Gennuso, le elezioni, gli altri politici |Tutte le intercettazioni del clan - Live Sicilia

Gennuso, le elezioni, gli altri politici |Tutte le intercettazioni del clan

I giorni caldi, per la mafia, delle elezioni regionali. Le conversazioni integrali.

LE CARTE DELLA PROCURA
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SIRACUSA – Estorsioni, bische clandestine, traffico di droga, omicidi e voti. Il clan si finanziava così. Voti venduti, alle elezioni. Voti a 50 euro, “30 li spendi e venti li conservi”, dicevano gli uomini ritenuti affiliati al clan Trigilia – Crapula, egemone in provincia di Siracusa. Le microspie dei carabinieri riescono a entrare nel telefono di uno degli uomini del clan e, in diretta, documentano la strategia elettorale della mafia alle elezioni regionali.

L’ACCORDO – Il giorno da segnare è il 13 ottobre del 2017, Francesco Giamblanco, genero del pregiudicato Michele Crapula, esce in bicicletta. Con lui ci sono gli “amici” Massimo Rubino e Filadelfio Buscemi, tutti nel mirino degli inquirenti. Nel telefono di Giamblanco è stato installato il virus per ascoltare le conversazioni ambientali. Gli indagati parlano dell’intenzione di “appoggiare” Pippo Gennuso, “evitando di manifestare apertamente il loro appoggio – scrivono gli inquirenti – come Clan Crapula per non bruciarlo, come accaduto al loro candidato alle precedenti elezioni comunali”.

Massimo Rubino, noto anche nell’ambiente ciclistico, si ripropone di fare da tramite con Gennuso, chiedendo: “Con le votazioni come siamo combinati? Io me lo sono…già andato accavallari”. In pratica, avrebbe già raggiunto un accordo con il politico, secondo la ricostruzione degli inquirenti. Giamblanco a questo punto chiede esattamente chi votare, Rubino non ha dubbi, “Pippo Gennuso”, ma Buscemi pensa anche a soluzioni “alternative”. “Tu – esordisce Giamblanco – mi devi dire ora a chi dobbiamo consumare…tu dimmi a chi dobbiamo consumare?”. “Che lo bruciamo”, aggiunge Buscemi. Rubino: “L’unico che qua può fare tutto quello che è…è Pippo Gennuso”. Buscemi, però, come sottolineano gli inquirenti, pensa a una possibile alternativa: “Diamoci il voto a Cancelleri e lo bruci…cinque stelle”. Gli inquirenti, però, non spiegano cosa voglia dire “bruciare”, ipotizzano soltanto che il clan pensi a sostenere, in alternativa, Cancelleri, ma potrebbe essere un tentativo di danneggiarlo, sostenendolo pubblicamente.

I CONTI – Il clan batte cassa. Sul piatto c’è un pacchetto di voti, 400-500 voti. Buscemi ipotizza che 30 euro sono troppo pochi, Rubino obietta che Gennuso assicura 50 euro a persona e li invita a sincerarsi di persona e “lasciare perdere altri candidati non affidabili”. “Con 30 euro – dice Buscemi – non ci vanno tutta la famiglia”, ma Rubino svela altri particolari: “Noialtri stiamo facendo la base…che lo sai come la stiamo facendo? Cinquanta euro, no a famiglia, quanti sono, cinquanta euro, lui sta uscendo, la base nostra è cinquanta euro a persona”.

Buscemi: “Trenta euro li spendi e venti li conservi, in 500 voti, diecimila vedi che sono sarbati (conservati ndr)”. Rubino vuole passare dalle parole ai fatti, e spiega come: “Io ve li faccio, venite con me a piazza Adda, dal ragioniere del Bingo, dove c’ha questo qua tutta la sede, ve lo presento, prima vi faccio presentare ai suoi figli e poi a lui, e vi faccio vedere, ma no a chiacchiere che ancora vi mettete a giocare qua con la sorella di Cannata, con questo curnutu di merda e bastardo, e gliel’ho detto e gliel’ho detto Enrico là, nella cosa…chissu manco na telefonata e manco una mangiata…doveva fare una mangiata…io ti sto dicendo, come là ci sono i migliori mafiosi del mondo, i migliori politici”.

L’onorevole, cioè Gennuso, non si impressionerebbe per i costi: “Onorevole – dice Rubino parlando con gli amici del clan – qua vedete che ci sono, se vi dice dieci sono dieci, a lui gli interessa questo, non si spaventa dei soldi, gli interessa che di dieci gliene porti nove, otto”. E Buscemi si scalda: “Noialtri anche un paese di carte gli riempiamo, il paese di Avola solo fotografie sue trova”.

“VOTI NOSTRI”. Giamblanco ricorda l’efficacia del clan Crapula alle elezioni comunali, quando avevano sostenuto, anche se in modo cauto, “il candidato Guastella – scrivono i magistrati – il quale alla prima candidatura era stato eletto”: “A Turi Guastella quanti gliene abbiamo raccolto voti…e mi sono stato manzo che io mi spaventavo”. Il sostegno del clan, in quell’occasione, era stato pubblicizzato nel corso della campagna elettorale proprio da Cristian Crapula, figlio del boss Michele, addirittura su Facebook, con questo post: “Io spero che tutti quelli che si reputino AMICI non ci voltino le spalle. Perché poi quando avete di bisogno ve li volto io ed io le spalle ce l’ho belle larghe, che mi sembrano il muro di Berlino!!!”.

I SOLDI – Il 19 ottobre viene registrata un’altra conversazione tra Giamblanco, Rubino e altri soggetti non identificati. Rubino si rifiuta di appoggiare altri candidati (“con Edy Bandiera…ma levati!”), ma conferma che l’accordo con i Crapula era di 10mila euro: “Diecimila euro gli stiamo dando, ci sputi…ci sputi…diecimila euro ci sputi…”. Il pacchetto di voti garantito sale da 500 a 2.000(“Noialtri duemila voti già li abbiamo…non mi interessa”.

LA CENA – Giamblanco passa alla fase organizzativa: “Gli hai telefonato allo zio Pippo? Massimo…gli devi dire che ci deve sistemare il Tivoli, glielo dobbiamo dire che ci deve sistemare il Tivoli per tutti i ciclisti, vogliamo lo sponsor”. Rubino organizza una cena per Pippo Gennuso, la data è il 26 ottobre, a meno di un mese dal voto. Quando il clan aveva già deciso chi sostenere. E poi ci sono le magliette, “lo consumiamo a Gennuso, facciamo i completini Gennuso – Crapula, lo bruciamo, vai, almeno ci difende lui, vai vai. All’improvviso uno dei presenti fa il nome di Pippo Gianni, noto politico siracusano. Ma i presenti si ribellano: “Di nuovo sto Pippo Gianni? Chi cazzo è Pippo Gianni?”. “Lo vedi là? Là! Zu Pippo”. E Giamblanco conferma: “Lo chiamiamo, lo chiamiamo, il santo nostro, Pippo Gennuso…la famiglia Crapula, Zu’ Pippo”.


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