collettivo di lavoro.

A dire il vero, l’atto non è “tecnicamente” una class action, ma ne ricalca in tutto lo spirito e la forma. Un’azione collettiva, comunque. E quasi inedita. Che ha già raccolto l’adesione, come detto, di oltre 500 persone, rimaste senza occupazione e senza reddito a causa dei licenziamenti decisi dagli enti. “Ma le adesioni – spiega l’avvocato Fasano – aumentano al ritmo di venti al giorno. Già la prossima settimana, a Catania, verranno apposte altre 200 firme”. Diventeranno mille, probabilmente, già entro la fine del mese. Sul totale di circa 8 mila dipendenti dell’intero settore.

Perché adesso quei dipendenti chiedono il commissariamento? La Regione, a causa di omissioni ed errori, rischierebbe di non garantire i livelli minimi di un servizio che gli enti compiono “strumentalmente” proprio per conto dell’amministrazione regionale. Il governo, in particolare, si legge nella diffida, avrebbe omesso proprio il rispetto delle norme previste dalla legge del 1976. Con risultati fallimentari. “I dipendenti – si legge nell’atto – si sono così trovati “incastrati”: paradossalmente occupati, né sospesi, né posti in mobilità, non hanno diritto ad integrazione o al sostegno. Ma a pagare le conseguenze sono anche gli allievi e non solo quelli che hanno partecipato all’attività formativa 2012-2013 che non hanno potuto sostenere gli esami finali ma anche coloro che hanno partecipato alle azioni formative realizzate dagli Enti che hanno licenziato nei tre anni formativi dal 2010 al 2013 e non hanno ricevuto indennità di frequenza”.

Un disastro. E le “colpe” della Regione sul mancato pagamento degli stipendi erano state sottolineate in una recentissima sentenza del Cga che riguarda l’Enaip Asaform, ente difeso in quell’occasione dall’avvocato Gaetano Armao: “Le irregolarità retributive emerse nell’ambito della visita ispettiva – si legge in quella importante sentenza – non possono essere imputate, quanto meno integralmente, all’ente di formazione, e l’amministrazione avrebbe dovuto tenere adeguatamente conto, nelle valutazioni propedeutiche all’adozione della revoca, all’incidenza causale dei propri ritardi in fase di erogazione dei contributi rispetto alle irregolarità contestate”. Se l’ente non riceve i finanziamenti previsti, insomma, non può essere in grado di garantire gli stipendi.

Ma oltre ai lavoratori delle attività formative, praticamente a spasso e senza la mobilità, la diffida fa riferimento alla situazione dei 1780 lavoratori degli Sportelli multifunzionali “per i quali – si legge nell’atto – è stata trovata una soluzione tampone per soli 6 mesi con l’affidamento del servizio in house providing al Ciapi di Priolo” e a quelli dell’Obbligo formativo (i corsi destinati ai giovanissimi, per contrastare la dispersione scolastica dei ragazzi, altri “1.800 operatori coinvolti che non percepiscono la retribuzione da circa 20 mesi e che non hanno ancora ad oggi, certezze sull’avvio delle attività Dal 9 aprile scorso, – prosegue la diffida – il servizio di orientamento previsto da Garanzia Giovani, erogato dal Ciapi di Priolo con gli operatori degli ex sportelli multifunzionali, risulta sospeso. Questo blocco delle attività grava su tutti i giovani siciliani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, ma anche sui circa 1800 lavoratori della filiera dei servizi per il lavoro”.

E ancora, i ritardi nell’emanazione del nuovo Avviso per i corsi, dovuti anche alla bocciatura, voluta dai magistrati amministrativi, dei requisiti per l’accreditamento, finiranno per colpire ancora una volta i lavoratori che “rischiano – si legge nella diffida – di rimanesere senza un lavoro almeno fino alla fine di quest’anno. Se non di più. E col rischio anche di non poter ricevere una forma di sostegno, un ammortizzatore sociale”.

Quanto basta per chiedere l’intervento di Roma. E del resto, il Ministero dell’Istruzione e Formazione, dove il siciliano Davide Faraone ricopre il ruolo di sottosegretario, già nei giorni scorsi, facendo leva proprio sulla enorme quantità di segnalazioni giunte dalla Sicilia a Roma, ha “ventilato” l’ipotesi (il tema in quel caso era proprio quello dei corsi per l’Obbligo formativo, destinati ai giovanissimi).

Con una lettera inviata all’assessore Mariella Lo Bello e al dirigente Gianni Silvia, poche settimane fa, si è fatto riferimento proprio a quell’articolo 120 della Costituzione, che prevede il “potere sostitutivo” dello Stato nei confronti delle Regioni nel caso in cui queste ultime non fossero in grado di assicurare servizi essenziali. Una lettera alla quale l’assessore ha replicato puntando il dito verso il “collega” dell’economia Alessandro Baccei che non avrebbe garantito le somme necessarie in bilancio. E nella “class action” dei lavoratori si sollevano dubbi anche sul corretto utilizzo dei fondi europei, che attualmente finanziano i corsi di Formazione. Ce n’è abbastanza, insomma, per chiedere direttamente a Renzi: “Presidente del consiglio, tolga la Formazione dalle mani del governo Crocetta”. Già 526 lavoratori hanno firmato la richiesta. Diventeranno almeno mille, tra poco. È partita la “class action”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI