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Banche siciliane tra ombre e luci
Fondazione Sicilia entra in Igea


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Convegno sul sistema del credito. Dagli istituti legati al territorio, alle speranze di Irfis

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PALERMO - “Le banche siciliane sono in crisi”. La sentenza è stata emessa oggi durante un convegno organizzato a Palazzo Steri, nell’ambito delle iniziative della nona edizione delle “Giornate dell’Economia del mezzogiorno”. Un evento voluto, tra gli altri, dalla fondazione Curella, presieduta dal professore Pietro Busetta.

“A parte due casi sporadici - si legge in una che sintetizza i lavori di oggi - la Sicilia non ha più banche e l’intero sistema creditizio sta vivendo un momento di grande crisi oltre che di oggettiva trasformazione rispetto al mondo che cambia e alla globalizzazione che è ormai un dato di fatto”.

Ma insieme alle ombre, ecco anche qualche luce. Che Livesicilia aveva già descritto alcuni giorni fa. “Le banche siciliane - ha sottolineato il professore Pietro Busetta - sono state distrutte, a parte la Banca Popolare Sant’Angelo e la Popolare di Ragusa, che lavorano in house, tutte le altre sono state date via, la realtà la conosciamo tutti”. Un successo, quello della Popolare con sede a Licata e quella ragusana, legata molto anche alle famiglie “storiche”: i Curella, nel primo caso, e i Cartia nel secondo. Banche che hanno resistito anche grazie a un radicamento nel territorio d'origine.

“Quelle che abbiamo sul territorio e che riportano il nome Sicilia, - prosegue Busetta - di Sicilia hanno poco e niente. Speravamo – ha aggiunto - che la situazione potesse cambiare e invece non è cambiato nulla. Il sistema creditizio ha bisogno di grandi, medie e piccole aziende. Oggi bisogna ripensare al credito in Sicilia per consentire al sistema delle aziende di poter continuare ad avere accesso al credito per un sostegno concreto e efficace”.

Il riferimento, ovviamente, è al Banco di Sicilia, finito dentro la grande famiglia Unicredit, dopo i passaggi intermedi di Banca di Roma e Capitalia. Ma ad aggiungere tinte fosche al sistema del credito made in Sicily è anche la vicenda di Banca Nuova. Sono di pochi giorni fa le dimissioni in blocco dei componenti del Consiglio di amministrazione. Una decisione scaturita dal crac della Popolare di Vicenza, che controlla l'istituto lanciato in Sicilia dal manager di allora, Francesco Maiolini. Adesso, il futuro di Banca Nuova è nelle mani dei nuovi soci del Fondo Atlante, che avrebbero già individuato anche i nuovi amministratori, mentre per la banca di parla di una vendita (in ottobre è stata avviata una due diligence finalizzata proprio alla cessione) o di una fusione con Banca Apulia, che dovrebbe in qualche rispecchiare l'altra grossa fusione, quella tra la Popolare di Vicenza e la Banca Veneta.

Di fronte alla crisi di grossi protagonisti del sistema creditizio siciliano, ecco due novità. La prima è la nascita di Banca Igea, fondata proprio da Maiolini e operativa da pochi mesi: “Adesso – spiega lo stesso manager – bisogna dare alla banca il tempo di crescere”. E la crescita si sta traducendo, oltre che nell'attrazione di risparmiatori e investitori, anche nel coinvolgimento di soci di prestigio. Tra questi, come rivelato già una settimana fa, la Fondazione Sicilia, che una volta portava il nome, non a caso, di “Fondazione Banco di Sicilia”. Una Fondazione* potente e ricca, che da decenni è intessuta nella trama del credito siciliano.

L'altra grossa novità, è Irfis. Se ne è parlato ampiamente, nel convegno dello Steri, anche grazie alla presenza di Ettore Sanfilippo, responsabile dell'area organizzazione e di Patrizia Milito, responsabile area commerciale. “Abbiamo individuato – ha spiegato quest'ultima - nuove direttive di azione per venire incontro alle imprese con particolare riferimento a quelle agricole, a quelle che si occupano di turismo e alle start-up, assi fondamentali per la nostra economia legata al territorio. Ma qualsiasi nuova impresa che chiede a Irfis informazioni troverà anche un sostegno efficace attraverso lo strumento finanziario più adatto alla propria esigenza e al proprio settore”.

Anche perché Irfis nel frattempo ha cambiato pelle e anche guida. Quella che era una società partecipata della Regione è oggi un intermediario finanziario. Uno “status” confermato con la legge finanziaria del marzo di quest’anno. Il controllo è della Banca d'Italia. Resta da capire come si muoverà e quali saranno le reali potenzialità di un soggetto in grado di muovere, potenzialmente, grosse masse finanziarie. Ma che, essendo un intermediario, e non esattamente una banca, non può “raccogliere” i risparmi per poi investirli. Potrà contare quindi sulle somme messe a disposizione, appunto, dalla Regione. E da qui, alcuni dubbi sollevati soprattutto delle opposizioni al governo. Irfis rischia, potenzialmente, di essere uno strumento in mano alla politica: nel cda siede il Segretario generale di Palazzo d'Orleans Patrizia Monterosso e l'attuale assessore al bilancio del Comune di Catania, Salvatore Parlato. Uno strumento prezioso, l'Istituto, in un periodo in cui, proprio per la crisi cui si è accennato, l'accesso al credito è assai difficile. Irfis, poi, negli ultimi giorni è stato scosso dall'indagine sull'ormai ex presidente Rosario Basile, che ha scelto la via delle dimissioni. Il governo, socio unico, ha nominato al suo posto l'avvocato tributarista Alessandro Dagnino. Una scelta che ha ricevuto il plauso “traversale” della politica: da esponenti della maggioranza di Crocetta fino al commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Micciché. Basterà questo per fugare tutti i dubbi?

* Precedentemente avevamo attribuito la guida della Fondazione al professor Gianni Puglisi che da pochi mesi non è più invece il presidente. Puglisi è quindi del tutto estraneo all'operazione di ingresso della Fondazione tra i soci di Villa Igea. Ci scusiamo con i lettori e il diretto interessato.