Renzi, la direzione e le dimissioni | Mattarella "spiazza" Grasso e Alfano - Live Sicilia

Renzi, la direzione e le dimissioni | Mattarella “spiazza” Grasso e Alfano

Il Sicily game della crisi. Il segretario del Pd dal Capo dello Stato dopo l'intervento al Nazareno.

Il dopo-referendum
di
4 min di lettura

PALERMO – Prima di salire al Quirinale ha parlato per una ventina di minuti al Nazareno, in una direzione che ha visto solo il suo intervento, ma che è stata trasformata in una “direzione permanente”. Matteo Renzi, quindi, si è recato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per rassegnare le sue dimissioni. Siamo ufficialmente entrati nella crisi di governo. E lo stesso premier dimissionario ha indicato la strada ai suoi “compagni” Dem.

Un governo di tutti, o elezioni subito. Questa l’idea di Renzi che verrà poi espressa appunto al Capo dello Stato. “Propongo – ha detto – una linea politica a questo partito: non abbiamo paura di niente e di nessuno, pertanto se le altre forze politiche vogliono andare a votare subito dopo il 24 gennaio lo dicano chiaramente. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti”. E la proposta va in quella direzione: “O si va a votare dopo la sentenza della Consulta – ha detto Renzi – o se invece vogliono un nuovo governo che affronti la legge elettorale ma anche gli appuntamenti internazionali il Pd è consapevole ma non può essere il solo. Anche altri devono caricarsi il peso almeno in parte perché è difficile sostenere che noi in nome della responsabilità veniamo tratteggiati come, cito, ‘il quarto governo non votato dal popolo’, ‘il quarto dopo il colpo di stato del 2015’, ‘il governo figlio di un parlamento illegittimo o ‘il terzo governo di trasformismo di Alfano e Verdini”.

Renzi ha poi proposto, per portate avanti le consultazioni, una “delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari, dal presidente del partito e dai due capigruppo di Camera e Senato”. Il vicepresidente incaricato, d’accordo con l’altra “numero due” Debora Serracchiani, sarà Lorenzo Guerini. “Propongo – ha aggiunto Renzi – che la direzione sia convocata in maniera permanente per consentire alla delegazione di riferire in qualsiasi momento eventuali elementi di novità, per discutere in modo chiaro. Qui non ci sono scelte scodellate, il Pd non fugge dalla democrazia, dalla trasparenza e ha l’abitudine di non fuggire nemmeno dallo streaming”.

Governo di tutti o elezioni subito, quindi, dice Renzi. Ma questa seconda ipotesi sembra essere stata scartata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha allontanato lo spettro delle elezioni-flash, invocate in diretta televisiva anche da Angelino Alfano e che sembra voler puntare a un governo nuovo e largo, ma con Matteo Renzi ancora al timone. Si allontana così, per il momento, l’ipotesi Piero Grasso. Anche se le parole del premier uscente alla direzione del Pd non sembrano andare verso l’accettazione di un nuovo incarico.

Il contropiede di Mattarella

Ma ovviamente nulla può essere dato per scontato. Ma si parte da un dato, fissato dalle date. Quella, ad esempio, relativa alla pronuncia della Corte costituzionale sull’Italicum: la Consulta ha fatto sapere che se ne parlerà il 24 gennaio e che la pubblicazione giungerà solo a febbraio. Come si fa, quindi, avrebbe fatto sapere Mattarella a Renzi, ad andare al voto a febbraio, come Angelino suggeriva, col rischio di vedersi piombare in piena campagna elettorale una nuova bocciatura, come è avvenuto – dopo anni, però – col Porcellum?

Semmai, di una legge elettorale nuova, l’Italia avrebbe bisogno. Anche per rendere omogeneo il voto tra le due Camere, che sono rimaste entrambe in piedi, dopo il no alla proposta di riforma Boschi-Renzi. E allora, calma e sangue freddo. Mattarella ha subito spento le velleità renziane e alfaniane. Il Ministro dell’Interno, anzi, ha dovuto quasi correggere il tiro, rimettendosi alla saggezza del primo inquilino del Quirinale. Del resto, mentre Alfano gonfiava il petto, manco fosse a capo di un dieci, venti per cento, la sua Alleanza popolare perdeva pezzi. L’Udc di Cesa (che non è poi quello di Casini), staccava la spina e andava via: magari verso il centrodesta “tradizionale”, così lontano dal centrodesta “nuovo” scivolato a sinistra.

L’altro siciliano invece non si espone, ma resta alla finestra. Piero Grasso è una ipotesi, ma non sarebbe quella preferita da Mattarella, che preferirebbe riaffidare le chiavi del governo a Matteo Renzi. Ma l’ex giudice del maxiprocesso ha ancora qualche speranza, soprattutto se Matteo Renzi insisterà per uscire di scena e concentrarsi sulle prossime elezioni. Almeno secondo il quotidiano La Repubblica: “Di fronte a dimissioni irrevocabili è Pietro Grasso – scrive – in pole per la successione”. Ma per il momento, il conterraneo Mattarella non sta pensando a lui.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI