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La REgione

Dal "Bambin Gesù" al Rizzoli
Le convenzioni gradite ai privati



L'assessore Gucciardi annuncia: "Pronti a rivedere gli accordi con l'istituto di cardiochirurgia pediatrica e con quello di ortopedia". Contratti voluti dall'ex assessore Russo e costati alla Regione decine di milioni l'anno. Investimenti  che avrebbero dovuto ridurre i "viaggi della speranza". Ma i numeri raccolti dagli uffici di Piazza Ziino racconterebbero un'altra storia. Picciolo: "Azzerare la convenzione col Bambin Gesù sarebbe un autogol".

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PALERMO - Nemmeno l'intervento del cardinale Bertone ha consentito che si compisse il miracolo. Che i siciliani, cioè, smettessero di affidare le proprie speranze a viaggi verso gli ospedali d'eccellenza della penisola, e si potessero curare qui, entro i confini dell'Isola, dove negli ultimi anni hanno messo le tende alcuni colossi della Sanità.

“Stiamo riflettendo su quelle convenzioni”, però, afferma oggi il fresco assessore alla Salute Baldo Gucciardi. Tra gli uffici semideserti di Piazza Ottavio Ziino è già tempo di bilanci. L'ex capogruppo del Pd ha raccolto l'eredità di Lucia Borsellino e in questi giorni sta provando a fare conoscenza con le carte dell'assessorato alla Salute. Documenti che raccontano le spese enormi del settore, comprese quelle che riguardano le salate convenzioni che la Sicilia ha sottoscritto con alcuni gruppi che hanno scelto di investire nell'Isola. Convenzioni che costano circa 130 milioni di euro l'anno. Un investimento che rischia di aver fatto comodo – legittimamente, si intende – agli stessi istituti, ma non ai siciliani. Tra quelle carte che Gucciardi sta analizzando c'è anche una nota di Lucia Borsellino con la quale l'ex assessore sollevava seri dubbi sulla convenienza dell'accordo sottoscritto dal predecessore Massimo Russo con il Bambin Gesù di Roma per la gestione di un reparto di cardiochirurgia pediatrica a Taormina. Ma non solo. A scricchiolare, adesso, sarebbe anche la convenzione sottoscritta dall'ex pm con il Rizzoli che è stato chiamato a operare a Bagheria, in quella Villa Santa Teresa finita nelle indagini sulle infiltrazioni di Cosa nostra nella Sanità. Anche in quel caso, la convenzione non sarebbe conveniente per la Sicilia. Mentre anche l'altro gigante, l'Ismett, sorto grazie a una collaborazione con l'Università di Pittsburgh, è stato additato dallo stesso governatore Crocetta: costerebbe troppo, anche quello. Alla fine, però, con l'Ismett la soluzione è stata trovata attraverso una convenzione che ha leggermente peggiorato le condizioni per i privati. “Ma adesso – precisa Gucciardi – dovremo valutare alcuni aspetti puramente esecutivi, ancora da chiarire”.

