Live Sicilia

L'ANALISI

Cinquestelle: se uno non vale uno
Sicilia, il doppio binario del voto


candidati m5s, eletti elezioni amministrative, elezioni amministrative, elezioni amministrative in sicilia, elezioni comunali sicilia, elezioni comunali sicilia m5s, elezioni m5s, governo m5s lega, i sindaci eletti in sicilia, movimento cinque stelle, movimento cinque stelle elezioni, sindaci m5s

Dopo il clamoroso successo delle Politiche, il tonfo delle Comunali. Perché il Movimento che governa l'Italia ha perso nelle città dell’Isola.


PALERMO - Uno non vale uno. Almeno non sempre. Almeno non questa volta. E così, la chiara sconfitta del
Movimento cinque stelle alle amministrative siciliane può essere raccontata anche così. Partendo, appunto, dal dato generale, complessivo, prima ancora di addentrarsi nei dettagli. I grillini, in occasione delle Comunali, nonostante i “distinguo” di qualche big locale, hanno perso. In maniera evidentissima, riuscendo a centrare, tra i Comuni maggiori, il ballottaggio solo in quello nel quale vantavano un sindaco uscente. Praticamente inesistenti, i Cinquestelle, a Catania e a Trapani dove già l’esito è definitivo, e altrettanto ininfluenti a Ragusa e Messina, dove hanno lasciato il passo a ex assessori di Crocetta, a vice dei sindaci uscenti, a esponenti del mondo universitario e persino a qualcuno che il Movimento ha già in passato bollato come impresentabile. Insomma, alla fine di questa tornata il M5s rischia di far segnare un passo indietro: se non vincerà a Ragusa, perderà anche l’unico capoluogo attualmente nelle sue mani.

Eppure, la sbornia delle Politiche è recentissima, e solo da poco probabilmente smaltita, grazie alla nascita di un governo “gialloverde” che non ha portato granché alla causa degli amministratori locali grillini. Il 4 marzo in Sicilia il Movimento cinque stelle riuscì a toccare nell’Isola vette incredibili, attorno al 50 per cento. Adesso, che succede?

Si potrebbe andare per le brevi: esistono due tipi di voto, in Sicilia come altrove. Un doppio binario su cui sfreccia il consenso elettorale. Una cosa, insomma, è votare per il Movimento cinque stelle, altra cosa, spesso, è votare per i suoi rappresentanti “in carne e ossa”. E così, il centrodestra stravince a Catania, il centrosinistra geneticamente modificato trionfa a Trapani, i moderati passano a Siracusa e Messina, lasciando il “cambiamento” nell’angolo. Hanno vinto, a guardar bene, politici che avevano già dimostrato capacità di creare e ottenere consenso. Ai due estremi dell’Isola e ai due poli della geografia politica, Salvo Pogliese e Giacomo Tranchida possono comunque vantare una storia di elezioni vinte davvero. Il primo, da deputato regionale tra i più votati, europarlamentare e adesso sindaco, sempre con un ‘bacino’ di voti molto ricco. Il secondo è già stato sindaco due volte e altrove, a riprova che le elezioni le sa vincere, ed è arrivato a una manciata di voti, in occasione delle ultime Regionali, da Baldo Gucciardi in quei giorni assessore alla Sanità in carica.

I candidati grillini, così, sono stati spazzati via dall’esito delle urne. Del resto, qui non si votava per Di Maio e Di Battista, per Grillo o Casaleggio. Si votava per le facce e i nomi che avrebbero dovuto affermare il principio dell’”uno vale uno”. Principio miseramente fallito. E, se in occasione delle elezioni politiche, questo giornale ha voluto sottolineare come quella valanga grillina non fosse il frutto di un voto ‘di protesta’ bensì di una legittima e convinta scelta politica, allo stesso modo oggi non si può derubricare tutto semplicemente come l’effetto del solito, inestirpabile voto clientelare. Per diverse ragioni che riconducono tutte a una questione di coerenza. Alle ultime elezioni Regionali, ad esempio, il Movimento cinque stelle si è affermato di gran lunga come il primo partito in Sicilia. Anche in quella tornata elettorale, però, la legge prevedeva il voto di preferenza, condizione essenziale affinché si innestasse appunto il voto più o meno di scambio. E così è stato in occasione di altri successi amministrativi, come quello del capoluogo Ragusa, o di cittadine importanti come Gela, Alcamo, Bagheria solo per fare alcuni esempi.

Il voto è clientelare se si perde e non lo è se si vince? In questa ipocrisia probabilmente non cadranno gli esponenti ormai politicamente più maturi del Movimento. Che in occasione sempre di quelle Regionali, però, hanno dovuto prendere atto della sconfitta del proprio candidato governatore: alla fine, comunque la si guardi, i siciliani hanno preferito Musumeci a Cancelleri (al di là di liste e partiti, l’elezione del governatore qui è diretta).

E così, si torna al principio. Se il voto è, per usare un'etichetta logora, “di opinione”, il Movimento fa il pieno. Se c’è da scegliere gli uomini, fatica. E fatica assai. Non a caso, la “cavalcata” delle Regionali fu accompagnata da un tour intenso e costante dei big Di Maio e Di Battista nell’Isola. Alla luce dei fatti, hanno probabilmente inciso più loro che gli stessi dirigenti siciliani del partito. Un fatto emerso in maniera chiara in queste Comunali, in occasione delle quali i “big” nazionali si sono limitati a brevi visite. Una contraddizione elettorale resa ancora più evidente dalla vicinanza temporale delle abbacinanti elezioni politiche dove il Movimento ha stravinto, conquistando tutti i collegi in Sicilia al grido dell’uno vale uno. Ma non è così. In quei collegi ha vinto il Movimento, i suoi leader nazionali, la sua narrazione. L’uno vale uno, insomma, può forse valere altrove, magari persino a Palazzo Chigi. Ma non funziona, o certamente non ha funzionato questa volta, sulle strade di Sicilia.