"Voleva cambiare il Dna del figlio"| Indagato confessa e accusa Basile - Live Sicilia

“Voleva cambiare il Dna del figlio”| Indagato confessa e accusa Basile

Rosario Basile

Parla un ex consulente del patron di Ksm. Contatti con agenti segreti svizzeri e israeliani.

PALERMO - L'INCHIESTA
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PALERMO – Più che un’inchiesta è una spy story. Un indagato confessa e spunterebbe un tentativo, non riuscito, da parte di Rosario Basile di modificare i dati della perizia sul Dna per evitare di riconoscere il figlio nato dalla relazione con l’ex dipendente che lo ha denunciato.

La confessione di un consulente rischia di complicare la posizione del patron di Ksm. Salvatore Lo Presti, pure lui indagato, ammette di avere partecipato alla falsificazione di un documento consegnato da Basile ai magistrati per tentare di discolparsi dall’accusa di avere minacciato l’ex dipendente. Si tratta dei tabulati telefonici che servirono per giustificare il licenziamento della donna, accusata di avere tradito la fiducia dell’azienda intrattenendo una relazione con un altro dipendente. La prova consisteva in una perizia di parte in cui venivano riportati i presunti contatti fra i due. Secondo il pm Siro De Flammineis, altro non era che un’attività di dossieraggio costruita a tavolino dall’indagato con l’obiettivo di screditare la figura della donna.

Lo Presti ammette di avere firmato la perizia senza avervi mai lavorato. Certificò il documento in cui venivano descritti contatti mai avvenuti senza conoscerne il contenuto. Al pm Lo Presti riferisce di averlo fatto per ottenere, con la sua azienda informatica, una consulenza dalla Ksm per ottocento euro al mese. Era in difficoltà economiche e gli servivano i soldi. Lo stesso consulente che lavora a Caltanissetta aggiunge pure che Basile gli chiese di alzare il tiro. Avrebbe dovuto accedere in maniera pirata nel software del Policlinico dove erano registrati i dati della perizia sul Dna del bambino che ha attribuito la paternità a Basile con una percentuale che supera il 99 per cento. Lo Presti in questo caso avrebbe, però, millantato capacità che non possedeva. Il reato, dunque, non sarebbe stato commesso. Si sarebbe rimasti alla non punibile istigazione a commetterlo. Ecco perché la vicenda, nonostante sia ricostruita nell’avviso di conclusione delle indagini notificato a Basile, non ha fatto scattare alcuna contestazione da parte della Procura. Stessa cosa per quanto dichiarato da un altro investigatore privato con una società in Svizzera e contatti con i servizi segreti israeliani con cui Basile si sarebbe limitato a sondarne la disponibilità.

Nei giorni scorsi, dopo che era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini, la Cassazione ha respinto il ricorso del pubblico ministero contro l’ordinanza con cui il Tribunale di Palermo aveva annullato la misura cautelare per istigazione alla corruzione. Durissime erano state le parole di uno dei legali di Basile, l’ex pm Antonio Ingroia: “Ci auguriamo ora che di fronte ad una pronuncia così chiara e netta, la Procura di Palermo si renda conto del grave errore commesso e torni sui suoi passi, chiedendo scusa a Rosario Basile e riconoscendogli il ruolo che gli compete in questa triste vicenda: la vittima e non certo l’imputato da processare a tutti i costi”. La confessione di Lo Presti contribuirebbero a descrivere un quadro diverso sull’imprenditore che a seguito dell’inchiesta ha lasciato tutte le cariche societarie.


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