A che servono queste convenzioni milionarie? Molto semplicemente, ad abbattere la cosiddetta “mobilità passiva”. A ridurre, insomma, i costi che la Regione siciliana è costretta a sobbarcarsi per ogni siciliano che decide di curarsi fuori dai confini dell'Isola. E questa finalità era chiaramente rintracciabile, ad esempio, dalle entuasiastiche dichiarazioni dell'allora assessore Russo, in occasione della stipula della convenzione col Rizzoli, l'istituto che dal 2012 si occupa dell'ortopedia d'eccellenza. "Quella ortopedica – diceva l'assessore - è la voce più pesante della mobilità passiva siciliana che costa 35 milioni di euro l'anno E' evidente che grazie alla prestigiosa collaborazione del 'Rizzoli' verrà invertito il trend della mobilità passiva”. Insomma, i siciliani avrebbero iniziato a curarsi a Bagheria. Un ottimismo che non sarebbe, stando a quanto filtra però dall'assessorato, stato confermato dai dati. Intanto, però, la Regione ha sborsato ogni anno somme notevoli. Nella convenzione stipulata con l’Emilia Romagna si legge che “la Regione Sicilia corrisponderà all’Emilia, già nei primi mesi del 2012, il 90 per cento di quanto stabilito, con un conguaglio finale in base all’effettiva produzione”. Si tratta di 16 milioni 907 mila euro per il primo anno, 20 milioni per il secondo, quasi 21 dal terzo anno in poi. Una convenzione di 9 anni, per un costo complessivo di circa 180 milioni. Il 90 per cento delle somme dovute alla Regione Emilia sarà anticipato al Rizzoli all’inizio di ogni anno. Secondo la convenzione, i costi includono: il personale, i servizi, gli alloggi e le spese viaggio per il personale del Rizzoli, i ticket pasti e l’aggiornamento professionale, l’assicurazione, le utilities, il materiale di consumo sanitario, il materiale economale, le prestazioni, le consulenze sanitarie, le convenzioni, la farmacia. Dirigente generale, negli anni in cui la Sicilia sottoscriveva l'accordo col colosso emiliano, era Maurizio Guizzardi, un esterno che aveva lavorato proprio a capo delle Usl di Bologna e Reggio Emilia. Una decisione che in quegli anni destò la reazione furiosa dapprima degli ortopedici siciliani (“Con questa convenzione la Regione, di fatto, è come se ci considerasse degli incapaci”), mentre qualche deputato dell'Ars (che di mestiere fa anche l'ortopedico) come Dino Fiorenza, prevedeva che “quella convenzione si sarebbe tramutata in un fallimento”. Un dubbio che adesso sembra essersi esteso anche all'assessorato. Che in questi giorni valuterà la convenienza economica dell'accordo.

Intanto, nero su bianco sono stati messi i dubbi riguardanti il Bambin Gesù di Roma. Una convenzione da circa 9 milioni di euro l'anno, oltre ai circa 10 milioni spesi per costituire a Taormina un centro di cardochirurgia pediatrica d'avanguardia. Anche questo, nelle intenzioni dell'allora governo Lombardo, avrebbe dovuto abbattere i viaggi della speranza fuori dalla Sicilia. Una inaugurazione, quella del centro di Taormina, “benedetta” persino dalla presenza del cardinale Tarcisio Bertone.

Del resto, pochi anni prima la Sicilia aveva perso l'apporto di un luminare come Carlo Marcelletti, che nel maggio del 2008 era finito agli arresti domiciliari con le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato, peculato e concussione e possesso di materiale pedopornografico. A novembre di quell'anno Marcelletti rassegna le sue dimissioni lasciando definitivamente l'Ospedale Civico di Palermo. “Ritenevo - si legge nella lettera d'addio - evidentemente erroneamente, che il mio indiscusso curriculum professionale potesse bilanciare l'attuale mia situazione processuale, nell'interesse superiore dei malati che, dal mio arrivo in Sicilia presso l'Azienda ospedale Civico, si erano in larga parte sottratti ai così detti viaggi della speranza”. Viaggi che dovevano essere “cancellati” dall'arrivo del Bambin Gesù di Roma.

