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Sala d'Ercole

L'irrequieta Ars senza maggioranza
Manovre in corso nel centrodestra


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La tensione in Forza Italia, le ambizioni leghiste, il risveglio autonomista: come può cambiare la geografia dell'Aula.


PALERMO - "Quale maggioranza? Noi la maggioranza non ce l'abbiamo". Una settimana fa Nello Musumeci in conferenza stampa ha sintetizzato così la situazione dell'Ars rispondendo ai cronisti. Pochi giorni dopo, a riprova, il centrodestra è andato sotto quando i “ribelli” di Forza Italia hanno affossato il disegno di legge firmato Luigi Genovese sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a tremila abitanti .

Con una sessione di bilancio alle porte, la situazione di Sala d'Ercole non è la più rassicurante per Musumeci. E complici anche i capovolgimenti dello scenario politico nazionale, c'è da aspettarsi che la geografia della nuova Assemblea regionale possa mutare nei prossimi mesi, se non già nelle prossime settimane.

I segnali di insofferenza attraversano le varie anime della coalizione. E con il rimescolamento di carte che potrebbe maturare a Roma non è da escludersi che anche in Sicilia, proprio come nella precedente legislatura, la geografia dei gruppi parlamentari possa mutare.

C'è anzitutto il problema in casa Forza Italia. Quattro deputati regionali si muovono ormai come un corpo a sé stante rispetto al gruppo presieduto da Giuseppe Milazzo. Sono Marianna Caronia, Rosanna Cannata, Tommaso Calderone e Riccardo Gallo, da un pezzo in aperta rottura con il leader forzista Gianfranco Miccichè. Proprio oggi è stata convocata un'altra riunione del gruppo dei berlusconiani per martedì prossimo a mezzogiorno. I toni dello scontro interno nel partito sono accesi. Al momento i ribelli proseguono la loro battaglia dentro il partito. Ma se la corda si tirerà troppo nessuno può escludere che prima o poi si spezzi. E a quel punto, il plotoncino di quattro deputati – se i quattro resteranno uniti – farebbe gola a tanti per costruirvi attorno un nuovo gruppo a Sala d'Ercole.

Malpancisti, insoddisfatti e separati in casa non mancano. Vincenzo Figuccia dell'Udc, ad esempio, ha manifestato segnali di irrequietezza. Al momento, i rapporti col suo partito sono buoni, dice lui: “ Ho sentito Cesa in questi giorni e ci sono tanti punti di convergenza. Come il contrasto alle cause delle povertà”. Il deputato palermitano, dimessosi dal governo regionale a tempo di record, però guarda con molto interesse a quello che accade dalle parti di Forza Italia e tiene un filo diretto con Marianna Caronia. “Il sistema dei partiti è imploso – dice Figuccia -. Perché alla fine c'è questa spinta verso il Movimento 5 Stelle? Basta guardare la cartina con la parte gialla dei 5 Stelle che ricorda il Regno delle due Sicilie. Le persone cercano di aggrapparsi a una speranza. Il malessere nei gruppi parlamentari c'è perché non esistono i partiti”. E allora la parola d'ordine è sicilianismo. “Bisogna intestarsi battaglie su temi di carattere economico – spiega Figuccia -. Io per esempio mi sto battendo sul tema dell'insularità. Su trasporti e mobilità noi siciliani abbiamo una situazione di disagio che va riconosciuta”.

Temi che riportano a quell'autonomismo che fu bandiera dell'Mpa di Raffaele Lombardo. Dove militarono sia Figuccia sia Caronia. Che al riguardo commenta:“Sui temi dell'autonoma io mi ci ritrovo, sono sempre attuali. Ma questa è una mia personale visione”. In quel Mpa militò anche Cateno De Luca, oggi deputato senza partito, al gruppo misto. Repubblica oggi racconta d un suo possibile avvicinamento alla Lega, che all'Ars ha un uomo solo, Tony Rizzotto, guarda caso un altro ex Mpa. Dopo l'exploit delle Politiche, il Carroccio ha chiesto attenzione a Musumeci, che ha lasciato fuori i salviniani dal governo. Un reclamo che si rafforzerebbe se all'Ars prendesse corpo un gruppo leghista. Va tenuto d'occhio anche il gruppo dei Popolari-Autonomisti, che per le Regionali seppellirono antichi screzi marciando compatti ma sulla cui convivenza (tra l'anima popolare e quella lombardiana) non tutti scommettono dalle parti della maggioranza.

La prima occasione di sperimentare movimenti in Aula potrebbe darla un mini-rimpasto se, come sembra, Vittorio Sgarbi lascerà la giunta per dedicarsi alla sua attività di parlamentare nazionale. Aspirerebbe a entrare in squadra Alessandro Aricò di Diventerà Bellissima, ma la poltrona è di Forza Italia. La Lega come detto cercherà di rientrare in partita. E probabilmente chiederà l'Agricoltura. In quel caso si potrebbero rimescolare le carte con una delle cinque poltrone assessoriali dei centristi in bilico dopo il brutto risultato delle Politiche. Per venire incontro agli appetiti dei partiti ci sono sempre i posti di sottogoverno ancora da spartire e anche qualche poltrona residua all'Ars come quella, prestigiosa, di presidente della commissione Antimafia. I giochi si faranno a breve. Di certo al momento c'è solo che la maggioranza non c'è.