Crocetta, Mentana e gli altri | Testimoni della frase che non c'è - Live Sicilia

Crocetta, Mentana e gli altri | Testimoni della frase che non c’è

Rosario Crocetta e Matteo Tutino

Giornalisti, politici e pm citati per le parole choc: "La Borsellino va fatta fuori come il padre"

PALERMO - L'INCHIESTA
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PALERMO – Dal presidente Rosario Crocetta all’ex magistrato, oggi avvocato, Antonio Ingroia. Dal segretario generale della Regione, Patrizia Monterosso, a una raffica di giornalisti illustri, a cominciare da Enrico Mentana.

È lunga la lista dei testimoni che gli avvocati della difesa sperano di portare nel processo sulla frase dello scandalo – “Lucia (Lucia Borsellino, ndr) va fatta fuori come il padre” -, pubblicata dal settimanale L’Espresso, ma la cui esistenza è sempre stata smentita dai magistrati. I legali chiederanno una nuova perizia su tutte le intercettazioni convinti di potere scovare la frase e dimostrare che quelle parole non erano frutto della fantasia dei due cronisti sotto accusa. Anche altre persone ne erano a conoscenza. Insomma, Piero Messina e Maurizio Zoppi non commisero una leggerezza, ma fecero di tutto per verificare la notizia. Di contro la Procura chiede la citazione per lo più di “addetti ai lavori”, e cioè magistrati e appartenenti alle forze dell’ordine.

Lunga in realtà è la lista presentata dagli avvocati di Messina, Carlo Federico Grosso e Fabio Bognanni, mentre il legale di Zoppi, Nino Caleca, chiede l’ammissione di un elenco ridotto all’osso: il capitano dei carabinieri del Nas Mansueto Cosentino, indicato dai giornalisti come la fonte della notizia; il giornalista de La Sicilia, Mario Barresi, che per primo scrisse delle intenzioni di fare fuori la Borsellino, ma con una connotazione esclusivamente politica; Giuseppe Montalto, coordinatore della segreteria particolare dell’assessorato regionale alle Infrastrutture, che, all’indomani della pubblicazione della notizia e delle smentite, accompagnò Messina da un ufficiale dei carabinieri, per cercare di tranquillizzarlo.

Più articolata la lista tesi di Messina. C’è Crocetta che, secondo il giornalista, in passato era stato messo al corrente di alcune inchieste pubblicate sul Settimanale. E c’è pure la Monterosso che sarebbe stata contattata affinché si attivasse per fissare un appuntamento con il governatore prima che l’articolo venisse pubblicato. Ci sono i giornalisti dell’Espresso, primo fra tutti l’ex direttore Luigi Vicinanza e il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, che quando si seppe della telefonata disse che Crocetta, per il colpevole silenzio, doveva dimettersi.

Infine c’è Antonio Ingroia “per riferire se e quali dichiarazioni abbia rilasciato a Messina in occasione delle sue inchieste giornalistiche sul mondo sanitario regionale e in particolare su quello attinente all’azienda Villa Sofia”. Nell’articolo incriminato venivano riportate le parole dell’ex magistrato: “Lo conosco da anni (si riferiva a Tutino, ndr) e sono stato io a presentarlo alla collega Sava. Nessun favore, quando si presentava in procura per sporgere denunce lo inviavo ad altri colleghi”. Domani il giudice Claudia Rosini, nel corso della prima udienza del processo deciderà quali testimoni ammettere.

 


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