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Il caos dei governi

Sulla ruota di Crocetta esce il 47
Gli assessorati come porti di mare


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Luigi Bosco e Rosario Crocetta

Luigi Bosco è solo l’ultimo componente delle giunte regionali. In sette hanno guidato le Infrastrutture. Le storie.


PALERMO - E fanno 47. Numero tra i meno amati nella cabala e nella smorfia napoletana. Ma tant’è:
Luigi Bosco è il quarantesettesimo assessore del governo di Rosario Crocetta. Un record che fa rima con “fallimento”. E un dato che rappresenta, più di ogni altro, il caos di questa legislatura.

Perché nemmeno la confusa legislatura di Raffaele Lombardo arrivò a tanto. Mentre gli assessori dei due governi Cuffaro, in sette anni, furono poco più della metà di quelli nominati dal governatore gelese al ritmo, in media, di uno ogni 35 giorni. Roba da guinnes.

L’arrivo di Bosco alle Infrastrutture, tra l’altro, certifica un altro piccolo primato nel primato grande dell’oceanica compagine assessoriale di Crocetta. L’ingegnere catanese è infatti addirittura il settimo assessore alle Infrastrutture e trasporti di questa legislatura. In pratica, si sono dati il cambio più o meno ogni otto mesi. A dimostrare l’assoluta mancanza di alcun progetto politico sul tema fondamentale delle strade e dei trasporti. Un assessorato, poi, dentro il quale è “esploso” il caso dell’indagine sui rapporti tra la politica e i padroni degli aliscafi. Indagine che ha coinvolto lo stesso governatore.

Ma prima ancora di queste vicende, l’assessorato era stato comunque una specie di porto di mare. E allo stesso tempo, il teatro di una vera ipocrisia politica, dal primo all’ultimo assessore, da Pistorio a Nino Bartolotta. È stato quest’ultimo a inaugurare le Infrastrutture dell’èra Crocetta. Un uomo politicamente vicino, ed era noto a tutti, all’ex segretario regionale del Pd Francantonio Genovese. Lo stesso che è stato oggetto di critiche dirette o indirette da parte dello stesso governatore, dopo gli scandali sui “corsi d’oro” nella Formazione. Le stesse inchieste che portarono, per ragioni di opportunità, alle dimissioni dell’allora capo e vice-capo di gabinetto di Bartolotta, proprio per la vicinanza con quel mondo. Rapporti che evidentemente non erano noti al solo Crocetta. Dopo il primo rimpasto e l’interim di Crocetta, sarà il turno di Nico Torrisi: sei mesi o poco più di lavoro, ed ecco che salta tutto per aria di nuovo. In giunta entra, in quota Udc, Giovanni Pizzo: resterà poco anche lui, per lasciare il posto al collega che vantava già una esperienza nel governo di Totò Cuffaro, ovvero Giovanni Pistorio. Che giungeva, tra l’altro, dopo essere passato da un altro assessorato, quello alla Funzione pubblica dove prima era stato anche il segretario particolare del suo predecessore, Ettore Leotta.

Insomma, c’è da far girare la testa. Poi, come è noto, Crocetta ha letto le intercettazioni con le frasi da caserma del suo assessore, ma soprattutto nella mente del governatore, dopo quattro anni e dopo quel passato, ha iniziato a serpeggiare l’idea che l’assessore Pistorio non fosse poi così ostile all’ex governatore Cuffaro. Una intuizione fulminante che ha creato il “caso politico”, lo strappo con l’assessore catanese e l’arrivo, sempre da Catania e direttamente dalla giunta di Enzo Bianco, di Luigi Bosco, un militante del Megafono. Ossia il partito del governatore che esiste solo in alcune sporadiche oasi della politica siciliana.

E dire che altrove e in altri momenti, le parentesi cuffariane dei suoi assesori non avevano poi fatto saltare sulla sedia il presidente della rivoluzione. Alla Famiglia, ad esempio, la prima giunta di Crocetta presentava Ester Bonafede. Che evidentemente aveva nascosto molto bene il fatto di essersi persino candidata alle elezioni regionali in una lista a sostegno di Totò Cuffaro. Non a caso, molti mesi dopo dopo l’addio alla giunta, l’ex soprintendente della Foss è tornata nell’alveo del centrodestra siciliano e ha anche sostenuto il candidato al Comune di Palermo Fabrizio Ferrandelli, appoggiato anche da Forza Italia e dagli uomini di Cuffaro. Allora, però, Crocetta non se ne accorse. Ma anche quell’assessorato sarà assai “frequentato”. Da lì passeranno il renziano (anzi, il faraoniano) Giuseppe Bruno, poi Bruno Caruso che rappresentava l’aria del Pd più “di sinistra”, poi interim di Crocetta, e la nomina di Gianluca Micciché, l’assessore “investito” dallo scandalo dei fondi per i disabili. Dopo le dimissioni al suo posto Carmencita Mangano, che si è opposta alla scelta del partito di lasciare il governo, diventando a tutti gli effetti una fedelissima del governatore. “Io sono un tecnico”, ha risposto, dopo essere stata indicata in giunta dall’Udc. La sesta, in quell’assessorato.

Già, sempre l’Udc. E quell’ombra di cuffarismo che Crocetta non aveva colto nemmeno in Patrizia Valenti che eppure aveva, non certo sotto mentite spoglie, rivestito il ruolo di capo della segreteria tecnica del governatore di Raffadali. Sarà lei a iniziare le danze nell’assessorato alla Funzione pubblica. Seguiranno l’assessora per un mese (o poco più) Marcella Castronovo che andrà subito via per questioni personali, il magistrato in pensione Ettore Leotta che invece lascerà per motivi di viabilità (era crollato il ponte che univa la sua Catania a Palermo), il già ampiamente citato Giovanni Pistorio e infine Maria Luisa Lantieri. A chiudere un cerchio. Quello degli ex cuffariani, ovviamente.

Tre assessorati-esempio quelli delle Infrastrutture, Famiglia e Funzione pubblica. Ma ogni ramo di questa amministrazione è stato attraversato manco fosse l’area “arrivi” di un aeroporto. A volte, per un viaggio di poco più di un mese. Della Castronovo abbiamo già detto, ma lo stesso di può dire di Piergiorgio Gerratana, consigliere comunale del Siracusano chiamato proprio in piena campagna elettorale-bis per le Regionali. Un arrivo che coincise con la “cacciata” di Maria Rita Sgarlata, “mascariata” per un caso inesistente di abusivismo. La nomina di Gerratana portò l’allora deputato del Pd Bruno Marziano all’annuncio di una denuncia nei confronti di Crocetta per “voto di scambio”: quella nomina avrebbe influenzato la ripetizione delle elezioni. Tutto dimenticato, perché anche Marziano, alla fine, entrerà nel “lotto” di Crocetta, alla ruota “Formazione professionale”. Esempi, perché è impossibile tirare le fila di una legislatura in cui le segretarie particolari diventavano assessori (Michela Stancheris), dove un ex pm atteso come un messia veniva messo alla porta dopo qualche polemica con Confindustria (Nicolò Marino), dove in giunta uno vicino all’altro si sono seduti un quasi sempre assente scienziato di fama mondiale come Antonino Zichichi e una studentessa di giurisprudenza come Nelli Scilabra, cantanti come Franco Battiato prima dell'avvento dei politici, da Cracolici a Gucciardi. C’è da perdersi, nel Bosco degli assessori di Crocetta. E già si attende, su tutte le ruote, il numero 48. E la “smorfia”, anche in questo caso, suggerisce qualche scongiuro.