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Città metropolitana, elezioni mai annullate
E 54 sindaci si candidano per protesta


città metropolitana, orlando, Politica

Un gruppo di primi cittadini del Palermitano ha deciso di protestare contro l'immobilismo della Regione, che nonostante l'impugnativa di Roma non ha ancora fermato la macchina elettorale che prevede le elezioni il prossimo 29 novembre.

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PALERMO - Una valanga di candidature per protestare contro la Regione che, malgrado l’impugnativa di Roma, non ha ancora formalmente rinviato le elezioni per la città metropolitana fissate per il prossimo 29 novembre. L’iniziativa è stata presa a Villa Niscemi, nel corso di una affollata riunione autoconvocata dai sindaci nello studio di Leoluca Orlando: in 54 hanno deciso di lanciare la provocazione, chiedendo all’Ars di decidere e in fretta.

“Abbiamo deciso di dare una risposta forte alla mortificazione della dignità dei sindaci e delle amministrazioni comunali da parte del governo e dell'Assemblea Regionale Siciliana - scrivono in una nota i primi cittadini - In vista della scadenza per la presentazione delle candidature a sindaco metropolitano di Palermo, si è convenuto che ciascun sindaco presenterà la propria candidatura per protestare nei confronti dell'attuale stato confusionale di una Regione che tiene i segretari generali e le amministrazioni comunali nell'incertezza sulla legittimità costituzionale della legge, che a oggi ha ignorato l'impugnativa fatta dal Governo nazionale e che non ha fornito alcuna indicazione sul metodo di svolgimento di queste elezioni, che dovrebbero rappresentare un modello alto sia dal punto di vista istituzionale che dal punto di vista politico”.

Il governo nazionale ha impugnato ufficialmente la legge e la Prima commissione di Palazzo dei Normanni ha già votato le modifiche, anche se un provvedimento definitivo di Sala d’Ercole, complice il rimpasto, ancora non c’è. Tanto che Palazzo delle Aquile, in qualità di ufficio elettorale della città metropolitana, ha dovuto procedere lunedì alla trasmissione dell’elenco dei 1.328 elettori. Un paradosso, se si considera che la macchina messa in moto dovrà bloccarsi a breve. Da qui la mossa a sorpresa dei primi cittadini, pronti alle barricate.

Risultano aver aderito i sindaci di Alia, Altavilla Milicia, Altofonte, Balestrate, Baucina, Belmonte Mezzagno, BIsacquino, Bolognetta, Bompietro, Borgetto, Campofelice di Fitalia, Campofiorito, Camporeale, Capaci, Castelbuono, Casteldaccia, Castellana Sicula, Castronovo, Cefalà Diana, Cefalù, Chiusa Scalafani, Ciminna, Cinisi, Contessa Entellina, Corleone, Ficarazzi, Gangi, Giuliana, Godrano, Marineo, Mezzojuso, Monreale, Isnello, Isola delle Femmine, Lercara Friddi, Palazzo Adriano, Palermo, Piana degli Albanesi, Prizzi, Roccamena, Roccapalumba, San Cipirello, San Giuseppe, San Mauro Castelverde, Jato, Santa Cristina Gela, Santa Flavia, Terrasini, Torretta, Trappeto, Ventimiglia di Sicilia, Vicari, Villabate e Villafrati.

"Su convocazione del Segretario provinciale, Carmelo Miceli - si legge in una nota del Pd - si è tenuta, presso la sede del Pd di Palermo, una riunione con i sindaci democratici per analizzare ed affrontare la singolare situazione determinatasi a seguito della mancata approvazione, ad oggi, della legge di recepimento dei rilievi mossi dal Governo nazionale alla norma regionale recante disposizioni in materia di Città metropolitane e Liberi Consorzi. All'esito della riunione é emersa, in maniera inequivocabile la necessità di chiedere alla maggioranza "politica" che ha dato vita all'ultimo governo Crocetta di colmare immediatamente quel vuoto normativo che ha generato incertezze procedurali e, nelle ultime ore, ha spinto i sindaci ad avanzare la propria candidatura per una competizione elettorale che è nulla in partenza. Nessuna remora dunque ad affermare che la capacità e la credibilità politica del nuovo governo regionale sarà misurata attraverso la velocità con cui lo stesso riuscirà a fare chiarezza, in maniera definitiva, anche e soprattutto sul tema della governance delle aree vaste. Il Pd provinciale di Palermo e i Sindaci democratici, infine, avvertono la necessità di stigmatizzare qualsivoglia tentativo di speculazione politico/elettorale volto a far passare la legittima preoccupazione degli amministratori quale prova di una loro formale adesione a progetti o aspirazioni personalistiche".