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Il governo che verrà

Musumeci è già l’anti-Crocetta
Inglese prima accetta, poi rifiuta


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Ore decisive per il nuovo governo. Rispetto a 5 anni fa, meno vip e più professionisti. Poche sorprese, ma c’è aria di restaurazione.


PALERMO -
Aggiornamento. Il docente universitario Paolo Inglese, proposto da Forza Italia e in particolare dal commissario regionale Gianfranco Micciché al neo governatore Nello Musumeci per guidare l'assessorato all'Agricoltura, ha deciso di rifiutare l'incarico in giunta.

Se diventerà bellissima o se succederà il contrario, solo il tempo potrà dirlo. Di sicuro c’è che il primo governo di Nello Musumeci sarà assai diverso dalla prima giunta di Rosario Crocetta. Meno donne e più politici, meno star e più “professionisti”. Queste le differenze sostanziali tra l’avvio della scorsa e l’inizio di questa legislatura che sta vivendo momenti molto importanti. Proprio in queste ore si incontreranno gli uomini di Forza Italia, a Palazzo dei Normanni. Verranno sciolti così gli ultimi nodi in vista del varo dell’esecutivo di centrodestra che potrebbe vedere la luce nel corso di questa settimana. Molti giorni prima, quindi, della prima seduta dell’Ars considerata anche quella, a suo modo, uno spartiacque: l’esito, qualunque esso sia, non potrà comunque non avere ripercussioni sul freschissimo governo.

Un governo, dicevamo, nato nel segno della discontinuità rispetto al governo Crocetta, come ha detto a più riprese lo stesso Musumeci. E qualche segno di differenza è evidentissimo. A cominciare dalle cosiddette “quote rosa”. Nel 2012 Crocetta propose ai siciliani una giunta per metà composta da donne: ne facevano parte Nelli Scilabra, Linda Vancheri, Mariella Lo Bello, Ester Bonafede, Patrizia Valenti e anche – ma rimarrà nel governo appena cinque giorni – Francesca Basilicio D’Amelio. Stando alle caselle già quasi certamente riempite, invece, nella giunta di Musumeci le donne  avranno molto meno spazio. Quasi certamente ci sarà Bernadette Grasso. E potrebbe essere l’unica, visto che appare sempre meno probabile la presenza nell'esecutivo di Margherita La Rocca Ruvolo. Per il resto, solo uomini.

Un fatto che potrebbe apparire marginale. Ma le differenze con la giunta del 2012 non si fermano qui. Anzi. C’è proprio un cambio di approccio nel governo Musumeci. Difficile dire se questo rappresenterà un bene o un male per i siciliani. Il nuovo governatore infatti sembra puntare a una squadra affidabile sul piano almeno dell’esperienza. Gaetano Armao, Roberto Lagalla e Mimmo Turano l’assessore lo hanno già fatto con Cuffaro e Lombardo. Anche se nelle ultime ore, le quotazioni per l'ingresso in giunta del deputato trapanese sono calate bruscamente. Marco Falcone e Toto Cordaro nell'ultima legislatura sono stati capigruppo delle loro forze politiche.

Un identikit assai diverso a quello di Scilabra e Vancheri, che mai prima del 2012 avevano avuto incarichi di governo, ad esempio. Ma anche a quello di Franco Battiato e Antonino Zichichi. Nella giunta che verrà, insomma, c’è poco spazio per la “fantasia”. Se si esclude il grado di imprevedibilità che potrà essere garantito da Vittorio Sgarbi, assessore già in scadenza. "Resterà due o tre mesi" ha detto Musumeci.

Ovviamente, ogni medaglia ha due facce. E così, se la giunta di Crocetta, fatta anche di fedelissimi e giovani ha potuto scontare in qualche caso proprio la mancanza di abitudine a certe pressioni e a certi ruoli (basti pensare ai motivi per cui andranno presto via l’artista e lo scienziato), Musumeci dovrà affrontarne altri di problemi, come quelli legati alle dinamiche tutte interne ai partiti, protagonisti fin dal giorno del lancio della sua candidatura. Senza contare l’elemento in più, rappresentato in questo caso dalla già lunga sfilza di indagati che stanno costringendo il governatore a un dribbling tra i casi giudiziari, nella formazione della nuova giunta.

