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La mancata parifica

Cause pendenti e partecipate
Conti, la strategia della Regione


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Baccei ha illustrato alla giunta le mosse del governo in vista del 10 luglio. Le “spine” dei contenziosi e delle spa: servono 100 milioni.

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PALERMO - Adesso, con la nomina di Giovanni Bologna c’è anche, e a tutti gli effetti, il Ragioniere generale. Il governo Crocetta così ha messo in moto le macchine in viste del
contraddittorio con la Corte dei conti che si concluderà il 10 luglio, dopo la sospensione della parifica del bilancio. E oggi, in occasione della giunta di governo, l’assessore all’Economia Baccei ha anche illustrato alcuni di questi passaggi.

In particolare, la Regione è chiamata a rispondere sulla creazione o sull’entità di alcuni accantonamenti. Somme che, per ragioni di prudenza, il governo è chiamato a “mettere da parte” in alcuni specifici fondi. Quattro, in particolare, i tasti dolenti. Si tratta dei fondi per i cosiddetti “residui perenti”, per i contratti derivati, per il rischio contenziosi e per le perdite delle società partecipate.

“Siamo certi – spiega Baccei – di poter fornire alla Corte i chiarimenti richiesti, che sono di natura strettamente tecnica”. Un Fondo, ad esempio, per la Regione non è necessario: le somme relative ai residui attivi (somme iscritte in bilancio come entrate, ma non ancora riscosse), infatti, andrebbero coperte dalle entrate ordinarie. Sui contratti derivati (sottoscritti nel 2005 e che in molti casi si chiuderanno tra tre o quattro anni), “siamo convinti – spiega Baccei – che le somme attualmente previste, corrispondenti al 50 per cento del rischio, siano sufficienti”. In questi due casi, quindi, la giunta di Crocetta non intende modificare nulla.

Altra storia, invece, è quella legata ai fondi per le partecipate e per i contenziosi. In questo caso, la Regione si prepara ad accantonare una somma complessiva di circa 100 milioni di euro. “Ma non significa – spiega Baccei – che opereremo tagli o che servirà una manovra correttiva. Avendo infatti ottenuto un abbattimento del disavanzo di 1,1 miliardi, ci limiteremo a ridurre questo abbattimento”. In pratica, il disavanzo sceso dai 7 miliardi a 5,9 miliardi, risalirà fino a circa 6 miliardi di euro.

Aspetti tecnici e contabili, quindi, che non dovrebbero avere, per il governo, alcun effetto sulle spese della Regione e che non comporterebbero un nuovo intervento legislativo. Ma i lavori in questi giorni saranno molto intensi. Perché bisognerà presentare alcuni dati richiesti dalla Corte. Sulle società partecipate, ad esempio, il governo spiegherà che è già esistente un fondo destinato alla “ricapitalizzazione”. Da quello la Regione avrebbe attinto in caso di perdite delle aziende regionali. E lì sono già presenti 5 milioni di euro. A questi, però, il governo ne aggiungerà una decina, sulla base di alcuni calcoli legati alle perdite medie di queste società.

Altro tema, quello legato ai contenziosi: il governo dispone di una stima di massima, ma è assai difficile oggi operare uno screening delle migliaia di cause pendenti della Regione. Alcune, anche molto “pesanti”, come quella, solo per fare un esempio, tra la Regione e gli ex soci privati di Sicilia e-servizi: un contenzioso da 100 milioni di euro. Il Fondo richiesto dalla Corte, quindi, scongiurerebbe il pericolo che, in caso di sconfitta in tribunale, la Regione non abbia la liquidità necessaria. In questo caso, c’è già una stima: il governo prevede un accantonamento di circa 90 milioni di euro. Che peggiorerà il disavanzo. Ma che, questa la speranza della Regione, non costringerà il governo a tagli dolorosi o a nuove manovra di assestamento.