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Un governo surreale

Contro Crocetta, ma seduti con lui
È la danza di partiti e assessori


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Il Pd invoca "discontinuità". Alfano 20 giorni fa: "Vermiglio andrà via presto". Sicilia Futura vuole "dimenticare".


PALERMO - “Un risultato che certifica ancora una volta l’ottimo lavoro svolto dall’assessore regionale al ramo, Carlo Vermiglio”. Così, il
23 giugno, esultava il vice capogruppo all’Ars di Alternativa Popolare, Enzo Fontana. Applausi, applausi all’assessore che ricostituiva, dopo tanti anni, il “Consiglio regionale dei beni culturali ed ambientali”. Organo collegiale “di grande rilevanza - proseguiva Fontana - per tutto il territorio isolano, il quale giaceva tre le pastoie burocratiche sin dal lontano 2009". Anni bui, per la Sicilia, senza quel fondamentale comitato, finalmente rinato.

Un risultato che è solo un segno, per gli alfaniani dell’Ars, dell’ottimo lavoro svolto da Vermiglio. Lo stesso assessore di cui aveva parlato, meno di una settimana prima, il leader del movimento centrista, l’altro agrigentino (come Fontana), Angelino Alfano. Così il ministro degli Esteri rispondeva - all’agenzia Italpress - a chi gli chiedeva se intendesse uscire dal governo Crocetta: “Non abbiamo politicamente da che uscire, visto che non abbiamo mai indicato alcun assessore politico nella giunta Crocetta. Oggi - aggiunge Alfano - il nostro coordinatore regionale, Giuseppe Castiglione, ha proposto la chiusura di questa stagione, mai iniziata, e quindi anche il tecnico venuto fuori dalla nostra area, si dimetterà al momento in cui avrà completato alcuni piani. Si tratta di giorni, al massimo settimane, ma questo lo valuterà lui perché non può lasciare atti pendenti". Era il 17 giugno scorso. Una settimana prima del “brindisi” di Fontana. Tre settimane fa.

Giorni, al massimo settimane, assicurava Alfano. Giusto il tempo di completare alcuni piani. Piano piano. E intanto, Vermiglio è sempre lì. Assessore di padre (politico) ignoto. Con le valigie pronte, nonostante gli applausi dei deputati. Ma ancora in giunta. È, questo, il “caso simbolo” di un governo surreale. Composto da assessori i cui partiti di riferimento urlano al “dopo Crocetta”, rinnegano questa esperienza politica. Ma che sono ancora tutti lì, ben saldi, sulla poltrona dell’esecutivo.

Prendi Maurizio Croce. Pochi giorni fa c’era anche lui, quando il movimento Sicilia Futura di Totò Cardinale si è riunito per discutere dei risultati amministrativi. Alla fine, ecco un corposo documento, nel quale, oltre alle altre cose, si faceva riferimento al prossimo candidato per le Regionali: “Non si è interessati – hanno fatto sapere - a candidati “Primi Attori” che rifiutano aprioristicamente l'interesse a  tenere unita la coalizione e di fare squadra, come già successo nel recente passato”. Recente passato? A chi si stavano rivolgendo gli uomini di Sicilia Futura? La risposta, forse, può essere facilmente rintracciata da un altra presa di posizione. Di quello che è il segretario regionale di Sicilia Futura, Nicola D’Agostino: “Il Titanic è affondato - ha detto - ma Crocetta & C. fanno finta di nulla. Non vediamo l'ora di votare e metterci alle spalle questa incredibile stagione politica". Incredibile, certo. Ma intanto Croce è sempre lì, in giunta. A rappresentare un movimento che di Crocetta non ne può più.

Ma quello dell’assessore al Territorio non è nemmeno il paradosso più evidente. Mentre passava, da un governo giunto al quarantasettesimo assessore, il nuovo responsabile delle Infrastrutture Luigi Bosco, arrivato per sollevare le sorti dei trasporti in Sicilia a quattro mesi scarsi (e a due mesi, sì e no, di lavoro effettivo) dalla fine della legislatura, è rimasta incagliata a metà strada tra la dimensione del “politico” e del “tecnico”, Carmencita Mangano. L’assessore alla Famiglia giunta dopo le dimissioni di Gianluca Micciché e indicata dai Centristi di D’Alia. “Macché”, sembra aver detto la Mangano quando i moderati hanno deciso – al culmine della polemica Crocetta-Pistorio – di uscire dalla giunta, “io sono un tecnico”. E così, sono tutti lì. Senza padri e padroni. Senza nessuno che li abbia segnalati in giunta. Con alle spalle partiti che hanno già archiviato l’esperienza Crocetta. E che anzi sono impegnati a far dimenticare di essere mai passati da Palazzo d’Orleans.

I più impegnati di tutti, per ovvie ragioni, sono i renziani del Pd. Una “categoria” che recentemente - visti, forse, i risultati dal referendum in poi - viene rivendicata con meno forza rispetto al recente passato. Ma rappresentano, questi, tra renziani “puri” e para-renziani, almeno un terzo, se non metà della giunta. Alessandro Baccei e Baldo Gucciardi, Vania Contrafatto e Anthony Barbagallo (quest'ultimo rappresentante dell'AreaDem di Lupo), ad esempio, sono dalla parte di Crocetta? Forse per capirlo bisognerebbe rivedere le parole del presidente del Pd, il “faraoniano” (quindi renziano) Giuseppe Bruno: “Occorre avviare un percorso di assoluta discontinuità con il passato”. Discontinui da se stessi, gli assessori. Oltre Crocetta, ovviamente. Ma tutti ben saldi sulle poltrone della giunta.