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Il disegno di legge

'L'operazione Husky' e la guerra
Ecco le vere urgenze dell'Ars


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Rifiuti, esercizio provvisorio, emergenze. Ma l'Ars si concentra su un ddl di portata "storica"


Che non si dica mai più che l'Ars – la nostra gloriosa Assemblea regionale siciliana – sia un sentiero lastricato di nullafacenza, un binario morto della politica, per cui tutto quello che arriva - per un destino cinico e baro - giace lì, per un tempo indefinito.

Certo, ci sono dei segnali non propriamente incoraggianti: uno stillicidio di sedute, inframezzato da larghi vuoti. L'esercizio provvisorio. L'emergenza rifiuti. Le tragedie sociali, etc etc... Argomenti spinosissimi che sembra (sembra, eh) vengano accolti dai placidi onorevoli di ogni era – la dote sempiterna dell'Ars è la pazienza – con una moderazione che è un'epistola morale sul valore della temperanza.

Ma non sempre la lentezza è il crisma di quei luoghi. Si dà, per esempio, il caso di un disegno di legge, firmatario l'onorevole Antonhy Barbagallo, dal titolo che è già un programma: “Norme per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale dei siti legati alla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia nel 75° anniversario dell'Operazione Husky”. L'Aula ha approvato, in questi giorni, la procedura d'urgenza per il suddetto ddl. La procedura di urgenza – per spiegarsi – prevede che i tempi di discussione siano dimezzati rispetto al solito. Una brusca accelerazione su temi importanti.

Effettivamente, si tratta di un meritorio recupero della memoria, affinché il canovaccio di un dolore passato non finisca nell'abisso di tutti gli oblii. Tuttavia, qualche populista e impertinente di passaggio potrebbe anche malignare: che bisogno c'era di tanta fretta? La seconda guerra mondiale è finita da un po', perché l'imprimatur dello scivolo parlamentare? C'erano malintenzionati desiderosi di razziare il razziabile e c'era l'esigenza di sbrigarsi, prima che sparisse un altro cannone? Più urgente di tante altre urgentissime urgenze? Perché?

Come si legge nelle finalità: “Al fine di sostenere la crescita di una cultura della pace e della pacifica convivenza tra i popoli, la Regione promuove la valorizzazione e la conoscenza del patrimonio storico, riconoscendone il valore culturale, ambientale e paesaggistico, delle vestigia della Seconda guerra mondiale presenti sul proprio territorio, ricordando e onorando le vittime militari e civili di ogni schieramento e nazionalità”. Chi mai può essere il protervo, contrario alla pace tra i popoli?

Infatti, si legge ancora: “Con le iniziative previste dalla presente legge, nell'ambito delle proprie competenze, la Regione intende: a) ampliare la conoscenza e favorire la riflessione sui fatti storici della Seconda guerra mondiale avvenuti in Sicilia, soprattutto nel corso dell'estate del 1943, e sui risvolti economici e sociali attraverso lo svolgimento di studi, ricerche, attività educative e didattiche, eventi, progetti e manifestazioni anche transnazionali; b) incentivare forme di turismo culturale e di radice attento alla storia e alla memoria attraverso la gestione, la valorizzazione, la manutenzione delle opere commemorative esistenti, il monitoraggio, il restauro e la conservazione, la ricognizione, la catalogazione, gli studi e le ricerche e l'eventuale creazione e collocazione di nuove, nonché di percorsi turisto- culturali, la gestione e la realizzazione di mostre permanenti, musei, musei all'aperto e interattivi ed eventi; c) la conoscenza dei fatti storici e del territorio siciliano, anche attraverso lo svolgimento di attività educative e didattiche e la promozione di parchi culturali tematici o di ecomusei”. Segue una lista sterminata di ottime intenzioni che meritano un plauso convinto.

Che non si dica mai più, dunque, che l'Ars – la nostra gloriosissima Assemblea regionale – sia il binario morto di tutti i binari morti. Non è vero, perché le urgenze si affrontano quando sono urgentissime. Ma faccende più urgenti della seconda guerra mondiale non ce n'erano?, potrebbe - di nuovo, fastidiosamente - obiettare qualcuno acquattato nell'ombra. Eccolo lì, il solito populista, nemico della pace e impertinente che non manca mai all'appello.