Mancheranno poi, due figure paragonabili a quelle di Lucia Borsellino e Nicolò Marino. La prima, infatti, rappresentò forse più dello stesso Crocetta il simbolo di una speranza vera di cambiamento, poi offuscata non solo dai disastri del governo che è andato via, ma anche dal polemico addio alla giunta della figlia del giudice Paolo. Marino, invece, ha proseguito una tendenza in realtà avviata da Raffaele Lombardo (e in maniera meno massiccia da Cuffaro, con Agata Consoli): quella di piazzare magistrati o uomini “di legge” in settori delicati come era quello dell’Energia (una tendenza confermata fino a fine legislatura, chiusa in quell’assessorato da un altro magistrato come Vania Contrafatto). Un po’ come era accaduto, dicevamo, con Lombardo, che chiamò in giunta i vari Giosuè Marino, Caterina Chinnici, Massimo Russo. Non c’è traccia di giudici nella giunta tutta (o quasi) politica di Musumeci.

E nessun “colpo di teatro”, stavolta. Nessun palco, più o meno metaforico, sul quale far salire star utili a oliare la rivoluzione, ma ecco quelli che qualcuno definirebbe “professionisti della politica”. Che sia un bene o un male, si vedrà. Certamente, la giunta di Musumeci, almeno stando ai nomi che finora vengono considerati certi o quasi, non sembra portare particolare elementi di novità. Anzi. Se la rivoluzione di Crocetta è miseramente fallita tra flop e annunci, nel mare tempestoso di una legislatura che ha visto passare cinquanta assessori, resta da capire se alla fine, quella di centrodestra somiglierà più a una restaurazione. E certamente alcuni segnali, dai politici d’esperienza che si muovono in diversi ruoli e con varie aspirazioni attorno a Musumeci, passando per gli assessori che lo furono già nei governi che - stando alle stesse parole del nuovo governatore - non hanno certamente lasciato una Sicilia in buona salute, lasciano pensare proprio a un ritorno al passato. E oltre ai componenti della giunta, si diceva, ecco anche un insieme di facce e di storie che affondando negli anni vincenti di Berlusconi e Cuffaro, di Berlusconi e Lombardo. Qualche segnale di novità si può scorgere nei nomi di di Ruggero Razza e di Sandro Pappalardo, anche se la nomina in giunta di quest'ultimo è tutto fuorché certa, in queste ore.

Non è bastato, sabato, il vertice di Scillato, insomma per sgombrare ogni dubbio. Qualcosa di più si saprà forse già nelle prossime ore: quando Forza Italia riunirà i suoi big siciliani per arrivare a una rosa di nomi definitiva. Al momento, quelli certi di entrare in giunta sembrano appunto Armao, Falcone e quasi certamente Grasso, potrebbe poi arrivare un tecnico da Siracusa, in volata col trapanese Giuseppe Guaiana. Stesso discorso per gli altri partiti, che dovranno cercare una sintesi fra le diverse anime. Vale per l'Udc, dove Lorenzo Cesa vorrebbe indicare un nome per la Sicilia occidentale (e potrebbe essere scelto da Ester Bonafede) e per la Sicilia orientale, vale per i Popolari e autonomisti dove Raffaele Lombardo punta a inserire un assessore (Mariella Ippolito) che rompa la coppia finora data per certa dei palermitani Cordaro e Lagalla, e vale anche per gli uomini di Fratelli d'Italia-Noi con Salvini, divisi non solo all'interno del partito della Meloni tra Pappalardo e Giampiero Cannella, ma anche tra gli uomini di Fdl e i salviniani che chiedono un assessore della loro area (Angelo Attaguile?). Bisognerà poi chiarire se la Sanità sarà davvero messa nelle mani di Ruggero Razza (fedelissimo di Musumeci). Intanto, si parla già del sostituto di uno degli assessori: al posto di Sgarbi, potrebbe arrivare Alessandro Aricò. Via l'unico vip, dentro un altro politico. Prima ancora che la giunta veda la luce, si pensa già a come sostituirne un pezzo.