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Ispettori Osce per le Regionali?
Minniti dice no ai 5 Stelle


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La risposta al question time alla Camera. E la replica dei grillini.


PALERMO - L'Osce non ci sarà. Se mai sul punto ci fossero stati dubbi, il il governo Gentiloni li ha sgombrati. È stato il ministro dell'Interno Marco Minniti, intervenendo al question time alla Camera, a rispondere picche alla richiesta del Movimento 5 Stelle. "La potestà legislativa della Regione Sicilia differisce da quella delle Regioni ordinarie. La Regione siciliana dispone quindi in autonomia all'organizzazione delle elezioni, tuttavia il regolamento della Regione prevede strumenti per escludere dalla competizione elettorale di soggetti che non possono ritenersi degni di rappresentare la sovranità". Insomma, la Sicilia non è uno Stato e l'Ocse quindi non può vigilare sulle elezioni, come richiesto dai grillini. "L'Osce interviene con i suoi osservatori per elezioni che riguardano un intero Paese o gran parte di essa e non una sola Regione, in Italia è avvenuto nel 2013", spiega. "I prefetti hanno inoltre dato già affermato che stanno monitorando", ha aggiunto.

"Il ministro Marco Minniti ha fatto spallucce, sostenendo che gli osservatori Osce non vengono inviati per elezioni locali ma solo per quelle a carattere generale, che siano, quindi, parlamentari o presidenziali. Al ministro però ha risposto il nostro Alessandro Di Battista e l'ha inchiodato alle sue 'balle': gli osservatori Osce, infatti, sono stati inviati in Albania e in Ucraina per le amministrative del 2015". Lo scrive, in un post sul blog di Beppe Grillo, il candidato alla presidenza della Sicilia Giancarlo Cancelleri. "Dunque, prendiamo atto che al Governo non interessa nulla del regolare svolgimento delle elezioni in Sicilia, nonostante le terrificanti premesse che abbiamo illustrato e che denunciamo da giorni. Ai siciliani non resta che un'unica possibilità per difendersi dal voto controllato e dall'indifferenza del Governo italiano e non lasciare la Sicilia da sola con gli impresentabili di sempre. Bisogna andare a votare in massa e scegliere chi ha le mani libere per portare la Sicilia nel futuro: il M5S", attacca il blog.

"È il momento di destarsi. Siciliani, il 5 novembre avete una grande occasione di riscatto. Mandiamo a casa i nostri aguzzini politici e iniziamo la rimonta di una regione che sta precipitando. Non lasciamo la Sicilia da sola con gli impresentabili: andate a votare in massa e scegliete il futuro!". E' questo l'appello lanciata via Facebook dal candidato premier M5S Luigi Di Maio in vista del voto in Sicilia del 5 novembre. "Vi voglio bene e ve lo dico da Campano (regione subito dopo la vostra per indici negativi): essere disoccupati non è una buona scusa per cedere al voto di scambio. Avere un figlio senza lavoro non è un buon motivo per dire "votiamo tutti l'onorevole perché mi ha promesso che lo sistema". Avere avuto un favore perché non potevate vantare un diritto in ospedale per un vostro caro, non è un buon motivo per svendersi il diritto al voto", scrive Di Maio che aggiunge: "Sicilia, ti voglio bene ma adesso svegliati!".

"Negli ultimi due mesi e mezzo ho passato la maggior parte del mio tempo in Sicilia. Me ne sono innamorato. Ho percorso almeno 7000 km insieme a Giancarlo Cancelleri e ho incontrato i cittadini di almeno 150 comuni. Ho conosciuto migliaia di persone e l'ho girata veramente tutta, per farci conoscere e raccontare il nostro programma", scrive Di Maio su facebook. E il capo politico del Movimento aggiunge: "I Siciliani sono un popolo di un ottimismo inossidabile e una accoglienza ineguagliabile, ma anche un popolo che non ha saputo riconoscere i suoi aguzzini politici riconsegnandogli incautamente per decenni la loro Regione e il suo Statuto speciale, vera arma usata contro di loro". In Sicilia, "in ogni dove c'è uno spettacolo da ammirare e per cui restare incantati. Ma mentre ne resto incantato, mi chiedo pure come sia possibile che sia l'ultima regione per occupazione giovanile, la prima per rischio povertà, l'ultima per tasse riscosse e da sola non mette insieme i turisti della città di Rimini. La colpa è sicuramente della politica che ha usato quella Regione come un bancomat, ma la responsabilità è anche di chi ha scelto quella classe dirigente per troppo tempo. Non punto il dito contro nessuno. Tutti facciamo errori. In primis io. Ma adesso è il momento di rialzarsi e soprattutto smetterla con le scuse", sottolinea.