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Il voto dell'Aula

Trivelle, no dell'Ars al referendum
Pd vota contro, Udc: "Brutta pagina"


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L'aula non ha raggiunto il quorum e così la Sicilia non farà parte del gruppo di Regioni che proporranno il referendum abrogativo delle norme nazionalisull'estrazione di idrocarburi. Pd allineato al governo nazionale, maggioranza spaccata. Ardizzone: scelta incomprensibile. Documento: ecco come hanno votati i deputati

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PALERMO – Per l'Ars le trivelle non sono un problema.
E soprattutto per il Pd siciliano. Che in blocco oggi ha votato contro l'adesione della Sicilia al gruppo di Regioni che propongono il referendum abrogativo delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per la ricerca e estrazione di idrocarburi nel sottosuolo, previste nello 'Sblocca Italia' di Renzi e nel decreto Sviluppo. Allineati e coperti con i governi nazionale e regionale, i dem hanno affondato la proposta: l'Assemblea regionale non ha raggiunto il quorum di 46 voti favorevoli (la maggioranza più uno dei parlamentari, pari a 90) per i due quesiti relativi all'art.38 dello 'Sblocca Italia' e all'art.35 del decreto Sviluppo: il primo ha ottenuto 38 voti favorevoli, 16 contrari e 2 astenuti; il secondo 32 favorevoli, 15 contrari e 2 astenuti.

Chi ha votato no

“Feci bene a consegnare un cappello da petroliere texano a Crocetta che sta ancora seduto sulla più alta poltrona siciliana a rappresentarvi!”, commenta Valentina Zafarana dei 5 Stelle su Facebook. La grillina pubblica sul social network il foglio che riporta l'esito della votazione: a votare no i deputati del Pd (Crocetta incluso), due deputati del Megafono (Digiacinto e Malafarina), uno del Pdr (Lo Giudice) e uno dell'Mpa (Gennuso). L'unico deputato del Pd a votare sì è stato Nello Dipasquale, mentre il compagno di partito Panarello si è astenuto, con Maggio alla seconda votazione e con Giuffrida alla prima. Hanno votato sì invece i deputati di Sicilia democratica, Udc (la maggioranza quindi si è spaccata), Pid, M5S, Ncd, Lista Musumeci.

La maggioranza si spacca

Maggioranza divisa, dunque. E l'Udc si fa sentire, con toni molto critici: “Oggi è stata scritta una brutta pagina della storia del Parlamento siciliano. Contrari ed assenti dovranno rendere conto ai siciliani dell’isolamento della nostra regione rispetto ad un tema delicatissimo come quello della difesa della nostra terra e del nostro mare ”, affermano in una nota congiunta i parlamentari dell’Udc all’Ars Mimmo Turano e Margherita La Rocca Ruvolo commentando il mancato raggiungimento dei 46 voti favorevoli. “Fortunatamente – continuano i due esponenti dello scudocrociato – con la decisione assunta oggi dal Consiglio regionale della Sardegna sono state raggiunte le condizioni minime previste dall'art. 75 della Costituzione per poter proporre un referendum per l'abrogazione di alcune parti dell'art. 38 dello Sblocca Italia e dell'art. 35 del Decreto sviluppo”.

“Resta – concludono La Rocca Ruvolo e Turano - l’amarezza per un voto che ci allontana pericolosamente dallo sforzo comune delle regioni di riaffermare con chiarezza il principio della leale collaborazione con lo Stato e il ruolo che esse hanno di presidio democratico e di governo del territorio”.

Ardizzone: "Incomprensibile"

Interviene con una nota il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone: “E’ incomprensibile la scelta dell’Assemblea regionale siciliana di non accogliere la proposta di referendum abrogativo degli articoli 38 e 35 dei cd decreti ‘Sblocca Italia’ e ‘Sviluppo’, così come avanzato dalla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali. Quelle norme, infatti, rappresentano un attacco sostanziale alle nostre prerogative statutarie. Credo francamente, quindi, che il voto di oggi andrebbe decriptato nella sua interezza per capirne di più. Meno male che altri consigli regionali (Basilicata, Marche, Molise, Puglia e Sardegna) si sono già pronunciati, in questi giorni, a favore del referendum, per cui l’iter non si fermerà”.

Le critiche di 5 Stelle e Ferrandelli

Attaccano i deputati 5 Stelle: “Un gesto vile che porterà altri danni ambientali nelle nostre terre e nei nostri mari. “Grazie a questo ignobile Pd, – aggiungono i 14 deputati Cinquestelle all’Ars – la Sicilia sarà l’unica Regione a non opporsi alle trivellazioni”.

"Si può essere favorevoli o contrari alle trivellazioni in Sicilia, ma il voto dell'Ars di oggi contro il referendum #notriv conferma che questi qui, i deputati che sostengono Crocetta, sono allergici alla democrazia e soprattutto hanno una paura matta a dare la parola ai siciliani #tuttiacasa", scrive sui social network l'ex deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli. Duro anche Erasmo Palazzotto, esponente siciliano di Sel alla Camera, che parla di una Sicilia "svenduta per qualche barile di petrolio". Per Palazzotto "questo Parlamento e questo governo regionale dimostrano ancora una volta di lavorare per la tutela dei grandi interessi economici e non per la difesa degli interessi dei siciliani".

Le altre regioni e la "lezione" pugliese

Si sono pronunciate per il sì al referendum Basilicata, Marche, Puglia, Molise e Sardegna. L’Assemblea plenaria della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali nei giorni scorsi aveva votato all'unanimità, presente il presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, la predisposizione dei quesiti referendari.

Proprio ieri il consiglio regionale della Puglia, regione a guida Pd, aveva votato per il sì all'unanimità. “Appartenere a un partito – ha commentato il presidente della Regione Michele Emiliano, Pd – non significa accettare tutto quello che il vertice del partito ha deciso".