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PALERMO

Antinoro, "non fu mafia"
Prescritta la corruzione elettorale


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Antonello Antinoro

L'ex europarlamentare era accusato di avere "comprato" 50 preferenze dal clan dell'Arenella.


PALERMO - È insussistente il reato di voto di scambio p
olitico-mafioso e arriva la prescrizione per quello di corruzione elettorale per l'ex europarlamentare del Pid Antonello Antinoro. Si chiude in appello la storia di un processo dal percorso tormentato.

In primo grado gli erano stati inflitti due anni e due mesi di carcere. In Tribunale cadde, infatti, l'ipotesi che Antinoro avesse chiesto e fosse, dunque, consapevole che i procacciatori di preferenze elettorali si muovessero con metodo mafioso. In appello, la situazione fu ribaltata e arrivò la condanna a sei anni. Quindi, la Corte di Cassazione stabilì che era necessario celebrare un nuovo processo di secondo grado.

Antinoro - difeso dagli avvocati Valerio Spigarelli, Giovanni Aricò, Giuseppe Cincioni, Marianna Viola, Marco Sabatino - ha sempre sostenuto di non avere avuto consapevolezza alcuna della caratura dei personaggi ai quali si era rivolto, solo ed esclusivamente, per affiggere i manifesti della sua campagna elettorale per le regionali del 2008.

Secondo il sostituto procuratore generale Nico Gozzo, invece, Antinoro aveva comprato i voti con la consapevolezza del peso mafioso degli uomini a cui si era rivolto. Sessanta preferenze al prezzo di 50 euro ciascuna. Una ipotesi che i magistrati in primo grado non ritennero veritiera, sostenendo che “non è possibile affermare se i voti procurati siano stati sessanta come ipotizzato dal capo d'accusa, o vero in numero inferiore o maggiore. E' altresì dubbio che ci sia stato una sorta di tarrifario pari a 50 euro a voto". Nelle motivazioni della condanna il Tribunale aveva tirato in ballo il presunto legame di Antinoro col boss Salvo Genova, gettando "una pesante ombra sulla personalità di Antinoro, screditandone l'immagine pubblica con un sospetto di disponibilità verso certi ambienti mafiosi, che va ben oltre il disvalore della condotta di corruzione elettorale accertata". Gli stessi giudici, però, non ritennero che ci fosse la prova dell'aggravante mafiosa e riqualificarono il reato di voto di scambio elettorale politico-mafioso in quello di corruzione elettorale.

In appello, però, l'ipotesi di voto di scambio politico-mafioso fu accolta. La ricostruzione dell'accusa si basava su due incontri avvenuti a marzo e aprile del 2008, prima dello svolgimento delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea regionale e del Parlamento, tra Antinoro e alcune persone, all'epoca incensurate, ma sospettate di essere legate a Cosa nostra: Agostino Pizzuto, Antonino Caruso, e Vincenzo Troia. Nel corso di quegli incontri Antinoro avrebbe promesso e poi pagato una somma compresa tra i 3000 e i 5000 euro".

La difesa tuonò contro l'accusa, spiegando, carte alla mano, che alcuni dei personaggi citati nella ricostruzione della Procura non andarono neppure a votare. Un paradosso. E bollarono come “falsa”, la storia messa in giro da Caruso dei soldi pagati da Antinoro. Un balla mai suffragata da riscontri. Dopo l'annullamento della condanna in Cassazione, oggi la nuova sentenza d'appello. Non sussiste il voto di scambio politico mafioso e per la corruzione elettorale arriva la prescrizione.

*Aggiornamento ore 19.28
Il collegio difensivo di Antonello Antinoro, ex parlamentare accusato di voto di scambio politico-mafioso, composto dagli avvocati Valerio Spigarelli, Giuseppe Cincioni, Marianna Viola e Marco Sabatini, precisa che "nel processo all'on. Antonello Antinoro è stata ritenuta insussistente l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso, riconoscendo in tal modo l'innocenza dell'imputato rispetto a questa contestazione".  La corte d'appello di Palermo ha dichiarato prescritto il reato di cui Antinoro era imputato.