Live Sicilia

un presidente impresentabile

I bluff del Crocettismo
Il populismo rivoluzionario di Saro



Capitolo settimo. Dal Muos all'eolico, dalle società mangiasoldi al reddito minimo garantito. L'ambientalismo e l'attenzione ai poveri, in questi tre anni, sono stati al centro degli annunci del presidente. L'ultimo, la creazione di un ospedale con Emergency. Ma oltre le parole, non c'è nulla.

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PALERMO - L'ultima, in ordine di tempo, è quella di un ospedale no-profit a Comiso, da mettere su insieme all'associazione Emergency. La più recente “sparata” populista del presidente della rivoluzione è questa. Rosario Crocetta ha fatto sapere che farà sorgere un ospedale “unico”, insieme all'Organizzazione non governativa di Gino Strada. Peccato che da lì, da Emergency, non giungano conferme sull'imminente apertura di questa struttura. Nessun accordo, infatti, sarebbe stato firmato tra il governatore e l'associazione umanitaria, nessun progetto sarebbe pronto, nessun investimento previsto. Nulla, l'ennesima sparata, appunto.

Buona per alimentare il fuoco fatuo di una rivoluzione mai compiuta. Anzi, naufragata nel mare dei bluff, delle bugie. Persino quelle pronunciate in buona fede. Ne sanno qualcosa le tante associazioni No-Muos che fino all'anno scorso protestavano contro il presidente della Regione. Il motivo? Semplice: Crocetta aveva promesso la chiusura dei cantieri del satellite militare statunitense considerato nocivo per la salute da diversi studiosi. Ma appena insediatosi, Crocetta ha dato il via a una manfrina di decreti e pareri, di verifiche e incontri con ambasciatori. Il cui risultato è stato uno: dopo la prima revoca, ecco la “revoca della revoca”: “Il Muos non fa male”. “Ma come?” protestavano gli abitanti di Niscemi, ricordando le promesse della campagna elettorale. Alla fine, i lavori del Muos verranno bloccati. Ma l'esito è solo un paradosso in una storia di paradossi: è stato il Tribunale amministrativo a bloccare tutto. Solo perché il governo Crocetta ha “materialmente” sbagliato l'atto con cui ha revocato il primo stop al Muos. Che quindi è rimasto vigente. E ribadito così dai giudici amministrativi con una sentenza nella quale non manca anche una modesta dose di ironia.

Un po' la storia delle pale eoliche. Il luogo adatto per la retorica rivoluzionaria, dove l'ambientalismo si incrocia con gli interessi della criminalità organizzata. “Basta, stop all'eolico”, disse Crocetta. Ignorando le norme. Le stesse che “costrinsero” l'allora assessore Nicolò Marino e il suo dirigente Maurizio Pirillo a riavviare le cosiddette “conferenze di servizio”. “Se qualcuno afferma – disse allora Marino – che la Regione possa davvero stoppare l'eolico, dice una bugia”. Da lì, ecco la solita “pezza”. Un delibera con la quale “segnare” il territorio, escludendo alcune aree dagli investimenti. Ma la legge che dovrà portare a questa “zonizzazione” prende polvere all'Ars. Ovvero: non c'è. Nessuna ha fermato il giramento di pale in Sicilia. E dal vento all'acqua il passo è breve. Anche la recente riforma approvata all'Ars sulla "pubblicizzazione" del sistema idrico lascia molti dubbi sugli effetti pratici della legge. Sul passaggio, cioè, da un principio enfaticamente enunciato: "L'acqua torna pubblica" alle ricadute reali. Un po' come era accaduto, del resto, con la riforma apparentemente "anti-casta" delle Province, rivelatasi una semplice operazione di mquillage che si è limitata a togliere il voto ai cittadini e a mutare la denominazione dell'ente.

Ma dovunque ti volti, ti imbatti nelle mosse di un Robin Hood goffo e pasticcione. “Chiuderò tutte le società partecipate”, disse Crocetta arrivando a Palazzo d'Orleans. Anche lì, bisognava mettere un sigillo alle aziende mangiasoldi, e destinare i risparmi ai poveri, al “popolo”. Man mano, Crocetta ha aggiustato un po' il tiro: ne lascio due, ne lascio quattro, ne lascio sei. È riuscito persino a non chiudere una società quasi chiusa come la Spi: “La liquidazione sarebbe troppo complicata” disse una volta all'Ars. Anche qui, la “sparata” fu a salve. Dopo quasi tre anni inizia a vedersi qualche primo passo. E nell'ultima finanziaria ecco spuntare l'ennesima “buona intenzione”. Un processo lungo e complesso che dovrà portare intanto al mantenimento di alcune aziende, poi alla verifica di altre, in seguito alla vendita delle quote societarie. Con calma, ovviamente. Nel frattempo, al vertice di quelle aziende ecco fedelissimi del governatore. In qualche caso – quello di Antonio Ingroia ad esempio – persino al vertice di una azienda già in liquidazione (l'ex pm arriva lì come liquidatore, appunto), poi “ripescata” nel mare delle aziende buone. Altro che chiudere i carrozzoni. Crocetta li ha persino resuscitati.

Pazienza. Non c'è rivoluzionario che non lotti contro il “vecchio” potere. E a parole, Crocetta da quel potere, quello cioè che faceva capo a Cuffaro prima e a Lombardo dopo, afferma di aver segnato un solco. Poi, vai a guadare meglio. E scopri che sono tutti lì. Che l'ex assessore alla Sanità (la Sanità, poi...) di Cuffaro, Giovanni Pistorio, è il nuovo assessore di Crocetta alla Funzione pubblica, che l'ex capo di gabinetto e Segretario generale di Lombardo, Patrizia Monterosso, è Segretario generale anche con Crocetta, che una sfilza di deputati ex lombardiani ed ex cuffariani (Dina, Ruggirello, Sudano, Totò Cascio, solo per fare alcuni nomi) sono nella sua maggioranza. Insieme a ex assessori di Lombardo come Michele Cimino, mentre gli stessi dirigenti in auge nelle scorse legislature sono rimasti alla ribalta anche con Crocetta. E la rivoluzione? Magari sarà tutta nel “reddito minimo garantito” promesso ai siciliani indigenti, in occasione di una roboante conferenza stampa. Non si ha alcuna idea, ovviamente, di quali capitoli di bilancio possano finanziare questo progetto, visto che i conti della Regione siciliana sono degni della quasi fallita Grecia. Ma si sa, chi fa la rivoluzione non può perdere tempo a far calcoli.