Lo Voi resta procuratore di Palermo| Bocciato il ricorso di Lo Forte - Live Sicilia

Lo Voi resta procuratore di Palermo| Bocciato il ricorso di Lo Forte

Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi

Il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato la nomina del magistrato alla guida dei pm palermitani.

PALERMO – Sentenza del Tar annullata. Francesco Lo Voi resta procuratore di Palermo. Il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tribunale amministrativo regionale del Lazio che aveva bocciato la nomina. I giudici romani hanno rigettato in via definitiva il ricorso del concorrente, Guido Lo Forte, che aveva impugnato la delibera del Csm, confermando, dunque, la decisione di Palazzo dei Marescialli.

La scelta era caduta su Lo Voi nel dicembre dell’anno scorso. Poi, a maggio il ricorso di Lo Forte, procuratore di Messina, e Sergio Lari, allora capo dei pm di Caltanissetta e oggi procuratore generale nella stessa città. Lari, nel frattempo, ha rinunciato al ricorso.

Il cuore della questione stava nella motivazione della scelta di Lo Voi che, secondo i giudici amministrativi, difettava di logicità e razionalità. In sostanza il Csm non aveva spiegato in maniera logica perché avesse preferito Lo Voi agli altri due magistrati, più anziani e con più anni di servizio. Ora, il Consiglio di Stato bolla come contraddittoria la motivazione del Tar. Aveva due possibilità: confermare la sentenza del Tar, obbligando il Csm a motivare meglio la decisione oppure a tornare sui propri passi e scegliere un nuovo procuratore. Seconda possibilità: bocciare la decisione del Tar. E così è andata.

Nelle sedici pagine di motivazioni della sentenza i giudici romani spiegano che il Csm ha valutato le diverse esperienze maturate anche in ambito internazionale da Lo Voi, per anni membro italiano di Eurojust, nell’ottica di un giudizio complessivo e unitario che non poteva limitarsi solo all’esame dei ruoli ricoperti in incarichi analoghi a quelli a cui aspiravano gli altri partecipanti. La scelta del Csm, a dire del Consiglio di Stato, insomma, fu “coerente”.


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