Un risultato, stando ai dati che trapelano dall'assessorato e che sono stati messi nero su bianco in una nota dall'asssesore Borsellino, che non sarebbe stato centrato. Un esito in un certo senso prevedibile. Se già nel 2011, ad esempio, la Cgil medici siciliana denunciava: “Neanche un accenno di progettualità è rinvenibile su convenzioni come quella con Bambin Gesù di Roma, che vale 9 milioni di euro l'anno, o quella col Rizzoli di Bologna, da oltre 20 milioni annui”. “La Sicilia – raccontava sempre un altro 'facile' profeta come il deputato Fiorenza - aveva ottenuto dallo Stato 138 milioni di euro per creare tre poli di eccellenza: oncologico, pediatria e ortopedia a Palermo, Messina e Catania. Era una occasione storica". Il parlamentare ricorda che a Catania cominciarono anche i lavori per il nuovo ospedale, il San Marco. "E invece - attaccava Fiorenza - a un tratto sono state fatte altre scelte. La Regione ha abbandonato il progetto dei poli pubblici d'eccellenza e ha preso la strada delle convenzioni con i grandi ospedali privati". Fondi regionali "così sono stati destinati prima al Bambino Gesù di Roma per la pediatria a Taormina, poi al Rizzoli di Bologna per l'ortopedia a Bagheria". Affari per un valore di complessivo superiore ai 250 milioni di euro. “Ma adesso dobbiamo verificare se quegli accordi abbiano fatto bene ai siciliani”, insiste Gucciardi, facendo riferimento proprio al Bambin Gesù e alla possibilità, già ventilata da Lucia Borsellino, di sfruttrare un clausola della convenzione che consente, dopo il quinto anno di rivedere i termini dell'accordo. Perché i siciliani, nel frattempo, hanno continuato a viaggiare. Mentre la Regione continuava a sborsare cifre milionarie.

E negli ultimi anni, del resto, gli altri interventi dei privati sulla Sanità siciliana hanno finito per scatenare nuovi problemi e polemiche. È il caso del San Raffaele Giglio di Cefalù, ad esempio. Un’altra sperimentazione su cui tanto si era puntato, già prima dell’avvento di Russo. Ma la “succursale” di Cefalù ha fatto crac. Proprio mentre a Milano l’impero finanziario di Don Verzé si sgretolava sotto un mare di debiti, anche in Sicilia la situazione non era rosea. Pur non essendo direttamente collegati, di certo il riflesso della situazione milanese ha dato un’accelerata ai guai finanziari di Cefalù. Nel solo 2010, stando ai rendiconti della Regione pubblicati in Gazzetta Ufficiale, per il San Raffaele sono stati spesi poco meno di 65 milioni. Ma anche questa join venture si dimostrerà un fallimento. La sperimentazione gestionale con il Centro San Raffaele del Monte Tabor si concludeva il 2 luglio del 2013. Nel maggio dell'anno precedente, infatti, la nuova proprietà di Ospedale San Raffaele Milano, comunicava il recesso della convenzione, ritenendosi di fatto conclusa la sperimentazione gestionale. E adesso il Giglio è rimasto nel limbo. A costituirlo è di fatto una Fondazione, sebbene esso sia rientrato, di fatto, nell'alveo della Sanità pubblica. “Ma come si fa adesso – chiede ad esempio il presidente della commissione Salute all'Ars Pippo Digiacomo – a far confluire nel pubblico i rapporti di lavoro sottoscritti da un soggetto privato?”.

E le “scintille” tra pubbblico e privato hanno ovviamente caratterizzato il caso della clinica Humanitas. Il sì della Regione alla richiesta di ampliamento dei posti letto e della creazione di un nuovo centro oncologico a Misterbianco, nel Catanese, dava il via libera a un affare da circa 10 milioni di euro. Siamo in piena era Crocetta quando il governo che in quei giorni sbandierava l'importanza del settore pubblico, decide dapprima di bloccare, tra le polemiche, quell'affidamento ai privati. Salvo poi non opporsi al Tar che darà ragione al colosso della Sanità che aveva fatto ricorso. Il motivo per cui la Regione ha perso di fronte ai giudici amministrativi? Semplice: qualcuno aveva dimenticato di notificare alla clinica l'avvio della revoca dell'affidamento. Un errore da dilettanti del diritto, secondo tanti. Un errore troppo evidente per passare inosservato. Anche alla magistratura che dopo, ad esempio, le dichiarazioni dell'ex ministro D'Alia (il leader Udc aveva parlato di “errori suicidi” della Regione) aveva deciso anche di aprire una indagine. Intanto, i cantieri di Humanitas ripartono. Non lontano da Taormina. Lì dove il miracolo non si sarebbe compiuto. Nonostante i tanti milioni pagati ai privati per curare i siciliani nell'Isola, infatti, i siciliani hanno continuato ad affidare le loro speranze ai viaggi verso le altre Regioni.