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PALERMO

Dalle Olimpiadi al processo
La velista rinviata a giudizio


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Larysa Moskalenko

Sotto accusa per sequestro di persona anche un norvegese, uno skipper e un tassista.

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PALERMO - Dalla medaglia di bronzo nella vela alle Olimpiadi di Seul 1988 al processo per una brutta storia di bambini sequestrati. Larysa Moskalenko è stata rinviata a giudizio assieme al norvegese Maartin Vage, al palermitano Luigi Cannistraro e al mazarese Antonino Barazza. Sebastiano Calabrese, originario di Reggio Calabria, ha scelto di essere giudicato in abbreviato.

Moskalenko avrebbe fornito appoggio logistico e mezzi ad un'organizzazione internazionale che avrebbe rapito bambini contesi fra coppie di genitori separati. Laddove i tribunali e la burocrazia tardavano a fare il loro corso lì avrebbe trovato terreno fertile l'organizzazione.

La Sicilia era una terra di passaggio per i piccoli che sarebbero stati rapiti nel Maghreb, trasportati in barca e trasferiti nei paesi scandivani dove c'erano genitori disposti a pagare grosse somme di denaro pur di riabbracciare i propri figli. Vage spiegò che veniva fatto tutto alla luce del sole. L'organizzazione operava, si sono difesi gli indagati, con tanto di autorizzazione da parte dei paesi di origine dei clienti che ad essa si rivolgevano. Era in possesso di salvacondotti riconosciuti da autorità politiche e di polizia internazionali. Di avviso opposto il pubblico ministero Calogero Ferrara.

Barazza e Calabrese erano gli skipper delle imbarcazioni su cui viaggiavano i bambini. Infine c'è Cannizzaro, autista di Vage, per il quale però davanti al Riesame le accuse erano cadute.