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Il decreto

Sei ospedali in rosso: nuovi tagli
Sanità, un buco da 230 milioni


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Il Civico denuncia un deficit da quasi 80 milioni. Villa Sofia di 45. Dovranno colmare il disavanzo


PALERMO - Un buco da 230 milioni di euro. Creato da sei aziende sanitarie siciliane, che adesso dovranno chiedere un Piano di rientro di una durata non superiore ai tre anni. Tradotto: nuovi tagli negli ospedali siciliani, come se il resto non bastasse.

La fotografia di questo mega-deficit e di quello che appare come un fallimento gestionale di alcune aziende ospedaliere e sanitarie siciliane è tutta in un decreto dell’assessore alla Salute Baldo Gucciardi. Un lungo documento che cita, tra le altre norme, una ventina di commi dell’ultima legge di stabilità nazionale, nella parte in cui vengono previste, appunto, “le procedure per conseguire miglioramenti nella produttività e nell’efficienza degli enti del Servizio sanitario nazionale”.

Tra questi commi, appunto, la verifica dello “scostamento tra costi rilevati e ricavi determinati”. In una parola, il disavanzo delle aziende. A volte davvero enorme. È il caso dell’Arnas Civico di Palermo, guidato da Giovanni Migliore, dove lo “scostamento assoluto” tra costi e ricavi è del 36 per cento e sfiora gli ottanta milioni di euro (79,655 milioni di euro). Ma il “rientro” richiesto non sarà quello equivalente al disavanzo, ma quello che consentirà all’azienda di stare comunque dentro alcuni parametri ministeriali. Nel caso del Civico, la richiesta è di quasi 40 milioni di euro. “Avevamo segnalato mesi addietro – la denuncia del sindacato Cimo – il calo di produttività e l’incremento di costi al Civico. Adesso anche l’assessorato è costretto ad ammettere questo deficit che sarà difficile da ripianare in tre anni”.

Se il Civico piange, le altre aziende non ridono. Il disavanzo dell’azienda Villa Sofia-Cervello guidata da Gervasio Venuti, ad esempio, è di quasi 46 milioni di euro, con uno scostamento costi-ricavi di quasi il 20 per cento. Il rientro richiesto è di oltre 32 milioni. “Già nel febbraio del 2015 – insiste il Cimo – avevamo puntato il dito contro la gestione dell’allora commissario Sampieri. Avevamo stimato il deficit nel 2016 in 40 milioni. Abbiamo sbagliato: è ancora più grave”. Di poco inferiore, invece, il disavanzo dell’ospedale Papardo di Messina diretto da Michele Vullo: 43,5 milioni di euro (il rientro richiesto è di 21,8 milioni). Di quasi 38 milioni di euro invece il deficit del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania guidato Salvatore Paolo Cantaro (rientro richiesto di quasi 26,5 milioni). Un po’ meno grave invece la situazione del Policlinico palermitano diretto da Renato Li Donni (19,3 milioni di deficit, rientro richiesto di 13,5 milioni) e dell’Istituto Bonino-Pulejo guidato da Angelo Aliquò (5 milioni di deficit, tre da recuperare).

“Tutto questo – prosegue il Cimo - si innesta in un contesto di grave crisi degli Ospedali pubblici isolani e con una Rete Ospedaliera ballerina, un piano di riordino della Sanità siciliana atteso da tre anni e che ancora non vede la luce. Operazioni demagogiche con le quali si parla di tagli di “poltrone” primariali invece che di Posti Letto e Reparti come invece è nei fatti. E dopo anni di promesse di assunzioni e stabilizzazioni i concorsi restano una chimera, con Ospedali allo stremo con poco personale e non più in grado di dare le giuste risposte assistenziali. Come ciliegina sulla torta – prosegue il sindacato dei medici - arrivano adesso le novità contenute nei nuovi LEA che aboliscono alcune prestazioni sanitarie che da domani dovranno essere pagate di tasca propria dai cittadini. E infine i deficit riportati prima e i Piani di rientro”.

Per colmare o ridurre un buco complessivo di oltre 230 milioni. Di quei soldi bisognerà recuperare almeno 140 milioni. In tre anni, non di più. All’orizzonte i nuovi Piani di rientro. Ovvero, i nuovi tagli negli ospedali siciliani.