Così la mafia nacque al ristorante | Nuovi capi e "scontenti" al summit - Live Sicilia

Così la mafia nacque al ristorante | Nuovi capi e “scontenti” al summit

Giuseppe Greco e Salvatore Profeta

Il retroscena del vertice in cui furono ratificate le nomine del clan di Santa Maria di Gesù.

PALERMO – “… domani… ce ne saranno che ci devono restare male… ce ne saranno scontenti”, diceva l’anziano boss Salvatore Profeta. La conversazione intercettata è del 9 settembre 2015, alla vigilia del summit in cui furono ratificate le cariche del mandamento di Santa Maria di Gesù.

In tanti, aggiungeva Profeta, “si immaginavano che gli si dava qualche… qualche carica… “. Fra gli scontenti non c’era certo Giuseppe Greco che del mandamento sarebbe stato nominato reggente: “… per Pino… non… tanto assai no… perché già è… è scontato”. L’anziano boss ne discuteva col genero Francesco Pedalino.

L’Inchiesta dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Palermo, coordinata dai procuratori aggiunti Salvatore De Luca,  Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Dario Scaletta, ricostruisce le elezioni di Cosa nostra. Nel mandamento mafioso erano fedeli alle tradizioni. Certo erano lontani i giorni delle grandi adunate agli ordini del padrino Stefano Bontade, principe di Villagrazia. “Se lui diceva… u scieccu vola… nuavutri ci calavamu a tiesta… Si vieru ca u scieccu vola”, diceva Profeta che sulle ‘elezioni’ spiegava: “All’epoca si facevano mi pare… ogni cinque anni… ma sempre Stefano Bontade acchianava… ”. 

Tre nomine dei nuovi organigrammi, in particolare, avrebbero creato malumori: “Natale… Tanuzzu e tu…”, identificati in Natale Gambino, Gaetano Messina e Francesco Pedalino. Così come non sarebbe stata gradita la scelta di affidare la carica di capo decina a Mario Taormina da parte di Salvatore Gregoli e dei due omonimi Cosimo Vernengo.

E venne il giorno in cui, il 10 settembre 2015, almeno undici uomini d’onore si diedero appuntamento al ristorante Villa Albanese per formalizzare le cariche. Erano presenti Pino Greco (capo famiglia), Natale Giuseppe Gambino (sottocapo), Gaetano Messina (consigliere), Francesco Pedalino (capo decina), Mario Taormina (capo decina), Antonino Profeta (rappresentante di Greco), Giuseppe Contorno, Salvatore Gregoli, Salvatore Lo Iacono, e i due omonimi Cosimo Vernengo.

Salvatore Profeta, una volta che si era scrollato di dosso l’accusa di avere partecipato alla strage di via D’Amelio – è uno degli ergastolani scarcerati quando sono state smentite le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino – decise di restare fuori dalle cariche formali. Era il grande vecchio a cui rivolgersi per ogni esigenza.

A Villa Albanese arrivarono alla spicciolata. Fra le 13:00 e le 13:30 del 10 settembre di due anni fa c’era una telecamera piazzata dai carabinieri del Reparto operativo speciale guidati dal colonnello Lucio Arcidiacono all’esterno della struttura. Due ore dopo le macchine con a bordo i boss facevano il percorso inverso e si allontanavano dal ristorante. Greco e Gregoli a bordo di una Toyota Yaris, Gambino e Salvatore Profeta con una Opel Agila; Pedalino, Contorno ed Antonino Profeta tutti e tre a bordo di una Fiat Panda. La nuova Cosa nostra era stata disegnata. Dal 2015 a oggi è stata azzerata dai carabinieri.


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