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Palermo

Ondata inarrestabile di sbarchi
Battaglia impossibile dei pm


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Foto d'archivio

La Procura di Palermo ha ottenuto ottimi risultati, ma il fenomeno non si ferma.

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PALERMO - È una battaglia impossibile quella contro i trafficanti di uomini. Contro chi sfrutta la disperazione dei migranti per fare soldi. Prima era una sensazione, ora la certezza della sconfitta ha la forza dei numeri.

La Procura di Palermo ha creato un pool di magistrati che si occupa della tratta di esseri umani e di terrorismo. È stata anche potenziata con il numero dei pubblici ministeri - oggi sono nove - raddoppiato rispetto all'inizio. Ai sostituti vanno aggiunti il procuratore Francesco Lo Voi e l'aggiunto Maurizio Scalia. Gli investigatori hanno arrestato quasi duecento persone negli ultimi mesi, ma l'ondata di sbarchi non si è arrestata. Gli ultimi dodici scafisti poliziotti e finanzieri li hanno bloccati a Palermo, appena sbarcati e mimetizzati fra i disperati che fuggono da guerra e miseria.

Eppure le cronache parlano migliaia di arrivi in poche settimana sulle coste siciliane. I magistrati di Palermo hanno fatto un salto di qualità investigativo. Hanno iniziato a ragionare sul fenomeno guardandolo nel suo complesso e hanno scoperto che esiste una rete di trafficanti bene organizzata. Il resto lo hanno fatto le microspie. Facendo uno sforzo linguistico enorme, sono stati fermati alcuni rais della tratta, anche grazie alla cooperazione internazionale con i paesi dove vivevano.

Le cimici confermano che i primi ad esultare per gli arresti sono altri che, come quelli finiti in manette, fanno soldi a palate. L'intervento della polizia elimina la concorrenza, ma non arresta i flussi. Sul mercato la domanda resta enorme. I disperati partono dai paesi del Centro Africa (Eritrea, Etiopia, Sudan) o dal Magreb (soprattutto dalla la Libia) e raggiungono prima l'Italia (Lampedusa, Agrigento, Palermo, Catania, Roma, Milano), e poi il Nord Europa (Scandinavia, Regno Unito, Olanda e Germania). I centri di accoglienza sono ideali luoghi di passaggio per i migranti. I trafficanti a volte “comprano” i migranti da altri gruppi criminali che li hanno rapiti in Africa. Li schedano uno per uno, poi li rinchiudono nei magazzini, vittime di terribili violenze, infine li stipano sui barconi carichi all'inverosimile. Pagano fino a 5 mila dollari per raggiungere la Libia. Altri 1500 servono per la traversata verso la Sicilia dove entrano in gioco i complici. Sono loro che organizzano la fuga dai centri di accoglienza per poi spedirli nel Nord Europa. Un barcone può valere un anche milione di euro.

I pagamenti avvengono in contanti, su carte postepay o tramite servizi di trasferimento monetario (Moneygram e Western Union). Ed ancora tramite il metodo “hawala”. Il termine deriva da una parola araba che significa “cambiare” o “trasformare”. Tutto si basa sulla fiducia. Il cliente avvicina un broker hawala e gli consegna una somma da trasferire ad un destinatario che si trova in un'altra città. Il broker contatta un suo omologo presente nella città del destinatario, dà delle disposizioni sui fondi e promette di saldare il debito successivamente. Un sistema bancario parallelo che si basa sulle compensazioni.

Progressi enormi che hanno fatto conoscere meglio il mondo criminale con cui ci si confronta, ma al contempo hanno fatto emergere che la battaglia non si può vincere dal punto di vista investigativo. Le inchieste giudiziarie vanno avanti. Devono andare avanti anche perché rappresentano una sentinella contro, possibili ma al momento esclusi, episodi di terrorismo. Ma è sul piano politico internazionale che bisogna affrontare la questione.